regeni meloni al sisi

“DUBITO CHE CHIUDERE I CANALI CON IL CAIRO CI AVVICINI ALLA VERITA'” – DOPO LA CONDANNA DI TRE 007 EGIZIANI E LE VERGOGNOSE PAROLE DI TAJANI SUL CASO REGENI ("NON È STATO CONDANNATO L’EGITTO, MA SONO STATE CONDANNATE TRE PERSONE"), GIORGIA MELONI NON STRAPPA CON IL REGIME DI AL SISI: “ANCHE NOI CERCHIAMO LA VERITÀ”. MA COSA FARA’ PALAZZO CHIGI, CHIEDERÀ L’ESTRADIZIONE DEI CARNEFICI DEL RICERCATORE ITALIANO? SI RIVOLGERÀ ALL’EGITTO PER PRETENDERE IL RISARCIMENTO DEI DANNI PREVISTO IN SENTENZA? LA DUCETTA PRENDE TEMPO, RICORDA CHE LA SENTENZA È ANCORA DI PRIMO GRADO, DUNQUE “TUTTO ANDRÀ FATTO NEI MODI E NEI TEMPI IN CUI SARÀ NECESSARIO”. BANDO ALLE CIANCE: NON DOVREBBE ESSERE DIFFICILE PER UNA PREMIER SOVRANISTA, CHE HA SOSPESO SCHENGEN CON LA SPAGNA, PRETENDERE DAL GENERALE AL-SISI LA CONSEGNA DEI RESPONSABILI DELLA MORTE DI UN CITTADINO ITALIANO INNOCENTE - LA DIPLOMAZIA MELONIANA SE LA FA ADDOSSO PERCHE' TEME CONTRACCOLPI DAL CAIRO NELLA GESTIONE DEI FLUSSI MIGRATORI, SUL DOSSIER GAS E PER SBLOCCARE LO STRETTO DI BAB EL-MANDEB, PRESO DI MIRA DAGLI HOUTHI...

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Tommaso Ciriaco e Giuliano Foschini per repubblica.it - Estratti

 

GIORGIA MELONI - AL SISI

Nel cortile presidenziale rimbomba “Sarà perché ti amo”. Manca un’ora all’arrivo di Giorgia Meloni e un fonico si diverte con i Ricchi e Poveri. Quando la premier italiana sale sul podio, però, c’è poco da ridere.

 

L’unica domanda che i cechi concedono agli italiani vira su Giulio Regeni. Palazzo Chigi chiederà l’estradizione dei suoi carnefici? E si rivolgerà all’Egitto per pretendere il risarcimento dei danni previsto in sentenza? La presidente del Consiglio non si sbilancia. Ricorda che la sentenza è ancora di primo grado, dunque «tutto andrà fatto nei modi e nei tempi in cui sarà necessario».

 

Un orientamento, però, già lo anticipa: nessuno strappo diplomatico con Al Sisi, nessun gesto eclatante per mettere pressione all’alleato. Non avvicinerebbe l’obiettivo, sostiene. E d’altra parte è proprio il suo esecutivo ad aver normalizzato, dopo diversi anni di gelo, le relazioni con il Cairo.

 

La missione nella città delle cento torri serve a stringere alleanze in vista del prossimo Consiglio europeo sull’energia. L’abbraccio del premier Andrej Babis, un miliardario iscritto all’ultradestra dei Patrioti e soprannominato “il Berlusconi ceco”, è caloroso.

 

Giulio Regeni 2 1

Lui celebra l’evento brindando ai presunti “buoni rapporti di entrambi con Trump”; per un istante Meloni lo osserva per capire se si tratti di una battuta. Ma è sulle condanne dei sequestratori del ricercatore italiano che la premier rallenta i ragionamenti, cercando parole caute per non scivolare:

 

«Voglio ribadire la mia vicinanza alla famiglia di Giulio Regeni – la premessa – e alla loro richiesta, che è anche la nostra, di verità e giustizia. Lo Stato italiano è parte civile nel processo, quindi anche noi siamo assolutamente determinati a cercare la verità sulla vicenda». E però, aggiunge, non romperà le relazioni con il presidente d’Egitto, come pure chiedono l’opposizione e la famiglia della vittima: «In questa ricerca abbiamo sempre utilizzato tutti i canali, anche quelli politici e diplomatici con il Cairo. Ho un po’ il dubbio che chiudendoli noi ci avviciniamo ai nostri obiettivi, piuttosto che allontanarci».

al sisi accoglie giorgia meloni al vertice per la pace di sharm el sheikh

 

È un primo tassello: nessun atto ostile, anche a costo di pagare un prezzo. Né scioglie il dilemma che tormenta in queste ore l’esecutivo: che fare con il mezzo milione di euro che i tre condannati devono subito all’Italia?

 

Se infatti Palazzo Chigi può provare a sostenere – non senza difficoltà ed esponendosi alle critiche – che non è ancora il momento di reclamare l’estradizione dei tre condannati, perché manca una sentenza passata in giudicato, è impossibile sottrarsi a una decisione sulla somma riconosciuta dal tribunale. Fino a questo momento la linea con Sisi è sempre stata: «Non possiamo intrometterci nel lavoro della magistratura». Presentare ora il conto economico, con la firma di Chigi, è diverso. Meloni ha tre mesi per decidere. E il dibattito su come muoversi divide i tecnici di Palazzo Chigi.

 

La partita è a dir poco delicata, ammettono anche alla Farnesina. Essere cauti: questa è la strategia. Per sostenere questa linea, si indicano alcune scadenze critiche che tocca al ministero degli Esteri gestire.

 

Manifestazione per giulio regeni

Ad esempio, viene ricordato che a giorni si terrà l’udienza di appello di Nessy Guerra, bloccata in Egitto a causa del processo intentato dall’ex marito per ottenere l’affido della figlia. La diplomazia meloniana ribadisce inoltre quanto peso abbia il Cairo nella gestione dei flussi migratori, nel teatro libico, a Gaza e in Sudan, per l’energia e il petrolio, nella lotta al terrorismo e per sbloccare Bab el-Mandeb.

 

Ecco perché Tajani, in privato, sostiene: non mi prendo gli insulti sull’Egitto perché mi piace farmi sbeffeggiare. E ancora: dobbiamo difendere l’interesse nazionale italiano; il volto di Nessy e della sua bambina è il simbolo del perché dobbiamo parlare con loro. A tutto questo un cruccio in più: non irritare Al Sisi anche davanti a una sentenza che il Cairo temeva più severa.

 

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