DAGOREPORT - LA MEGA-BATOSTA SUBITA DA TRUMP ALLE MIDTERM PROVOCHERÀ UN EFFETTO DOMINO CHE…
DONALD AFFONDA, E GIORGIA NON VUOLE ESSERE TRASCINATA GIÙ INSIEME A LUI – PER MELONI IL PROBLEMA È CAPIRE COME L’EX “AMICO” TRUMP REAGIRÀ ALLA SCONFITTA DELLE MIDTERM: PROVERÀ A RECUPERARE CONSENSI TORNANDO A OCCUPARSI DELLE FACCENDE INTERNE AMERICANE? OPPURE, PER DIMOSTRARE DI ESSERE ANCORA IN CHIEF, CERCHERÀ UNA RIVINCITA FUORI DAI CONFINI NAZIONALI RILANCIANDO LA GEURRA NEL GOLFO? A PALAZZO CHIGI È SOPRATTUTTO LA SECONDA EVENTUALITÀ A PREOCCUPARE, PERCHÉ PEGGIOREREBBE LA CRISI ENERGETICA GIA’ PESANTE – “LA STAMPA”: “LA LEZIONE PER MELONI È CHIARA. IL CARO BENZINA E IL CAROVITA POSSONO PRESENTARE IL CONTO ANCHE AI GOVERNI PIÙ SOLIDI E DURATURI. LO SMARCAMENTO DAL TYCOON, INIZIATO QUANDO I SONDAGGI HANNO COMINCIATO A MOSTRARE LE CREPE DEL MONDO MAGA, DIVENTA ANCORA PIÙ URGENTE…”
Estratto dell’articolo di Francesco Malfetano per www.lastampa.it
Per Giorgia Meloni, ora, il problema è capire quale Donald Trump uscirà dalla sconfitta. Quello che, preso atto della nuova maggioranza democratica al Congresso, proverà a recuperare terreno tornando a occuparsi degli americani.
Oppure quello che, per dimostrare di essere ancora al comando, cercherà una rivincita fuori dai confini nazionali. A Palazzo Chigi è soprattutto la seconda eventualità a preoccupare. [...]
La promessa di rispettare il risultato e collaborare con gli avversari («Non vedo l'ora») è durata poco. Prima è arrivato il nuovo soprannome, «Mr Veto», poi la minaccia di bloccare ogni iniziativa della maggioranza e governare a colpi di ordini esecutivi. L'anatra zoppa, insomma, rischia di diventare un'anatra scatenata.
La sconfitta, del resto, ha una spiegazione che a Roma non può essere ignorata: Trump aveva promesso una nuova età dell'oro alla classe media americana, ma non è riuscito a mantenere le promesse sulla manifattura, sui dazi e soprattutto sul costo della vita. Anzi, la guerra in Iran ha aggravato l'inflazione e fatto impennare i carburanti, contribuendo a erodere il consenso.
GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN
Una lezione che Meloni conosce bene. Il caro benzina e il carovita possono presentare il conto anche ai governi più solidi e duraturi. Ecco perché la premier non intende farsi trascinare nella parabola del tycoon. Lo smarcamento, iniziato quando i sondaggi hanno cominciato a mostrare le crepe del mondo Maga - passando da «spero che un giorno potremo dargli il nobel per la pace» a «mi ha supplicato per una foto con lei» - adesso diventa ancora più urgente.
Nella maggioranza la reazione è tutt'altro che univoca. Da una parte c'è quindi chi considera il risultato un campanello d'allarme per le destre occidentali; dall'altra chi preferisce sottolineare che il voto americano non è automaticamente trasferibile da questa parte dell’Atlantico.
DONALD TRUMP E LO STRETTO DI HORMUZ - VIGNETTA DI FABIO MAGNASCIUTTI PER DOMANI
Di certo, il successo democratico ha ringalluzzito il campo largo. «Lasciateli festeggiare, vincono solo altrove ma c'è poco di buono per l'Italia», è l'umore che trapela dal fronte dei fedelissimi meloniani.
In attesa di capire se davvero il tycoon sospenderà i finanziamenti a Israele, il primo dossier che preoccupa Palazzo Chigi è l'Iran. Qui le valutazioni dei consiglieri della premier si dividono. Da una parte c'è il timore che Trump, magari in sintonia con Netanyahu, decida di rilanciare l'offensiva contro il regime di Teheran, inseguendo un cambio di regime che finora non è arrivato. Con il rischio di aggravare la crisi nello stretto di Hormuz e provocare una nuova fiammata dei prezzi energetici. [...]
L'altro fronte è la Nato. La revisione della presenza militare americana in Europa, attesa entro dicembre, rischia di diventare il terreno sul quale il presidente proverà a dimostrare di non essere politicamente ridimensionato.
ELEZIONI DI MIDTERM - VIGNETTA BY NATANGELO
Sul tavolo c'è il possibile ritiro di altre migliaia di soldati dal Vecchio continente, ma anche la tentazione di subordinare la permanenza delle truppe all'accettazione europea di un accordo sull'Ucraina gradito a Washington. Un modo per mettere gli alleati alle strette e trasformare la sicurezza europea in una leva negoziale.
È proprio questo il margine di incertezza che Meloni dovrà gestire. Oggi a Bruxelles, mentre Nato e gli E3 (Francia, Germania e Regno Unito) si confronteranno sui negoziati tra Mosca e Kiev, l'Italia resterà fuori dal tavolo. Una fotografia che pesa, soprattutto nel giorno della festa delle Forze armate.
CARTELLONE SULLA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ A TEHERAN
friedrich merz donald trump giorgia meloni g7 evian francia
UN FAN DI DONALD TRUMP CON UNA MASCHERA DEL PRESIDENTE DURANTE UN COMIZIO A FORT WAYNE, INDIANA
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