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DALLA SERBIA, UNA LEZIONE PER LE ELITE EUROPEE (SPECIALMENTE DI SINISTRA) – “LA STAMPA”: I GIOVANI SERBI, MOTORE DELLA LISTA CHE HA VINTO LE ELEZIONI CON LO SLOGAN "SERBIA O MAFIA", NON SONO DIVERSI DAI RAGAZZI FRANCESI, SPAGNOLI, IN PIAZZA SULLA CASA, O DAGLI STUDENTI ITALIANI, INDIGNATI PER IL CAROVITA. OGNI ISTANZA È UN ASPETTO DI UNA COMUNE "PRECARIETÀ ESISTENZIALE". I GIOVANI SI ACCENDONO SUI BISOGNI ESSENZIALI, UNA VOLTA PAROLE D'ORDINE DELLA SOCIALDEMOCRAZIA (CASE, SCUOLE, OSPEDALI, SALARI) MA CON LA RABBIA CONTRO IL SISTEMA CHE NEGA LORO IL FUTURO. IN SERBIA QUESTE DOMANDE SONO DIVENTATE POTERE E VEDREMO COME ANDRÀ. MA ALTROVE SE IL POTERE RESTA SEPARATO DA QUESTE DOMANDE ANDRÀ MALE PER LE MALCONCE DEMOCRAZIE. LA CAMPANA DI BELGRADO SUONA PER TUTTE LE ÉLITE COMPASSATE DEL VECCHIO CONTINENTE, A PARTIRE DA QUELLE PROGRESSISTE"

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Alessandro De Angelis per la Stampa - Estratti

 

ILIJA SRDANOVIC - FOTO LAPRESSE

Poi, certo, ci sarà da valutare l'esito della scommessa, con tutte le contraddizioni di chi dovrà passare dalla protesta senza leader al governo. E guidare l'ambizioso processo di ricostruzione della Serbia, politica e sociale.

 

Prima però c'è da fissare nella storia il senso di questa pagina democratica, scritta da una generazione in rivolta contro il nazionalismo opprimente, lì dove Putin gioca la sua partita contro l'Europa, che a sua volta si occupa poco di Balcani, luogo di battesimo e morte del Novecento.

 

È una storia bella, che travalica i confini della Serbia, con la forza della rottura di un canone che sembrava immutabile. Ci dice che cambiare si può. Che il popolo può. E prima ancora di quel tutto che c'è dentro, studenti e professionisti, agricoltori e intellettuali, anarchici e conservatori, progressisti e tradizionalisti, c'è ciò che lo tiene assieme a spiegare l'epifania: un sentimento, da cui, lì come altrove, le classi dominanti si sono sconnesse.

proteste del partito degli studenti in serbia

 

Non una piattaforma politica definita, ideologica o rivendicativa, nel gioco dell'alternanza tra partiti tradizionali, ma la volontà di riappropriarsi, con coraggio, di uno spazio pubblico. Di una "sovranità" del basso contro l'alto di un potere che ha soffocato la società con l'autoritarismo e spezzato il patto sociale tra classi e generazioni. In definitiva, di futuro, parola scomparsa in quest'epoca di passioni tristi.

 

In tal senso i giovani serbi, motore della lista che ha vinto le elezioni con lo slogan "Serbia o mafia", non sono diversi dai giovani francesi, che in piazza della Bastiglia espongono lo striscione "Generazione Z in collera". 

 

(...) E quei giovani non sono diversi da quelli spagnoli, in piazza sulla casa, o dagli studenti italiani, indignati per il carovita. 

 

(...)

ilija srdanovic, cardiologo capolista del partito degli studenti

Ogni paese ha la sua miccia specifica da cui la protesta divampa, e il suo obiettivo mobilitante. In Serbia fu quella pensilina della stazione ferroviaria crollata nel novembre del 2024 a Novi Sad, provocando la morte di sedici persone. Poi, un crescendo verso un potere corrotto indifferente alle regole.

 

Ma tutto ci racconta di un fenomeno con dei tratti comuni nei vari paesi, perché ogni istanza è un aspetto di una comune "precarietà esistenziale". E i social diventano l'agorà che alimenta una soggettività reale in un mondo in cui la rete ha scompaginato le tradizionali architravi sociali, incubatrice di pulsioni con la caratteristica della velocità e dell'immediatezza.

 

Quest'onda – coi suoi sentimenti e i suoi risentimenti anche oscuri – è la storia di un "altrove" rispetto alla politica tradizionale. Il suo fil rouge non è la "rivoluzione" come nel'68, ma la generazione.

 

festeggiamenti per la vittoria del partito degli studenti in serbia

«Cambiano le generazioni e i figli assomigliano ai loro tempi più che ai loro padri» scriveva in Apologia della storia quel gigante di Marc Bloch. I "loro tempi", dentro i quali sono cresciuti, sono l'iPhone ma anche l'austerità, la crisi climatica, la pandemia e le guerre. E infatti i giovani si accendono su Gaza e sui bisogni essenziali, una volta parole d'ordine della socialdemocrazia – case, scuole, ospedali, salari – ma con la rabbia contro il sistema che nega loro il futuro.

 

In Serbia queste domande sono diventate potere e vedremo come andrà. Ma altrove se il potere resta separato da queste domande andrà certo male per le malconce democrazie. La campana di Belgrado suona per tutte le élite compassate del vecchio continente, a partire da quelle progressiste, che dovrebbero essere impegnate a riconciliare la parola generazione con la parola sinistra. La storia può cambiare, ma bisogna volerlo.

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