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DIETRO AL RISIKO BANCARIO SI NASCONDE ANCHE LA BATTAGLIA POLITICA TRA MELONI E SALVINI – LA LEGA, CHE CONSIDERA BANCO BPM LA “SUA” BANCA, È IL GRANDE SPONSOR DELLA FUSIONE DELL’EX POPOLARE DI MILANO CON MPS - UN’OPERAZIONE CHE FA SALTARE I NERVI ALLA FIAMMA MAGICA DI PALAZZO CHIGI, CHE NON HA AFFATTO OSTACOLATO LA CONTROMOSSA DI INTESA (ANZI) - I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE (CHE HA GIÀ RICEVUTO IL VIA LIBERA DA PARTE DELLA BCE PER POTER INCREMENTARE LA PROPRIA QUOTA DAL 22,9% AL FINO AL 30%) RIMARREBBERO I PRIMI AZIONISTI DEL NUOVO POLO BPM-MPS, CHE VIA MEDIOBANCA CONTROLLA IL 13% DI GENERALI, IL FORZIERE DEL RISPARMIO ITALIANO – PER BLOCCARE SUL NASCERE LA FUSIONE BPM-MPS CON IL LORO INGOMBRANTE SOCIO FRANCESE, NON POTENDO PIU' RICORRERE AL GOLDEN POWER (COME ALL'EPOCA DELLA FALLITA OPA DI UNICREDIT SU BPM), PALAZZO CHIGI HA BENEDETTO L’OPERAZIONE DI INTESA-BPER, COSI' IL LEONE DI TRIESTE RESTEREBBE IN MANI ITALIANE - IL CEO DI UNICREDIT, ANDREA ORCEL, A QUESTO PUNTO POTREBBE NON STARE A GUARDARE...
BANCHE, LA BATTAGLIA PER MPS SFIDA TRA I BIG DELLA FINANZA
Estratto dell’articolo di Andrea Rinaldi e Daniela Polizzi per il “Corriere della Sera”
[…] L’unione tra Bpm e Mps vedrebbe tutti gli azionisti diluirsi: presente in Mps, Delfin passerà dal 17% al 9,8%; Caltagirone dal 10,2% al 5,8%; il fondo Blackrock, in entrambi gli istituti, andrà al 5%; il 3,7% di Bpm in Mps invece si annullerà.
Anche il ministero dell’Economia si diluirà dall’attuale 4,8% a meno del 2% e potrà così dichiarare che la missione dello Stato nel capitale di Mps — più volte salvato e poi rilanciato sotto la guida del ceo Lovaglio e dei soci privati — è compiuta. Il Crédit Agricole (azionista al 22,9% della banca milanese) si diluirà al 12,8% ma rimarrebbe comunque il primo azionista del nuovo polo bancario.
E quindi l’operazione dovrà passare attraverso il vaglio del governo sul Golden power. L’intervento di Intesa Sanpaolo potrebbe essere letto in chiave di un riequilibrio che garantirebbe la presa italiana su un polo bancario importante come Mps. Unicredit a questo punto potrebbe non stare a guardare.
GOVERNO IN ORDINE SPARSO MELONI CHIEDE ITALIANITÀ LA LEGA PER IL TERZO POLO
Estratto dell’articolo di Giuseppe Colombo per "la Repubblica"
È stata tutto tranne che una mossa inaspettata. Giorgia Meloni era a conoscenza delle intenzioni di Carlo Messina. Sapeva che l'amministratore delegato di Intesa avrebbe riunito il cda per lanciare l'offerta su Mps. In ambienti di governo si parla anche di una telefonata tra i due. Non è solo una questione di cortesia. La dinamica va oltre i buoni rapporti.
giorgia meloni alla festa dell arma dei carabinieri a reggio calabria
L'aria che si respirava ieri sera a palazzo Chigi, infatti, era quella della «non ostilità» all'operazione […]. In pubblico, invece, bocche cucite: niente comunicati o dichiarazioni perché – è la linea – l'esecutivo è estraneo al risiko bancario.
È anche una necessità. Il perché è presto detto: sul tavolo c'è anche la richiesta di aggregazione di Banco Bpm al Monte, un'operazione sostenuta dalla Lega.
Matteo Salvini l'ha detto ai suoi fedelissimi: i due istituti devono convolare a nozze. Quindi no all'offerta di Intesa. Il leader del Carroccio, tra l'altro, può contare su uno "sponsor" di peso: Giancarlo Giorgetti. Il ministro dell'Economia ha sempre visto di buon occhio la fusione tra Piazza Meda e Siena, immagine plastica di quel terzo polo bancario da tempo auspicato anche come segnale di integrazione e rafforzamento del sistema bancario italiano.
La posizione di Meloni, però, non combacia con quella dei leghisti. Tutt'altro. A chi ha avuto modo di parlarle nelle ultime ore, la premier avrebbe sottolineato una necessità: la tutela dell'italianità delle banche.
Un risultato che non è pregiudicato dall'offerta di Intesa. Al contrario, i dubbi sono concentrati sull'offerta di Banco Bpm. Riguardano Generali, il […] grande forziere del risparmio italiano. Uno dei più grandi investitori nel debito pubblico del Paese.
Il timore è che i francesi di Crédit Agricole, primi azionisti di Piazza Meda, possano finire per esercitare un controllo indiretto sul 13% della compagnia assicurativa. Più in generale che la stessa diventi contendibile a player ritenuti ostili. Leggere Unicredit.
Al contrario, l'operazione condotta da Intesa sarebbe ritenuta più sicura. Capace, cioè, di coniugare la tutela dell'italianità del terzo polo con la salvaguardia del risparmio nazionale. Ecco perché qualcuno dentro al governo ha iniziato ad accarezzare l'idea del golden power contro Banco Bpm. Uno scudo contro i francesi. E la strada spianata a Intesa. […]
giampiero maioli credit agricole
philippe donnet - andrea sironi
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CREDIT AGRICOLE
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