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Silvia Bignami per Repubblica
«Discutere fino all’8 agosto non è impedire il confronto». Non è, cioè, una “tagliola”. Massimo d’Alema spegne i clamori delle proteste attorno alla “ghigliottina” sulla discussione della riforma del Senato che ha portato Sel, 5Stelle e Lega nord a marciare sul Colle.
«Quando si riforma la Costituzione è normale che si discuta. Qui si parla di una riforma del Senato che renda più efficiente, e meno costosa l’istituzione. Se c’è ostruzionismo, e normale ricorrere alle procedure parlamentari per contingentare i tempi».
RENZI E DALEMA DA FOTOMONTAGGI POLITICI
Così l’ex segretario Ds allunga una mano a Renzi, al quale dà anche un consiglio, dal palco della festa dell’unità di Rimini: «Io non sono per il Senato elettivo, ma forse il modello francese, che unisce modello elettivo e nomina dei consiglieri regionali, sarebbe quello migliore». Per il resto, D’Alema si concentra sulla politica Europea, e sulla sua corsa a ministro degli Esteri della Ue, per ora subordinata a quella di Federica Mogherini. «Io sarei un “vecchio comunista”? Come Giorgio Napolitano, diciamo».
D’Alema ironizza così sulle perplessità espresse secondo il giornale tedesco Spiegel dalla Cancelliera Angela Merkel - «è un vecchio comunista» appunto - sull’ipotesi che proprio l’ex segretario dei Ds possa diventare ministro degli esteri europeo. «Escludo che la Merkel abbia detto una cosa del genere» sorride sornione D’Alema: «Mi fido poco della stampa. E comunque certo, se mi si accusa di esser un uomo di sinistra e di essermi battuto in passato per la pace e non per le bombe, ad esempio in Libano, allora sì, ammetto le mie colpe, e ne sono orgoglioso».
Applauso dal pubblico in platea: «E meno male». D’Alema comunque non spinge sull’acceleratore per la propria candidatura a Mr Pesc: «Io non corro a nessuna candidatura europea. È il governo italiano che indica il rappresentante della politica estera. Questa domanda va fatta a Matteo Renzi». E non è un mistero che il premier insista su Federica Mogherini, oggi con delega alla Farnesina.
Una nomina che sta incontrando però non poche difficoltà. «Non dimentichiamo che il ministro degli Esteri europeo va votato dal consiglio Ue, come il presidente della commissione, perché è una carica particolare » ha spiegato ieri D’Alema.
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I contatti tra lui e il presidente del Consiglio sono molto frequenti. Lo ha fatto intendere anche lo stesso D’Alema durante la sua passeggiata tra gli stand e le cucine della Festa di Rimini, quando a un certo punto si è appartato per alcuni minuti per rispondere a un messaggio sul cellulare. È di Renzi? Lui sorride sornione, e mostra solo il mittente dell’sms: “Matteo”. Appunto
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