DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È…
È IL MOMENTO DELLA VERITÀ PER TRUMP: DOMANI ALLE ELEZIONI DI METÀ MANDATO IL PRESIDENTE AMERICANO POTREBBE FINIRE GIUBILATO – IN GIOCO CI SONO TUTTI I 435 SEGGI DELLA CAMERA, 35 DEI 100 SEGGI DEL SENATO E LE POLTRONE DI 36 GOVERNATORI – I DEMOCRATICI SONO SICURI DI OTTENERE LA MAGGIORANZA ALLA CAMERA, E HANNO POSSIBILITÀ ANCHE AL SENATO, DOVE PERÒ TRUMP, CON IL SUO IMPEGNO SUL CAMPO (27 EVENTI IN 19 STATI IN MENO DI UN MESE) SI STA RIPRENDENDO. ANCHE GRAZIE A SCELTE FOLLI DEI DEM, COME IL TURBO-RADICAL MUSULMANO ABDUL EL-SAYED IN MICHIGAN – SE I DEMOCRATICI RICONQUISTASSERO ANCHE IL SENATO, POTREBBERO INDAGARE SUL PRESIDENTE, SULLA SUA FAMIGLIA E FORSE METTERE TRUMP SOTTO IMPEACHMENT (ANCHE SE PER LA CONDANNA SERVONO I DUE TERZI DEL SENATO, CHE NON AVRANNO) – LA DOMANDA DELLE CENTO PISTOLE: TRUMP ACCETTERÀ IL RISULTATO? DALLE ULTIME SPARATE, SEMBRA DI SÌ: “SE PERDO, IMMAGINO CHE DIVENTERÒ MISTER VETO. NON PERMETTERÒ LORO DI FARE QUELLO CHE VOGLIONO...” - VIDEO
1 - REFERENDUM SU TRUMP, GIÀ 54 MILIONI AL VOTO
Estratto dell’articolo di Viviana Mazza per il “Corriere della Sera”
Domani è in gioco il controllo repubblicano su Washington. Sono in palio tutti e 435 i seggi della Camera, 35 dei 100 seggi del Senato e le poltrone di 36 governatori. Si è registrata un’impennata del voto anticipato: 54 milioni di americani si sono già recati alle urne o hanno votato per posta, secondo Nbc News, 7 milioni in più rispetto all’ultimo midterm nel 2022. L’entusiasmo sembra più forte tra i democratici: secondo dati degli Stati che raccolgono queste informazioni, finora hanno votato 10,7 milioni di democratici, 7,8 milioni di repubblicani.
In un clima politico sempre più cupo per il presidente Donald Trump (che ha un tasso di popolarità medio del 38%) […], i democratici hanno una seria possibilità di riconquistare sia la Camera che il Senato (l’88% e il 63% secondo VoteHub), anche se nulla è scontato e la situazione al Senato resta particolarmente incerta.
crollo di consenso per trump nei principali settori
[…] Dal suo ritorno alla Casa Bianca Trump ha privilegiato il ricorso ai decreti presidenziali rispetto al normale iter legislativo, ridimensionando di fatto il ruolo del Congresso, ma il controllo democratico limiterebbe le sue possibilità di ottenere risultati politici nei suoi ultimi due anni di mandato.
Inoltre l’esito delle elezioni sarà visto come un referendum su Trump, che ha ripetutamente chiesto agli americani di votare come se il suo nome fosse sulla scheda elettorale ed è responsabile di aver portato alla ribalta alcuni candidati che rischiano di perdere, tra cui Ken Paxton per il Senato in Texas.
Se i repubblicani superassero le aspettative, Trump potrebbe rivendicare di aver mobilitato la base conservatrice, grazie a una campagna elettorale a tappeto: 27 eventi in 19 Stati negli ultimi 30 giorni, più di qualsiasi presidente per il midterm . Ciò rafforzerebbe la sua influenza sul partito anche nelle primarie del 2028 e nel dopo-Trump. Se le perdite saranno gravi, invece, un numero maggiore di repubblicani potrebbe sentirsi incoraggiato a prendere le distanze da Trump […].
[…] I repubblicani stanno lottando per mantenere il controllo risicato della Camera, ma i democratici si sentono così sicuri che da mesi si vantano di come intendono usare la maggioranza per mettere sotto pressione l’amministrazione Trump. Ai democratici bastano tre seggi per ottenere la maggioranza ma sperano di conquistarne molti di più. Si sono spinti con forza in distretti repubblicani, inclusi alcuni in cui Trump ha vinto con un margine a doppia cifra nel 2024.
Con il controllo della Camera (senza il Senato), comunque, non c’è molto che potrebbero realizzare. Oltre ad approvare i cosiddetti «messaging bills» (che non hanno alcuna possibilità di essere convertiti in legge) si concentrerebbero su indagini su Trump e i suoi ministri, sulle ricchezze accumulate durante il mandato, sulla sua riorganizzazione del governo federale e la persecuzione dei nemici politici.
