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COME A GAZA, ANCHE IN LIBANO ISRAELE FA COME CAZZO JE PARE – NEL CORSO DELLA SETTIMANA L'ESERCITO DELLO STATO EBRAICO HA INIZIATO A COLPIRE NON SOLO LE PRESUNTE INFRASTRUTTURE MILITARI DI HEZBOLLAH, MA ANCHE EDIFICI RESIDENZIALI E CIVILI: NON HA LASCIATO SCAMPO NEANCHE ALLE PERSONE SFOLLATE RIFUGIATE SUL LUNGOMARE DI BEIRUT – GLI SFOLLATI SI SONO MOLTIPLICATI ESPONENZIALMENTE FINO A SUPERARE IL MILIONE DI PERSONE. I MORTI SONO CENTINAIA, MIGLIAIA I FERITI. IL TUTTO NEL SILENZIO GENERALE DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE CHE, COME SEMPRE QUANDO SI TRATTA DELLE PORCATE DI NETANYAHU, FA FINTA DI NON VEDERE - E CASCHI BLU DELL'UNIFIL SONO STATI PRESI DI MIRA "DA GRUPPI ARMATI NON STATALI"
UNIFIL, CASCHI BLU ONU PRESI DI MIRA IN LIBANO
(ANSA-AFP) - I caschi blu dell'Onu sono stati presi di mira da colpi d'arma da fuoco "probabilmente da gruppi armati non statali". Lo fa sapere l'Unifil, la forza militare di interposizione dell'Onu in Libano. "Oggi, i caschi blu dell'Unifil sono stati bersagliati da colpi d'arma da fuoco, probabilmente da gruppi armati non statali, in tre diverse occasioni mentre effettuavano pattugliamenti intorno alle loro basi" nel Libano meridionale, ha affermato la forza, aggiungendo che "due pattuglie hanno risposto al fuoco per autodifesa e, dopo brevi scambi, hanno ripreso le loro attività programmate. Nessun soldato di pace è rimasto ferito".
Estratto dell'articolo di Agnese Ranaldi per www.editorialedomani.it
LIBANO - BOMBARDAMENTI ISRAELIANI SU BEIRUT
«Quando la guerra finirà vogliamo tornare alle nostre case, senza dubbio. Nessuno di noi l’ha lasciata lì pensando che fosse una cosa normale. Se Dio vuole torneremo presto, inshallah». La Makassed School del quartiere di Sabra si trova nella zona rossa della Dahieh, la periferia sud di Beirut presa di mira dai bombardamenti dall’aviazione israeliana in queste settimane. Ospita circa 1.200 persone rifugiate […] fuori lo scontro tra Hezbollah e Israele non trova tregua.
Nel corso di due settimane, come previsto da diverse ong e agenzie internazionali, gli sfollati si sono moltiplicati esponenzialmente fino a superare il milione di persone. I morti sono centinaia e centinaia, migliaia di persone sono rimaste ferite. Lo scontro tra Hezbollah e le Israeli Defense
MANIFESTO CONTRO NETANYAHU A TEHERAN - IRAN
Forces si sta sviluppando su più fronti: quello più caldo resta il sud, come l’area del governatorato di Nabatieh, quelle vicino al villaggio di frontiera Khiam, o la zona vicino alla città costiera di Tiro.
A sud il “partito-milizia di Dio” e le truppe israeliane si sono anche scontrate sul campo, con colpi di artiglieria e d’arma pesante. Nella valle della Beqa’, invece, nel Libano orientale, si parla perlopiù di raid aerei e missili. Tra le aree più coinvolte nel fuoco incrociato vi è la regione di Baalbek, snodo strategico molto vicino al confine con la Siria.
LIBANO - BOMBARDAMENTI ISRAELIANI SU BEIRUT
Ma anche Beirut, la capitale libanese, non è rimasta immune agli attacchi dell’esercito israeliano. Le bombe sulla Dahieh sono praticamente all’ordine del giorno. Nel corso della settimana le Idf hanno cambiato strategia e iniziato a colpire non solo le presunte infrastrutture militari di Hezbollah, ma anche edifici residenziali e civili (come il Comfort Hotel del quartiere di Raouche), scatenando il panico anche nel centro città e in zone precedentemente ritenute sicure.
