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DAGOREPORT - LA MEGA-BATOSTA SUBITA DA TRUMP ALLE MIDTERM PROVOCHERÀ UN EFFETTO DOMINO CHE RIBALTERA' NON SOLO GLI EQUILIBRI INTERNI AGLI STATI UNITI, MA QUELLI DI TUTTO IL MONDO – NEL PARTITO REPUBBLICANO USA CI SI PREPARA ALLA “GUERRA CIVILE” (BANNON DIXIT): IL 'MAGA' VANCE FRIGNA PER LA GUERRA IN IRAN, MA IL SUO NOME È ORMAI BRUCIATO. UNA SFIDA CON RUBIO FAREBBE DEFLAGRARE L’INCOMPATIBILITÀ TRA I “MAGA” E IL PARTITO REPUBBLICANO, CHE SOLO TRUMP SAPEVA TENERE - LA ROVINOSA CADUTA DELLA DESTRA SOVRANISTA AMERICANA, CHE FINO A IERI SEMBRAVA INARRESTABILE ANCHE IN EUROPA, TRASCINA ANCHE GIORGIA MELONI: L’EX TRUMPETTA ORA PROVA A MARCARE DISTANZA DAL TYCOON, MA È LEI STESSA, NEL NUOVO LIBRO DI VESPA, A DIRE CHE NON SI PENTE DEL SUO FLIRT CON IL TRUMPONE – PESSIME NOTIZIE ANCHE PER MARINE LE PEN (LA DEBACLE DELL'IDIOTA E' UNA SPINTA PER I PARTITI FRANCESI AD ALLEARSI) - SE LA FINE DEL TRUMPISMO DIVENTA UNA LAPIDE PER NETANYAHU, LA PROSSIMA VISITA DI PAPA LEONE XIV DAL TRUMPINO ARGENTINO JAVIER MILEI ASSUME TUTTO UN ALTRO SIGNIFICATO (LA MOTOSEGA SE LA PUO' METTERE IN QUEL POSTO) - IL RUOLO DI OBAMA, L'ASCESA DI JON OSSOFF, IL FLOP IN BORSA DI MUSK, IL PUTIN TRUMP-AZZOPPATO...

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donald trump perde le elezioni di meta mandato meme 15

La scoppola di Trump alle midterm cambierà tutto: è uno di quegli eventi in grado di provocare un effetto domino che modificherà gli equilibri interni agli Stati Uniti, quelli dei partiti americani, ma anche la situazione geopolitica e, a cascata, avrà degli effetti anche sull’Italia.

 

La batosta repubblicana manda in crisi innanzitutto la narrazione di una destra sovranista inarrestabile e trans-oceanica, e costringe i suoi alleati internazionali a ricalcolare le proprie mosse.

 

Per Giorgia Meloni è una sberla in faccia: fino al “vaffa” di giugno (con la celebre telefonata in cui Trump diceva che la Ducetta gli aveva fatto pena), la premier italiana aveva puntato tutto sull’intesa personale con Trump e sull’immagine di interlocutrice privilegiata tra Washington e Bruxelles. La famosa “pontiera”, che poi si è rivelata essera una “portiera” della Garbatella.

giorgia meloni donald trump

 

Come scrive il “Giornale d’Italia”: “I danni per Giorgia Meloni sono tre. Il primo riguarda il racconto: l'idea di un'onda sovranista che nulla può fermare, benzina di tutto il centrodestra, si è esaurita. Il secondo è concreto: un Congresso ostile lega le mani al presidente, e il canale con Roma si svuota proprio quando servirebbe visto che si avvicinano le politiche.

 

Il terzo è di credibilità: chi ha liquidato l'Europa come una macchina di scartoffie dovrà spiegare perché il suo faro a Washington non regge e perché, nei passaggi difficili, si torna a Bruxelles.

DONALD TRUMP E GIORGIA MELONI

 

Salvini e la Lega hanno fatto della simpatia per Trump un marchio, Tajani andava a Washington con il cappellino Maga. Sono i più scoperti, perché il loro sovranismo guarda fuori dai confini per trovare un punto fermo, e quel punto fermo ha appena subìto un ceffone alle urne. Una destra con idee proprie si riorganizza; una destra con un'icona resta senza centro”.

 

La Statista di Colle Oppio ha provato poi timidamente a smarcarsi da Trump, fino al silenzio di queste ore (ha mandato avanti Tajani a dire: “non siamo mai stati trumpiani”): prende le distanze isolando Salvini e la Lega, come a voler far credere che l’unico trumpiano è il fu “Capitone”.