Il margine di maggioranza alla Camera avrà conseguenze concrete. Mantenere unita una maggioranza esigua è difficile. Un piccolo gruppo di deputati di estrema sinistra si è già rifiutato di impegnarsi a sostenere il leader Hakeem Jeffries come prossimo speaker della Camera se non in cambio di concessioni.
[…] Fino a pochi mesi fa, i repubblicani erano dati per favoriti al Senato: hanno una maggioranza di 53 seggi contro 47. I democratici devono strapparne quattro (in caso di pareggio, decide il voto del vicepresidente) in Stati fortemente repubblicani. Ma in autunno i sondaggi hanno iniziato a mostrare una situazione a sfavore dei repubblicani.
Oltre ai tradizionali Stati contesi come il Maine, la North Carolina e l’Ohio, il partito si trova sulla difensiva in Texas, in Alaska, in Iowa, in Kansas. I repubblicani stanno versando ingenti somme di denaro persino in roccaforti come South Carolina e Mississippi. Sulla mappa l’unica opportunità di conquista di un seggio democratico per i repubblicani è invece il Michigan, dove la frattura nella coalizione democratica (con l’endorsement ai repubblicani della ex rivale nelle primarie di Abdul El-Sayed) ha creato una nuova complicazione in una sfida già serrata.
La riconquista del Senato da parte dei democratici li spingerebbe a indagare sul presidente, sulla sua famiglia e sulla sua amministrazione e forse a mettere Trump sotto impeachment (anche se per la condanna servono i due terzi del Senato, che non avranno).
Cosa ancora più significativa, un Senato a maggioranza democratica renderebbe molto più difficile per Trump ottenere la conferma dei suoi candidati in posizioni chiave, come un potenziale posto vacante alla Corte suprema.
previsioni camera e battaglia per il senato midterm
[…] Da mesi i democratici lanciano l’allarme che Trump potrebbe contestare nuovamente la legittimità delle elezioni in caso di sconfitta. In Alaska, ha già ordinato preventivamente al dipartimento di Giustizia di bloccare la certificazione dei risultati qualora il senatore repubblicano in carica dovesse perdere con un margine inferiore al numero di voti ottenuti da un avversario dal nome quasi identico (reclutato dai democratici), ma un giudice ha archiviato ieri il caso e il senatore repubblicano ha detto che accetterà i risultati anche in caso di sconfitta. Comunque anche una vittoria schiacciante dei dem domani sera potrebbe rimanere impantanata in settimane di controversie e ricorsi legali.
DONALD TRUMP INSULTA UN GIORNALISTA DI REUTERS
2 - «SE PERDO DIVENTERÒ MISTER VETO» IL COMIZIO FINALE AL LINCOLN MEMORIAL
Estratto dell’articolo di Viviana Mazza per il “Corriere della Sera”
«Bé, se dovesse succedere, immagino che diventerò Mister Veto. Non permetterò loro di fare quello che vogliono», ha dichiarato Trump durante un’intervista alla Fox News . «E poi, a un certo punto, probabilmente raggiungeremo degli accordi. È quello che è successo a me in passato. Non sarebbe la prima volta che c’è un presidente che non controlla né la Camera né il Senato».
In caso di vittoria dei democratici sia alla Camera che al Senato, l’approvazione delle leggi potrebbe rivelarsi comunque difficile. A causa del filibuster, al Senato servono 60 voti su 100 per far avanzare gran parte delle leggi: senza appoggio bipartisan, i democratici potrebbero ripiegare sulla riconciliazione di bilancio, che permette di approvare misure su fisco, spesa e debito a maggioranza semplice.
Ma Trump può porre il veto e per superarlo servono i due terzi sia alla Camera che al Senato (che i democratici difficilmente avranno). Quanto al presidente, potrebbe anche cercare ambiti in cui ci sono obiettivi comuni per collaborare con i democratici, mentre è impegnato a respingere le loro indagini sull’operato dell’amministrazione, oppure potrebbe affidarsi ancora di più alla sua propensione per gli ordini esecutivi.
Le sue parole di ieri suggeriscono che per ora tiene tutte le porte aperte: «Ci manderanno dei provvedimenti. Tu metti il veto e, alla fine, dopo un mese o due in cui tutto viene bloccato dai veti, capiscono che stanno solo perdendo tempo. Allora li fai venire da te e si trova un accordo».
[…] Oggi il presidente concluderà la sua campagna con un discorso presso la Reflecting Pool (piscina riflettente) del Lincoln Memorial: è uno dei monumenti della capitale sul cui restauro Trump ha investito grande attenzione e denaro e su cui ha puntato, come con la sala da ballo della Casa Bianca e l’Arco di trionfo, per tentare di consolidare la sua impronta duratura su Washington .
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