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AI POPULISTI STANNO SEMPRE SUL CAZZO I GIORNALISTI – COME BEPPE GRILLO, IL GENERALE VANNACCI FA LA SUA LISTA DI PROSCRIZIONI DEI CRONISTI NEMICI: PUCCIARELLI DI “REPUBBLICA” (CHE L’HA SCOPERTO E “LANCIATO”), FORMIGLI, RANUCCI, LERNER, CARMELO CARUSO E GIACOMO SALVINI, RONCONE, GRAMELLINI, SEVERGNINI – L’AFFONDO DI RONCONE: “A VANNACCI NON PIACE CHI INDAGA SUI FANTASMAGORICI FINANZIAMENTI CHE PIOVONO ADDOSSO AL SUO PARTITO, CHI ILLUSTRA L’EVIDENTE VICINANZA IDEOLOGICA CON I NAZISTOIDI TEDESCHI DI AFD, CHI SPIEGA COME E DOVE RECLUTA LE SUE TRUPPE, CHI LE DESCRIVE DICENDO CHE SONO TRANSFUGHI OPPORTUNISTI DEL CENTRODESTRA DI GOVERNO E NEOFASCISTI, EX MISSINI, SIMPATIZZANTI DI FORZA NUOVA E CASAPOUND”

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Estratto dell’articolo di Fabrizio Roncone per il “Corriere della Sera”

 

roberto vannacci assemblea costituente di futuro nazionale foto lapresse 8

Ingranaggi invisibili scatenano ricordi e sensazioni. La mente torna ai giorni in cui Beppe Grillo e i suoi grillini progettavano di inoculare nelle vene del Paese il terribile virus dell’Uno vale uno (ci sono riusciti, purtroppo) e di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno (hanno fallito, per fortuna).

 

Però noi cronisti andavamo a vedere da vicino, ad ascoltare soprattutto lui, il capocomico che un «vaffa» dietro l’altro era diventato capopopolo e prendevamo appunti, lo studiavamo, cercavamo di capirne la forza politica, la prospettiva politica, mentre lui si affacciava dalla terrazza dell’albergo, pure quello a 5 Stelle, con vista sul Foro Romano, fingeva di sputarci e poi scendeva e ci ringhiava in faccia che non eravamo nemmeno più giornalisti, ma solo «larve, vermi che strisciano, cadaveri che camminano, morti viventi...». Insultarci non gli sembrava mai abbastanza. Così scriveva sul suo sito i nostri nomi, pubblicava le nostre foto.

fabrizio roncone

 

Erano vere e proprie liste di proscrizione. […] sabato mattina, sul palco dell’Auditorium di via della Conciliazione, aprendo i lavori dell’assemblea costituente di Futuro nazionale, il generale Roberto Vannacci s’è comportato — certo un filo più sofisticato, più ambiguo — allo stesso modo.

 

Anche lui ha snocciolato i nomi dei giornalisti che reputa ostili solo perché hanno fatto […] il loro lavoro: seguendolo fin dalle sue prime mosse, raccontando la costruzione del personaggio di destra, di estrema destra, che nasce pubblicando un libro, Il mondo al contrario , un pamphlet che ondeggia tra omofobia, negazionismo e razzismo, e che poi riesce ad affascinare Matteo Salvini, forse un po’ lo intorta, forse però è anche Salvini che lo sfrutta, resta il fatto che il generale diventa addirittura vicesegretario della Lega utilizzandola come un tram, da cui scende quando sente maturo il tempo per fondare un partito tutto suo.

 

roberto vannacci assemblea costituente di futuro nazionale foto lapresse 12

I giornalisti, a Vannacci, scatenano insofferenza. Dietro quel sorriso pieno di denti, parla dei giornalisti con fastidio.

 

Non gli piace chi indaga sui fantasmagorici finanziamenti che piovono addosso al suo partito, chi illustra l’evidente vicinanza ideologica con i nazistoidi tedeschi di AfD, chi spiega come e dove recluta le sue truppe, chi le descrive dicendo che sono transfughi opportunisti del centrodestra di governo e neofascisti, ex missini, simpatizzanti di Forza Nuova e CasaPound, camerati orgogliosi d’essere camerati, pronti a emozionarsi quando lui, il generale, evoca la X della Decima, la sua adorata flottiglia, quelli che al comando di Junio Valerio Borghese aderirono alla Repubblica di Salò, per aiutare le Waffen-SS nei rastrellamenti e a torturare e a impiccare i partigiani.

 

CARMELO CARUSO

Nella caserma che ha in testa il generale, probabilmente, l’informazione democratica non è prevista. Così, con malcelata acrimonia, fingendo di ringraziarli, legge la lista dei giornalisti che non gli piacciono. Nell’elenco c’è Matteo Pucciarelli di Repubblica , che fu il primo a intercettare il suo agghiacciante libro, e poi ci sono Corrado Formigli, Sigfrido Ranucci e Gad Lerner, ci sono Carmelo Caruso e Giacomo Salvini, e poi c’è anche il Corriere, con Massimo Gramellini, Beppe Severgnini e il sottoscritto.

 

Letta la lista, ha quindi ordinato che tutti i rappresentanti dei mass media fossero stipati, come in punizione, nell’angusto androne di un ingresso secondario dell’Auditorium […]

Forse però non ci conosce ancora abbastanza. Perché tutti […].Abbiamo scritto i nostri articoli, mandato in onda i servizi, pure stavolta abbiamo raccontato ciò che avevamo visto e ascoltato. È sicuro, generale: ci troverà sempre al nostro posto. Noi, qui. Beppe Grillo, per dire, a casa.

corrado formigli piazzapulita massimo gramellini GIACOMO SALVINIGAD LERNERbeppe severgnini a otto e mezzo 1sigfrido ranucci (2)matteo pucciarelli