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DAGOREPORT - CHE ARIA TIRA NEGLI USA IN VISTA DELLE MIDTERM? DONALD TRUMP HA TRASFORMATO IL VOTO IN UN REFERENDUM SU DI SÉ (“FATE FINTA CHE SULLA SCHEDA CI SIA IO”), E LO SARÀ: I DEMOCRATICI HANNO UNA CHANCE IRRIPETIBILE DI APPROFITTARE DELL’IMPOPOLARITÀ DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO E TRASFORMARLO IN UN’ANATRA ZOPPA, METTERLO SOTTO INCHIESTA E PORRE FINE ALLA FOLLIA DAZISTA E AUTORITARIA DI QUESTI DUE ANNI – I DEM SONO AVANTI SECONDO TUTTI I SONDAGGI: ALLA CAMERA AVRANNO PROBABLIMENTE UNA MAGGIORANZA, MA AL SENATO LE COSE CAMBIANO – LA SFIDA CRUCIALE: IL TEXAS. SE IL CANDIDATO DEM DOVESSE ESPUGNARE LA STORICA ROCCAFORTE DEL GOP, PER TRUMP SI METTE DAVVERO MALE – IL VOTO DEI LATINOS E GLI STATI DA TENERE D’OCCHIO...
DAGOREPORT
Mancano due settimane al giorno cruciale per la democrazia americana (e per lo stato di salute del mondo): il 3 novembre, quando gli elettori statunitensi voteranno alle elezioni di metà mandato. In ballo c’è il rinnovo di tutti i 435 seggi della Camera dei rappresentanti, e un terzo di quelli del Senato, oltre ai governatori di 36 dei 50 stati federali, e vari parlamenti locali.
Il voto di midterm è sempre un referendum sull’amministrazione uscente, ma mai come questa volta gli elettori voteranno sul presidente, Donald Trump. Del resto, lui stesso ha trasformato le elezioni in un voto personale, suonando la carica: “Fate finta che ci sia io sulla scheda”.
Sondaggi e analisti sono tutti concordi: i Democratici hanno una chance irripetibile di trasformare Trump in un’anatra zoppa, con nuove richieste di impeachment e inchieste parlamentari sull’operato del “deragliato mentale” della Casa bianca. I dem sono infatti avanti di 8-9 punti nelle medie nazionali e nessun istituto rilevante dà i Repubblicani in testa.
Il gradimento del presidente, secondo la media degli aggregatori all’8 ottobre, è al 36%, contro il 61% di disapprovazione; Reuters/Ipsos e Pew lo misurano rispettivamente al 32% e al 30%.
Un sondaggio Nbc News/Telemundo citato da Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni su “Domani” decreta che Trump ha ormai perso anche il consenso dei latinos, che furono determinanti nella rielezione del 2024: il tycoon ottiene il consenso solo del 27% tra gli elettori latini, che approvano la sua gestione del costo della vita soltanto nel 20% dei casi. Il 59% di loro vorrebbe un Congresso a maggioranza democratica.
La Camera appare una conquista più che probabile per l’opposizione. Ai Democratici vengono attribuiti tra i 224 e i 240 deputati, con una previsione centrale fra 228 e 238. Un vantaggio che si attenua per via del ridisegno dei collegi, che, a metà decennio, ha favorito i Repubblicani in una decina di distretti.
Più incerta la partita del Senato: per conquistarlo i Democratici devono guadagnare quattro seggi. Anche un pareggio 50-50 lascerebbe il controllo ai Repubblicani, grazie al voto decisivo del vicepresidente JD Vance.
I sondaggi indipendenti danno l’opposizione avanti in sette seggi repubblicani contendibili, ma il Texas è il quarto tassello necessario, e il più fragile. Il deputato statale James Talarico precede il procuratore generale Ken Paxton di circa quattro punti nella media complessiva; includendo istituti vicini all’area repubblicana, il vantaggio scende a due. Un errore di questa misura basterebbe a lasciare il Senato al GOP.
Viceversa, se i democratici vincessero in Texas, da sempre roccaforte del Grand Old Party, sarebbe una notizia clamorosa. E la probabilità resta alta, grazie alla scelta suicida del candidato da parte di Trump.
La candidatura di Paxton è infatti uno dei rischi più alti per i Repubblicani in tutto il Paese: ha sconfitto alle primarie il senatore uscente John Cornyn con il sostegno di Trump, ma può mettere in pericolo un seggio considerato sicuro.
Altre sfide da tenere d’occhio: in North Carolina il principale super PAC (il comitato che raccoglie fondi) dei repubblicani ha ritirato gli spot per la corsa tra l’ex governatore democratico Roy Cooper e Michael Whatley, già presidente del comitato nazionale del GOP.
DONALD TRUMP E LE ELEZIONI DI MIDTERM
In Ohio l’ex senatore Sherrod Brown è avanti contro Jon Husted, pur restando intorno al 48% in uno Stato vinto due anni fa da Trump con undici punti di scarto. Anche Alaska, Maine, Iowa e Kansas sono sfide da non sottovalutare. Come non è da sottovalutare l’impatto dell’impopolarità di Trump sulla mobilitazione degli elettori.
Reuters/Ipsos rileva che il 48% degli elettori di Kamala Harris è molto motivato a votare, contro il 30% dei sostenitori di Trump. Nelle suppletive legislative statali del 2026, i Democratici hanno fatto in media 10,4 punti meglio del risultato di Harris nel 2024; nelle gare suppletive per il Congresso il margine è stato di 7,6 punti.
DONALD TRUMP E LE ELEZIONI DI MIDTERM
Cavalieri e Mulvoni descrivono su “Domani” il fenomeno come una possibile «risacca rossa»: più che un passaggio di elettori repubblicani ai Democratici, l’astensione di una parte della coalizione trumpiana. Il malcontento latino per prezzi, affitti e metodi dell’Ice potrebbe accentuare la ritirata, soprattutto in Arizona, Colorado e Texas.
Il segnale sulla partecipazione non è però univoco. Secondo HarrisX, il 75% degli elettori che si definiscono MAGA voterà sicuramente, contro il 63% dei Democratici: il nucleo più fedele di Trump resta compatto. Il presidente ha trasformato la campagna in un appello ai suoi a votare «come se fossi sulla scheda». L’analisi stima che la differenza di motivazione possa valere due o tre punti, proprio il margine che decide il Senato.
Resta poi l’incognita dei sondaggi. I Repubblicani ricordano che nel 2024 i loro candidati alla Camera furono sottostimati in media di 4,9 punti, secondo il Financial Times. Spencer Kimball, direttore di Emerson College Polling, dice a Domani che il Senato resta «molto serrato» e che, con scarti di due o tre punti, i sondaggi non possono indicare un vincitore: vanno letti come intervalli, non come risultati esatti.
Un recupero repubblicano di uno o due punti nelle ultime settimane è plausibile, anche grazie alla spesa pubblicitaria e al ritorno degli indecisi. Ma gli esperti considerano improbabile un rovesciamento alla Camera: la maggioranza democratica resterebbe, con 225-230 seggi. Al Senato, invece, Maine e Iowa potrebbero passare al GOP, mentre Texas e Alaska si deciderebbero sul filo. Il Texas resta il termometro: se Talarico sarà sopra il 48% nei sondaggi indipendenti dell’ultima settimana, il recupero repubblicano potrebbe non bastare.
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