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VINCENZO, SCENDI IN CAMPO! - DE LUCA E' STUZZICATO ALL'IDEA DI CANDIDARSI ALLA PRIMARIE DEL "CAMPO LARGO", MA AL MOMENTO DELLA VERITA’ SI FRENA PER NON DANNEGGIARE IL FIGLIO PIERO, DEPUTATO DEM E COORDINATORE DEL PD IN CAMPANIA - RENZI IMPLORA IL SINDACO DI SALERNO DI PROPORSI COME FRONTMAN DI ITALIA VIVA (“DA SOLO VALE DUE PUNTI PERCENTUALI”) MA LO SCERIFFO HA DECLINATO (PER ORA) PER IL “BENE” DI PIERO, E CHIEDE AI SUOI FEDELISSIMI DI IMPEGNARSI PER ELLY SCHLEIN ALLE PRIMARIE - RISULTATO: I SUOI STORICI AMICI LO STANNO MOLLANDO PERCHE' NON LO RICONOSCONO PIU'... - VIDEO!

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Carlo Tarallo per Dagospia

 

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vincenzo piero de luca

La differenza tra il centrodestra e il centrosinistra sta in un cognome: De Luca. Giorgia Meloni, pur di riuscire ad arrivare al famigerato 42%, è entrata in modalità aspirapolvere: ogni voto vale oro. E così, ha arruolato nella sua coalizione, con tutti gli onori, il sindaco di Taormina, Cateno De Luca, che con la sua lista Sud chiama Nord (che sarà ribattezzata Sindaci d’Italia), con il sostegno e la benedizione di Giorgia, sta raccogliendo amministratori in tutta Italia, da portare in dote al centrodestra. Partendo ovviamente dalla Sicilia, dove alle regionali del 2017 ha raccolto, da solo, più di mezzo milione di voti.

 

Poi c’è un altro De Luca, Vincenzo. Vulcanico pure lui, con una carriera politica alle spalle di tutto rispetto, una solida base elettorale in Campania, lo sceriffo di Salerno, con le sue intemerate social, raccoglie consensi straordinari (basta guardare i numeri) in tutta Italia.

 

vincenzo de luca con i figli piero e roberto

De Luca rappresenta esattamente quello che manca al “Campo largo” per chiudere il cerchio dell’offerta politica e presentarsi alle elezioni con qualche speranza di vincere: sulla sicurezza, il tema sul quale la Meloni si giocherà la campagna elettorale, l’ex presidente della Campania ha posizioni nette e popolari. Niente strizzatine d’occhio a vandali e mestieranti dei disordini di piazza, niente ambiguità.

 

“Auguriamoci che domani non succeda nulla”, ha detto in diretta Facebook venerdì scorso, il giorno prima delle temute manifestazioni, “a Milano e in altre città. E se qualcuno ha intenzione di andare a spaccare vetrine, che le forze di polizia usino senza preoccupazione quegli strumenti difensivi che pure hanno in dotazione: fra capo e collo, diciamo così, senza preoccuparsi. Perché anche questa è un'iniziativa che ha un grande effetto pedagogico. Se prendi una manganellata fra capo e collo”, ha scandito De Luca, “pure questa è una bella lezione che non si dimentica”.

 

vincenzo piero de luca

Matteo Renzi, il mese scorso, ha invitato De Luca alla Leopolda, e gli ha chiesto di candidarsi alle primarie per Italia viva (a mani giunte, ci spiega un big renziano). Ancora due giorni fa, a Repubblica, ha rilanciato: “Io mi sentirei molto più al sicuro se al Viminale ci fosse De Luca anziché Piantedosi”. Renzi ha capito perfettamente che De Luca potrebbe portare al “Campo largo” almeno un paio di punti percentuali, se non di più, che in questa situazione possono fare la differenza.

 

Ma niente: De Luca, al momento di lanciarsi in una sfida che pure lo appassionerebbe, frena e ingrana la retromarcia. Il motivo? Il figlio Piero, segretario regionale in Campania del Pd, è deputato, e se il babbo scendesse in campo per un altro partito si giocherebbe ruolo e ricandidatura.

 

elly schlein roberto fico piero de luca

Del resto, non è la prima volta che per il “bene” del figliolo De Luca è costretto a mordere il freno: fu così anche l’anno scorso, quando dopo la bocciatura della legge per il terzo mandato era pronto a mettere in piedi un “terzo polo”, con un fedelissimo come candidato a presidente, per sfidare Roberto Fico e Edmondo Cirielli.

 

Piero si mise di traverso, e non se ne fece nulla. Andiamo ancora indietro: nel 2021 c’era da scegliere il candidato a sindaco di Napoli. De Luca, nel pieno del suo potere a Palazzo Santa Lucia, aveva dato l’ok a Enzo Amendola, ex ministro degli Affari europei. Piero, a quanto si narra, preferiva un candidato di un’altra generazione, che non gli “facesse ombra”. De Luca lo ascoltò, la scelta finì su Gaetano Manfredi, che da sindaco è diventato il più acerrimo avversario dello “sceriffo”.

piero de luca roberto fico elly schlein

 

L’andazzo sta portando i fedelissimi di De Luca ad abbandonarlo: tre settimane fa il consigliere regionale Gianni Porcelli, eletto con la civica di De Luca, “A testa alta”, da sempre devoto al sindaco di Salerno, è passato con Progetto civico, il movimento di Alessandro Onorato, che ha il sostegno proprio di Manfredi.

 

C’è da comprenderli, i deluchiani: ogni volta che il “capo” sembra sul punto di dare vita a qualcosa di nuovo, spunta il figlio e tutto si ferma. Non solo: i suoi riferimenti sui territori, alle primarie, dovranno pure sostenere Elly Schlein, la segretaria che appena arrivata al Nazareno aveva proclamato di voler decapitare (politicamente) i famosi “cacicchi”.

 

ROBERTO FICO CON PIERO DE LUCA

Ora che le servono i voti ai gazebo, a chi si rivolge Elly? Ai cacicchi, tra i quali spicca proprio De Luca. Non è un caso se anche nel cerchio tragico della segretaria c’è chi, come Marco Sarracino, altro esponente del Pd che ha sempre attaccato De Luca, ora lancia fendenti alla segretaria: “Il partito non può essere solo lo strumento per arrivare a Palazzo Chigi”, ha detto Sarracino nel corso della convention di Montepulciano dell’altro ieri, come ha riferito La Stampa. Sarracino ha capito che Elly sta stringendo accordi con i portatori di voti, mettendo da parte i suoi fedelissimi di sempre, e che la ricandidatura di Piero De Luca è più blindata della sua.  Che pena: lo “sceriffo” di Salerno, uno che non vedrebbe l’ora di scendere in campo, alla fine sceglie di restare in panchina, per non dare preoccupazioni al figlio Piero.

piero de luca elly schlein roberto fico gaetano manfredi