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DAGOREPORT! LO SPETTRO DEL BALLOTTAGGIO LE PEN-MELENCHON AGITA LA FRANCIA (E L’EUROPA) – PER QUESTO LA BORGHESIA PARIGINA È IN SOMMOVIMENTO, COME L’EX PRESIDENTE, FRANCOIS HOLLANDE. IL VISPO “BUDINO SCOPAIOLO” NON AVREBBE INTENZIONE DI SCENDERE DIRETTAMENTE IN CAMPO, MA STA LAVORANDO COME “EMINENZA GRICIA”: AVREBBE GIÀ INCONTRATO IL RIFORMISTA GLUCKSMANN, PER CERCARE DI CONVINCERLO A TROVARE UN’INTESA CON IL CENTRISTA EDOUARD PHILIPPE – L’IDEA E’ QUELLA DI LANCIARE PER LA CORSA ALL’ELISEO PHILIPPE, EX PREMIER MACRONIANO, ESPERTO E MOLTO POPOLARE NEL PAESE CON GLUCKSMANN CHE FAREBBE IL PREMIER. OBIETTIVO: EVITARE LA TRAGEDIA DI UN BALLOTTAGGIO LE PEN-MÉLENCHON, ARRIVARE AL SECONDO TURNO E GIOCARSELA CONTRO LA ZARINA SOVRANISTA. CE LA FARANNO I NOSTRI EROI?
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Uno spettro s’aggira per l’Europa. Lo spettro del ballottaggio Le Pen-Melenchon in Francia. La situazione politica a Parigi è esplosiva (eufemismo). Le elezioni del 2027 rischiano di essere la pietra tombale della liberal-democrazia di Parigi, e di conseguenza, trattandosi di uno dei paesi più grandi e potenti del continente, per tutta l’Ue.
Abilmente, Marine Le Pen si prepara con freddezza e intelligenza politica alla conquista del potere: a sei mesi dalle presidenziali, al congresso del Rassemblement National, a Orleans, il 25 ottobre, ha confermato pubblicamente che, in caso di vittoria, Jordan Bardella sarà il suo primo ministro.
Non si tratta di un dettaglio, ma di un ticket elettorale chiaro, che “neutralizza” il giovane e rampante 31enne, volto buono del lepenismo. Marine presidente e Jordan al governo diventa uno slogan buono per dare una garanzia di continuità e una risposta “securitaria” al caos delle piazze e alle vetrine spaccate dai “casseur”.
La leader del RN, ancora saldamente in testa nei sondaggi (tra il 33 e il 36 % al primo turno), ha trasformato il suo vice in un asset, smentendo pubblicamente le voci di tensione interna e mostrando una macchina che va avanti dritta verso l’obiettivo.
maria carolina di borbone delle due sicilie jordan bardella 3
Così non è per il centrosinistra, che si trova, come da tradizione, in uno stato di disunità cronica. Raphael Glucksmann, ha vinto le primarie del centrosinistra: sarà lui il candidato del fronte che somma il suo partito, Place Publique, ai socialisti. Da questa alleanza però rimangono fuori i macroniani centristi e, ovviamente, quel figlio di Putin di Jean-Luc Melenchon. Il 75enne aizza-folle, che nei giorni scorsi ha soffiato sul fuoco dei disordini, è la vera mina vagante delle elezioni. Se arrivasse lui al ballottaggio, i francesi si troverebbero a dover scegliere tra due pupazzi della Russia, populisti, anti-Europa e chi più ne ha, più ne metta.
Per questo, la borghesia parigina è in sommovimento, come l’ex presidente, Francois Hollande. Il vispo “budino scopaiolo” non avrebbe intenzione di scendere direttamente in campo, ma sta lavorando come “eminenza gricia”: avrebbe già incontrato Glucksmann, per cercare di convincerlo a trovare un’intesa con il centrista Edouard Philippe.
Hollande, in modalità federatore dei riformisti e dei moderati, vorrebbe convincere i due galletti a mettersi insieme per trovare unità e formare un ticket simile a quello della destra. L’idea di fondo è ripetere, in versione opposta, la mossa di Le Pen: un accordo Glucksmann-Philippe, o comunque un patto che metta insieme i pezzi della sinistra non mélenchonista e del centro, con Hollande nel ruolo di collante. La borghesia francese, ostile a Le Pen, preferirebbe vedere all’Eliseo Édouard Philippe, ex premier macroniano, esperto e molto popolare nel Paese (pur se in calo nei sondaggi) con Glucksmann delocalizzato a Matignon come premier.
emmanuel macron discorso alla nazione dopo le manifestazioni 5
A sinistra di questo “blob” c’è la galassia dei movimenti di sinistra, in larga parte monopolizzati da Jean-Luc Mélenchon, che nei sondaggi più recenti si è insediato al secondo posto e, in diversi scenari, si qualifica al ballottaggio contro Le Pen (dove viene battuto nettamente, intorno al 32-68).
Glucksmann, appena uscito vincitore della primaria socialdemocratica, fluttua intorno al 12-14 %. Philippe è in calo. Attal, altro possibile candidato centrista, è più basso. La somma delle forze moderate è ancora teoricamente superiore a quella di Mélenchon, ma finché restano divise non contano nulla.
Hollande l’ha capito e lavora su questo. Non a caso ha appena pubblicato un libro initolato “Unire”. Per questo insiste sull’idea di “fare come Le Pen”: chiudere un accordo di ticket o di non-aggressione tra Glucksmann e Philippe, mettere insieme socialisti e centristi, e presentarsi come il federatore che evita il disastro. Nell’intervista ad Anais Ginori di un mese fa diceva: “Bisognerà riunire tutti i repubblicani, senza però invocare un fronte antifascista come lo concepisce Mélenchon, che non vuole includere neppure il centro e la destra. Davanti a Le Pen non abbiamo bisogno solo di costruire un argine, che potrebbe non bastare più, ma di immaginare un trampolino per risollevare la Francia”:
Obiettivo: evitare la tragedia di un ballottaggio Le Pen-Mélenchon, arrivare al secondo turno e giocarsela contro Le Pen. Ce la faranno i nostri eroi? Marchons marchons..
Francois Hollande 22
francois hollande
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Raphael Glucksmann
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