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DOPO LE BANCHE, ARRIVA LA STANGATA SULLE MULTINAZIONALI – IL GOVERNO MELONI, ALLA DISPERATA RICERCA DI RISORSE, DAL 1° GENNAIO 2024 INTRODURRÀ UNA NUOVA TASSA DESTINATA ALLE GRANDI AZIENDE: I GRUPPI CHE NEL NOSTRO PAESE ABBIANO UN FATTURATO CONSOLIDATO DI OLTRE 750 MILIONI DI EURO L'ANNO DOVRANNO PAGARE UN'IMPOSTA EFFETTIVA DI ALMENO IL 15% – OBIETTIVO: INCASSARE UN GETTITO EXTRA DI CIRCA 3 MILIARDI DI EURO – IL DECRETO ATTUATIVO DELLA DELEGA FISCALE RECEPISCE L’ACCORDO DELL’OSCE CONTRO IL DUMPING FISCALE…
Estratto dell’articolo di Federico Capurso per “La Stampa”
La prossima settimana Forza Italia presenterà i suoi emendamenti al decreto che ha introdotto, prima della pausa estiva, una tassa sugli extraprofitti delle banche. […]
Nel frattempo, però, il governo Meloni cerca altre strade per recuperare risorse. A partire dal primo gennaio 2024, introdurrà quindi una nuova tassa destinata alle grandi aziende: i gruppi nazionali e multinazionali che nel nostro Paese abbiano un fatturato consolidato di oltre 750 milioni di euro l'anno dovranno pagare un'imposta effettiva di almeno il 15 per cento.
Come anticipato dal viceministro all'Economia Maurizio Leo sul Messaggero, sarà questo «il primo decreto attuativo della delega fiscale», con cui l'Italia potrebbe incassare, secondo le prime stime, un gettito extra di circa 3 miliardi di euro.
global minimum tax - tassa sulle multinazionali – la stampa
La prossima settimana si aprirà la consultazione pubblica a via XX settembre […] L'obiettivo è quello di arrivare a una tassazione «superiore alla soglia minima del 15 per cento», cercando di evitare che detrazioni e crediti di imposta riducano la base imponibile evitando il pieno pagamento dell'aliquota.
Il decreto recepisce la direttiva europea del 2022, adottata in seguito all'accordo preso in seno all'Ocse, sul secondo pilastro della tassazione delle multinazionali. Un impianto teorico, ancora non del tutto attuato dagli Stati sottoscrittori del patto, che punta a combattere il dumping fiscale e a rendere meno appetibili i cosiddetti paradisi fiscali.
La fuga verso Paesi con giurisdizioni vantaggiose, in cui si offrono livelli bassi se non nulli di tassazione sui redditi, sulle plusvalenze, sulle eredità o sulle società, incide negativamente sul bilancio del nostro Paese con perdite di circa 28 miliardi di euro di imponibile e 7 miliardi di gettito ogni anno. Il decreto del governo punta quindi a tamponare, per quanto possibile, questa "emorragia fiscale".
L'altro pilastro dell'accordo siglato dall'Ocse prevede un sistema di condivisione dei diritti di tassazione: verrebbero ridistribuiti, in questo modo, i profitti delle multinazionali che superano i 20 miliardi di dollari di fatturato in tutto il mondo. A essere colpite sarebbero soprattutto le grandi aziende tecnologiche e del web americane ed è per questo che gli Stati Uniti, dove risiedono le Big-Tech, frenano e sembra possano rimandare l'adesione oltre le elezioni presidenziali del prossimo anno. […]
contributo delle multinazionali estere agli aggregati economici a livello regionale
minimum tax
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