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Carlotta Scozzari per Dagospia
Sono sempre più numerosi gli argomenti di chi invoca a gran voce, già a partite dalla riunione sui tassi di domani, un intervento della Banca centrale europea (Bce) a sostegno dell'economia dell'area dell'euro, che sembra sempre di più arrancare.
Tra i dati poco confortanti giunti negli ultimi giorni c'è una inflazione che a gennaio si è mostrata particolarmente debole, attestandosi ad appena lo 0,7%, in calo rispetto allo 0,8% del mese precedente. Un dato che ha alimentato le preoccupazioni che sull'economia europea aleggi lo spettro della deflazione, ossia di una pericolosa spirale di diminuzione dei prezzi.
Brutte notizie anche dalle vendite al dettaglio, che nel mese di dicembre del 2013, rispetto a novembre, sono scese dell'1,6% nell'area dell'euro, secondo le stime dell'Eurostat. Confrontando dicembre 2013 con lo stesso mese del 2012, invece, l'indice delle vendite al dettaglio ha subito una battuta d'arresto dell'1 per cento.
Insomma, gli ultimi dati macroeconomici tratteggiano un quadro a tinte piuttosto fosche, che offre argomenti a chi chiede alla Bce guidata da Mario Draghi di fare qualcosa (di più) per risollevare le sorti dell'economia di Eurolandia.
In un recente studio, ad esempio, gli economisti di Bank of America Merrill Lynch sottolineavano come i mercati finanziari stiano cominciando a scontare un taglio dei tassi di riferimento (già ai minimi storici dello 0,25%) da parte dell'Eurotower proprio alla luce dei timori che si inneschi una spirale disinflativa. Tuttavia, precisavano gli stessi esperti della banca d'affari, "ulteriori allentamenti dell'economia monetaria della Bce dipendono dalla persistenza della debolezza dell'inflazione".
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