RESPINTO IL RICORSO DI SIGFRIDO RANUCCI CONTRO LA RAI: NON CI SARA' NESSUN REINTEGRO, IL CONDUTTORE…
E’ ORMAI CHIARO CHE DONALD TRUMP E’ IL PRIMO NEMICO DELL’EUROPA – IL PATTO SUL GASOLIO CON PUTIN E L’ATTACCO A ZELENSKY (“SUGGERISCO CHE L'UCRAINA TROVI UN NUOVO LEADER IN GRADO DI RAGGIUNGERE UN ACCORDO") SONO MOSSE CHE SERVONO A TRUMP PER CONTENERE LA SCOPPOLA ALLE MIDTERM: GLI ELETTORI AMERICANI, SOPRATTUTTO QUELLI NEGLI STATI AGRICOLI E REPUBBLICANI, SONO FURIOSI PER L’AUMENTO DEL PREZZO DI BENZINA E GASOLIO – MA TRUMP VUOLE ANCHE LA RIABILITAZIONE DEFINITIVA DI PUTIN CHE DOVREBBE CULMINARE IN UN DIALOGO A TRE, DA AVVIARE CON XI JINPING, NEL VERTICE DEL G20, IL 14 E 15 DICEMBRE A MIAMI – A FARNE LE SPESE E’ L’EUROPA, RIMASTA SOLA A SOSTENERE KIEV E TRADITA DAL SUO ALLEATO AMERICANO…
1 - IL TYCOON HA PAURA DI UNO SCHIAFFO ALLE URNE E RITROVA I TONI DA RISSA DELLO STUDIO OVALE
Estratto dell’articolo di Giuseppe Sarcina per il “Corriere della Sera”
La paura di perdere le elezioni di midterm fa scatenare Trump. Stringe il «patto del diesel» con Putin, e in un colpo solo rompe con Zelensky, sconfessa il Congresso, spiazza gli alleati europei.
Il presidente americano è arrivato a chiedere esplicitamente la rimozione del leader ucraino, rinfacciandogli gli attacchi contro le raffinerie russe e glissando sui missili che quotidianamente si abbattono su Kiev e le altre città del Paese. È ancora peggio dell’imboscata con cui Trump e il suo vice JD Vance accolsero Zelensky nello Studio Ovale, il 28 febbraio del 2025.
vladimir putin donald trump volodymyr zelensky
Neanche un mese fa, il 18 settembre scorso, Trump aveva firmato la legge che penalizza le esportazioni di idrocarburi russi e consente di imporre dazi agli Stati che comprano petrolio o gas da Mosca. Quel passaggio fu accompagnato da uno scetticismo diffuso. Come si sarebbe regolato Trump nel concreto? Adesso lo sappiamo: ha concluso un accordo con il bersaglio di quella legge, incurante dei contraccolpi politici dentro e fuori gli Stati Uniti.
Putin ha promesso di immettere diesel sul mercato in tranche crescenti: 300 mila tonnellate subito; 500 mila a novembre, un milione a dicembre e poi ancora tre milioni «entro un breve periodo di tempo». Il consumo mondiale giornaliero di diesel ammonta a circa 3,8 - 4,1 milioni di tonnellate. Gli esperti sostengono che l’intesa Trump-Putin avrà un effetto limitato, se non nullo, sui prezzi. […]
LA TELEFONATA TRUMP-PUTIN VISTA DA GIANNELLI
[…] È, invece, sicuro che l’annuncio della Casa Bianca suona come un via libera per tutti. Adesso chi andrà a chiedere alla Cina o all’India di ridurre l’import petrolifero da Mosca? In Europa avrà ancora più voce chi sostiene quanto sia necessario riprendere a comprare idrocarburi dalla Russia.
La scelta di Trump si spiega con due obiettivi. Il primo è di breve periodo. Le elezioni di midterm sono alle porte. I sondaggi prevedono una secca sconfitta per i repubblicani, o meglio, una bruciante bocciatura per il presidente. Gli elettori indicano l’aumento del prezzo di benzina e gasolio tra le principali cause di insoddisfazione. Da febbraio a oggi, la quotazione media del diesel è quasi raddoppiata: da 3,6 dollari al gallone (3,7 litri) a 6,28.
Un balzo che fa infuriare, in modo trasversale, tutti gli americani, compresi gli agricoltori e i trasportatori di Stati tradizionalmente conservatori come Iowa, Kansas, Texas e Ohio, dove i pronostici elettorali sono ora in bilico. Trump sta tentando di non perdere il controllo del Congresso. Alla manovra con Putin potrebbe seguire una mossa anche nel Golfo Persico. Il numero uno della Casa Bianca sostiene di aver «sbloccato» lo Stretto di Hormuz, ma il flusso di petrolio e gas è ancora precario.