LIBANO - SFOLLATI DOPO I BOMBARDAMENTI ISRAELIANI
All’alba di giovedì non hanno lasciato scampo neanche alle persone sfollate rifugiate sul lungomare di Beirut, a Ramlet al-Baida, vicino alla Corniche, accampate alla bene e meglio dormendo nelle loro auto. Hanno perso la vita almeno 7 persone e diverse sono state ferite. Sempre giovedì le Idf sono tornate a prendere di mira il centro città. Dopo aver diffuso le consuete mappe che mostrano in blu la zona da evacuare e in rosso l’obiettivo del bombardamento, nel pomeriggio aerei da guerra sono sfrecciati sopra Beirut provocando un paio di esplosioni nel quartiere di Bashoura, un’altra area densamente abitata da popolazione civile.
«Questa è la cosa più grave e dà l’idea dell’impunità delle Idf – spiega Veronica Bonelli della ong Un ponte per – Come se non fosse già grave che vengano evacuate intere aree del territorio libanese. Si aggiunge un ulteriore livello, perché vanno a colpire zone considerate sicure al punto da ospitare persone sfollate. In questo modo si crea un senso di insicurezza ulteriore per persone che non sanno dove altro andare. È così a Beirut, a Tiro, a Saida».
[…] il governo libanese prova a resistere, incastrato com’è tra le pressioni della comunità internazionale […] e la violenta offensiva israeliana.
A poco è valso che il presidente Joseph Aoun abbia proposto, con una mossa senza precedenti, di rendersi disponibile a negoziare direttamente con il governo di Benjamin Netanyahu. E nemmeno la diplomazia, che su spinta della Francia ha indetto una riunione presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite mercoledì, è finora intervenuta in modo decisivo.
«La notizia che dovevamo evacuare l’abbiamo ricevuta dopo mezzanotte, verso le due» racconta un uomo che viene da Nabatieh, uno dei villaggi del sud del Libano al centro dei combattimenti. «Abbiamo bambini, figli, figlie sposate. Siamo scappati e siamo usciti in strada. La gente qui ci ha accolto, è stata molto generosa con noi», dice […]
anche per le persone giovani o in salute vivere accampate negli shelter non è semplice. Si tratta di spazi sovraffollati e in condizioni di estrema precarietà. […]
attacchi israeliani a beirut in libano
In tutto il Libano, anche nella capitale Beirut, i cali di tensione sono all’ordine del giorno. L’elettricità va e viene e a volte anche l’acqua risulta indisponibile per alcune ore. L’edificio dell’istituto scolastico ha un cortile centrale e i vari piani si sviluppano tutt’intorno. Dalle finestre penzolano coperte stese al sole, ma all’interno non è possibile entrare. «Per questioni di dignità», spiega un mediatore. Nonostante tutto, le persone rifugiate stanno cercando di trasformare quello spazio così inospitale in un luogo vivibile: «Quando siamo arrivati non c’era niente – racconta un uomo – Adesso stiamo cercando di sistemarci».
attacchi israeliani a beirut in libano
«Noi vivevamo la nostra vita normalmente. Anche durante la guerra precedente, quella prima di questa, nel 2024. Chi lavorava, lavorava. Ognuno si occupava dei propri affari. Quando è ricominciata la guerra, tutto si è fermato di nuovo», racconta un altro sfollato. La differenza tra questa guerra e la precedente, che si era conclusa con il cessate il fuoco del 2024 è che «gli israeliani hanno intensificato i bombardamenti. Lo stiamo vedendo tutti i giorni. Non hanno pietà, né per le persone malate né per nessun altro».
DONALD TRUMP AL GUINZAGLIO DI BENJAMIN NETANYAHU - ILLUSTRAZIONE DI MARILENA NARDI PER DOMANI
Ma nessuno nello shelter sembra essersi perso d’animo. «Sapevamo che sarebbe stata questa la situazione, dato che [gli Usa e Israele] sono intervenuti in Iran – dice una donna – Ma dobbiamo resistere. E poi sperare di tornare a casa».
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