 

matteo salvini maga

Un tentativo goffo, e imbarazzante, smentito dalle dichiarazioni della stessa Meloni in questi giorni. Nelle anticipazioni del nuovo libro di Bruno Vespa, “Storia della seconda Repubblica”, spunta infatti un virgolettato evocativo della sora Giorgia:

 

“Non mi pento di essere stata molto vicina a Trump all’inizio del suo secondo mandato. Perché farlo significava difendere l’interesse nazionale. […] Quella vicinanza è stata molto apprezzata da tanti governi europei perché ha aiutato a tenere aperto il dialogo euro-atlantico anche nei momenti di maggiore incomprensione”

 

Un possibile effetto, nell’immediato, sarà che la Ducetta alle volngole si attaccherà ancora di più alla giacchetta del cancelliere tedesco, Friedrich Merz, anche se lo spilungone crucco, a sua volta, sembra sempre più un’anatra zoppa (i post-nazisti di Afd sono il primo partito, e Merz rischia di finire alla storia come il premier che ha regalato alle svastichelle il potere).

 

donald trump perde le elezioni di meta mandato meme 8

A finire distrutto dallo tsunami blu che ha travolto Trump, però, sarà prima di tutto il partito repubblicano. Come ha detto chiaramente quel gran para-guru di Steve Bannon, ideologo del mondo “Maga”, una “guerra civile” nel GOP è inevitabile. Uno scontro sanguinario che si trasformerà in un tutti contro tutti che non lascerà superstiti.

 

Già nel day after delle elezioni ci sono state le prime reazioni sguaiate. Al solito, il più gofffo e scomposto è J.D. Vance: il vicepresidente ha attribuito alla guerra in Iran la sconfitta alle midterm. E grazie al cazzo, JD: ma mentre Trump bombardava, che facevi?

 

È vero che Vance è sempre stato contrario al conflitto, ma la sua presa di posizione tardiva è solo una manifestazione (ulteriore) di incoerenza. La sua candidatura per il 2028, dopo il risultato nefasto del partito repubblicano alle midterm (Vivek Ramaswamy, il candidato sponsorizzato da Vance per diventare governatore del “suo” stato, l’Ohio, ha perso malamente con la democratica Amy Acton), è ormai bruciata.

salvini in versione trump

 

I repubblicani potrebbero puntare su Marco Rubio, ma un possibile scontro tra Vance e il segretario di Stato potrebbe paralizzare il partito ed esacerbare lo scontro tra i “MAGA” e il vecchio partito repubblicano, interventista in politica estera e più “moderato” nei toni e nel metodo.

 

Trump, che mentre uscivano i primi risultati delle midterm si è chiuso in una stanzetta con la sua “fidanzatina” Natalie Harp, è incazzato come una biscia, e sta cercando caproni espiatori, anche per pararsi le chiappe da eventuali inchieste del Congresso a guida dem. Il primo indiziato è quel bellimbusto di Pete Hegseth, che ha messo la faccia sulla guerra in Iran.

 

Con Hegseth e Vance, un altro grande sconfitto dalle midterm è Elon Musk: l’uomo più ricco del mondo aveva investito 446 milioni di dollari nelle elezioni di metà mandato, e il risultato in Texas (James Talarico senatore e Gina Hinojosa governatrice) è un bruttissimo colpo per le sue aziende.

 

Il voto era anche una sorta di referendum sui mega piani di investimento sul tech e sugli impopolarissimi data center che stanno invadendo lo Stato, dove Musk ha trasferito i quartier generali delle sue aziende. Aziende che oggi, all’indice Nasdaq di Wall Street, erano le uniche a crollare, mentre gli altri titoli veleggiavano in positivo (segno che la “new economy” e la tecnofinanza sono già pronti a riallinearsi sui dem).

jd vance e donald trump

 

Musk ha ironizzato sull’esito del voto: “Pare che i miei laser spaziali per interferire questa volta non abbiano funzionato”. Ma la verità è che rosica male per il pessimo risultato dei candidati a lui graditi. Un esito che pone un’altra domanda: che faranno Musk e i “Maga”? Continueranno a sostenere i partiti di ultra-destra e anti-Europa come Afd in Germania e Vox in Spagna, per destabilizzare l’Ue? O si impegneranno di più negli affari “domestici”?

 

marine le pen trump

Quel che è certo è che, se il partito repubblicano raccoglie i cocci provocati dalle bombe di Trump, i democratici sono galvanizzati e guardano con ottimismo al 2028. Tra i nomi su cui si concentra l’attenzione c’è in particolare quello del senatore della Georgia Jon Ossoff, indicato da alcuni come un possibile “nuovo Obama” e considerato una figura su cui puntare.