VOLODYMYR ZELENSKY DONALD TRUMP VLADIMIR PUTIN
Trump ha smentito le indiscrezioni su un nuovo attacco imminente contro l’Iran. Intanto, però, ha inviato quasi altri 10 mila soldati e diverse navi militari pronte a entrare in azione. Ma, secondo un sondaggio del «Pew Research Center», il 65% degli americani «disapprova» la sua gestione della guerra. […]
Trump guarda anche oltre le urne, a un risultato più strutturale. L’intesa sul diesel rappresenta un altro passo nel percorso di riabilitazione completa di Putin. Ci possiamo mettere dentro anche le sanzioni e gli insulti contro i giudici della Corte penale internazionale dell’Aia. […] Nei piani della Casa Bianca, lo sdoganamento del leader russo dovrebbe culminare in un dialogo a tre, da avviare con Xi Jinping, nel vertice del G20, il 14 e 15 dicembre a Miami. Una specie di «cupola» che taglierebbe fuori l’Europa.
2 - LA TRATTATIVA CON PUTIN PER OTTENERE LA TREGUA SULLA PELLE DEGLI ALLEATI
Estratto dell’articolo di Gianluca Di Feo per “la Repubblica”
[…] Il deal sull'esportazione di diesel russo, voluto dalla Casa Bianca per risollevare i sondaggi sul voto di midterm, risponde in pieno a una questione sollevata da Vladimir Putin. Una settimana fa, nel Forum di Valdai, lo Zar ha definito "assurda" l'ipotesi di una moratoria sugli attacchi contro le centrali elettriche e le navi del grano ucraine in cambio della sospensione dei raid contro raffinerie e petroliere russe. «Le sanzioni - ha detto Putin - mi impedirebbero comunque di esportare il nostro greggio».
xi jinping donald trump vladimir putin
Ecco che l'ultimo accordo supera parzialmente questo limite e va a inserirsi nella ripresa dei negoziati, con la delegazione di Kiev attesa in Florida per preparare una tornata di colloqui e i partner europei che studiano "nuove idee". La realtà della situazione ucraina è drammatica: nella capitale la corrente è già razionata, a Odessa e nelle altri città i blackout sono ripresi, e tutti sono consapevoli di avere davanti un inverno da incubo.
Il Cremlino però sta vedendo svanire le prospettive di un successo sul terreno: le difese del Donetsk stanno resistendo e la controffensiva ucraina a Lyman ha compromesso i piani d'assalto. Per vincere entro il 2027 Putin ha una sola opzione: ordinare la mobilitazione e mandare al fronte per la prima volta non i volontari delle province remote ma i figli della borghesia che sostiene il suo potere. È un rischio politico colossale, che dal 2022 ha evitato con scrupolo […]
vladimir putin donald trump xi jinping
Sotto molti aspetti, Zelensky si trova in una condizione speculare: il suo esercito ha bisogno di soldati che la demografia ucraina non permette di trovare e la caccia quotidiana nelle strade ai renitenti alla leva è sempre più impopolare. I robot terrestri con cui si cerca di lenire questa carenza non promettono effetti a breve termine e c'è la convinzione che la chiamata alle armi degli under 25 manderebbe al massacro l'ultima generazione. Al di fuori delle dichiarazioni bellicose, entrambi potrebbero cercare una pausa negli scontri.
Il percorso per una vera pace è molto più complesso.
Richiede una formula per la gestione del Donbass, territorio a cui entrambi i contendenti non intendono rinunciare. E soprattutto mancano le garanzie di sicurezza che tutelino Kiev da nuove aggressioni militari e ibride russe. Questo ostacolo finora appare insuperabile, perché Donald Trump non è disposto a impegnarsi nella protezione dell'Ucraina e non nasconde l'ostilità verso Zelensky.
Allo stesso tempo, la strategia del business della Casa Bianca manifestata sin dal vertice di Anchorage del Ferragosto 2025 mette Putin davanti a un'alternativa alla guerra a oltranza: oggi lo Zar è in qualche modo prigioniero della macchina bellica che lui stesso ha creato e che domina l'industria nazionale, spingendolo lungo un sentiero che porta verso lo scontro diretto con la Nato nel Baltico. La prospettiva di investimenti e intese preferenziali con gli States che riportino le materie prime al centro dell'economia russa offre invece al Cremlino uno scenario che incrementerebbe il consenso interno, oltre a riconoscere il suo status internazionale.
Si tratta di un incentivo che può generare una pace dai caratteri instabili, che renderebbe incerto il domani dell'Ucraina e verrebbe pagata soprattutto dall'Europa […] Nella nuova partita che si sta aprendo in queste ore, l'intesa tra Trump e Putin non mette però in gioco soltanto il futuro economico dell'Europa, ma qualcosa di ancora più importante: la sopravvivenza dei nostri sistemi democratici.
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