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Erica Orsini per "il Giornale"
L'allarme terrorismo in Gran Bretagna costringe alla ritirata anche le guardie della Regina. Proprio durante le feste i terroristi islamici hanno invitato i loro seguaci a colpire il Regno Unito anche con azioni solitarie, pubblicando sui siti internet istruzioni dettagliate su come costruire ordigni artigianali, facilmente realizzabili senza il supporto di una vasta organizzazione. Tra gli obiettivi sensibili i più a rischio sono i rappresentanti delle istituzioni, ma soprattutto coloro preposti alla loro difesa come poliziotti e soldati.
Il governo di David Cameron ricorda ancora con sgomento la barbara esecuzione del giovanissimo soldato Lee Rigby, avvenuta proprio a Londra per mano di due esaltati e mai vorrebbe che una simile tragedia potesse ripetersi. Per questo, con una decisione che non era stata più presa dai tempi degli attacchi dell'Ira, ha ordinato lo spostamento di tutte le guardie della Regina di sentinella nelle varie dimore reali, in posizioni meno visibili e più difese da eventuali attacchi.
In questi giorni è quindi più difficile, anche per i turisti, vedere da vicino i soldatini dal caratteristico copricapo di pelliccia, protagonisti in passato di migliaia di scatti fotografici. Tutti quelli di servizio fuori dai cancelli delle residenze dei Reali, da Clarence House a St.James's Palace, hanno dovuto ritirarsi all'interno del cortile mentre le guardie a cavallo in servizio a Windsor o a Whitehall sono state affiancate da agenti anti-terrorismo armati fino ai denti.
Uno spettacolo che inquieta e rattrista non solo la gente comune abituata a considerare le guardie della regina come un simbolo immortale del Regno, ma anche i diretti interessati. «Penso che tutto questo sia una vergogna - ha dichiarato un ufficiale in pensione delle guardie - il motivo per il quale c'è sempre tanta gente qua intorno è perché le persone ci possono vedere. Immagino però che si tratti di misure necessarie».
IL SOLDATO UCCISO A LONDRA DRUMMER LEE RIGBY
«Dobbiamo proteggere i nostri uomini dalla minaccia terroristica - ha dichiarato un ex capo della polizia metropolitana - e abbiamo tentato di trovare un compromesso per farlo rispettando anche la nostra tradizione. Purtroppo questi sono tempi difficili e imprevedibili e dobbiamo agire di conseguenza».
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