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DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

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DAGOREPORT

 

giovanbattista fazzolari giorgia meloni - foto lapresse

Come mai negli ultimi tempi è divampato un amour fou di Giorgia Meloni e Giovanbattista Fazzolari per Sergio Mattarella? Le lodi della Statista della Sgarbatella per il discorso di fine anno ora vengono infiocchettate (“Un grande che ci unifica...”) dal “genio” di Palazzo Chigi e ideologo della comunicazione di Fratelli d’Italia.

 

Alla cerimonia dei salamelecchi alla Mummia Sicula resta fuori il pio Alfredo Mantovano, che in teoria è il sottosegretario che deve tenere i rapporti tra governo e Quirinale, ma il suo unico riferimento avviene attraverso l'ufficio legale del Colle.

 

D'altronde, dal premierato all'autonomia differenziata, dalla riforma della legge elettorale alla separazione delle carriere dei magistrati, non si contano i motivi di aspro attrito tra l'Armata Branca-Meloni e il guardiano supremo della Costituzione.

 

sergio mattarella e giorgia meloni

Ma, alla fine, come dicono a Roma, anche i sassi maturano e Meloni e Fazzolari si sono resi conto che la popolarità e quindi il consenso che incontra il primo inquilino del Quirinale è tale che è del tutto masochistico e controproducente schierarsi contro.

 

Come si è visto in merito alle polemiche sulla data del referendum sulla giustizia, che il governo voleva all'inizio di marzo: una volta visto il ghigno di contrarietà di Sergione, zac!, a Palazzo Chigi si sono subito adeguati alla data di fine marzo.

 

ALFREDO MANTOVANO E GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

Essì, bisogna ammetterlo: la Giorgia e il Giovanbattista sono davvero scaltri e abili nella gestione del potere, e quando si trovano davanti a un ostacolo impossibile e/o rischiosissimo da superare, allora ricorrono al saggio democristianesimo andreottiano: il nemico non si combatte, ma si compra o si seduce...

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