 

Nel risultato delle midterm c’è anche chi legge proprio lo zampone dell’ex presidente Barack Obama, ancora in grado di mobilitare l’elettorato con i suoi discorsi ispirati e la sua presenza carismatica e “cool”. Per “Barrie” è una rivincita anche sul premier israeliano Benjamin Netanyahu e sulle lobby che si erano opposte alla sua presidenza.

FRIEDRICH MERZ E AFD - VIGNETTA BY GIANNELLI

 

Le ricadute potrebbero estendersi anche alla Francia. Come per Giorgia Meloni, la sconfitta di Trump è un pessimo colpo anche per Marine Le Pen. Non tanto perché gli elettori transalpini votino pensando al ciuffo platinato di Mar-a-Lago, quanto perché può dare la spinta agli oppositori della figlia di Jean-Marie.

 

La vittoria democratica negli Usa può infatti dare fiato all’opposizione e ai moderati contrari alla destra sovranista, spingendoli a cercare un candidato di mediazione. Tra i nomi più indicati c’è quello di Édouard Philippe.

 

L’ex presidente della Bce, Christine Lagarde, che lascerà l’incarico in anticipo, a febbraio 2027, ha intenzione di concentrarsi sulla campagna elettorale, dando una mano proprio al candidato centrista. Che appeal possa avere la 70enne tecnocrate sull’elettorato incazzato francese, è discutibile, ma di sicuro è un segnale che l’establishment è in movimento. E che le elezioni americane possano funzionare come “spinta”.

 

donald trump perde le elezioni di meta mandato meme 12

Lo scontro francese potrebbe avere conseguenze anche per le oligarchie europee: se fallisse l’operazione “Giorgia Le Pen”, a vantaggio di Jean-Luc Mélenchon, la stagione elettorale potrebbe produrre comunque un brutto contraccolpo per gli equilibri consolidati.

 

E il Medio Oriente? La sconfitta di Trump complica e di molto la posizione di Netanyahu, e rafforza Gadi Eisenkot e l’opposizione. Il presidente israeliano, Isaac Herzog, sarebbe pronto a concedere la grazia a “Bibi”, pur di levarselo dai cojoni.

 

Israele e India, con Grecia e Cipro nel loro schieramento regionale, incassano intanto una battuta d’arresto: sul versante mediorientale potrebbe infatti intensificarsi ancora il dialogo tra i tre Paesi della Mecca (Arabia Saudita, Turchia e Pakistan) e Teheran, fino a delineare un polo regionale più autonomo.

 

pete hegseth 1

Anche Vladimir Putin ha pochi motivi per festeggiare, secondo questa lettura: la perdita di forza di Trump potrebbe spingere Mosca a cercare una via per chiudere la guerra, con la possibilità che debba concedere più spazio agli europei. La Cina, invece, come al solito, è in una botte di ferro.

 

Ps. La sconfitta di Trump è un tale cambio di paradigma che anche la visita di Papa Leone XIV in Argentina assumerà tutto un altro significato. Il presidente, Javier Milei, era pronto ad accogliere il pontefice brandendo la motosega, e invece dovrà allisciarsi il ciuffo, mettere su il ghigno buono e accogliere Prevost nel suo viaggio di riconciliazione, dopo gli anni pazzi di Bergoglio (che non è mai tornato nel suo paese natale da Papa)

steve bannon alla cpac 2026

benjamin netanyahu e donald trump alla casa biancaelon musk lancio della tesla roadster 1DONALD TRUMP E GIORGIA MELONI A SHARM EL-SHEIKH - MEME BY OSHO vivek ramaswamy 2ELON MUSK - STARLINK UCRAINAvivek ramaswamy 1

giorgia meloni e steve bannon ad atreju - 2018

JON OSSOFFDONALD TRUMP BENJAMIN NETANYAHU - GUERRA ALL’IRANfriedrich merz dopo la vittoria di afd in sassonia anhalt foto lapresse alice weideljon ossof, keisha lance bottoms e barack obamaDONALD TRUMP E BENJAMIN NETANYAHUamy acton 1alice weidel Ulrich Siegmund e Tino Chrupalla amy acton 3Tino Chrupalla Ulrich Siegmund e alice weidel giorgia meloni donald trump Javier Milei 22Javier Milei Jair Bolsonaro abdul el sayed barack obama 2donald trump e jd vancela risata di giorgia meloni davanti a donald trump 4ANTONIO TAJANI SI CONGRATULA CON DONALD TRUMP PER LA VITTORIA ELETTORALE donald trump perde le elezioni di meta mandato meme 14