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“VESPA SBROCCA PERCHÉ SI È ACCORTO DELL’INELUTTABILE STANCHEZZA DEL TALK SHOW” – FILIPPO CECCARELLI LEGGE TRA LE RIGHE DEL NERVOSISMO DI "BRU-NEO", DOPO LO SCAZZO STRACULT CON IL PIDDINO PROVENZANO: “C'ENTRA POCO O NULLA LA PRETESA RELIGIONE DELLA PAR CONDICIO. STA VENENDO MENO L'IMPALCATURA DI CONDIVISA IPOCRISIA CHE PER TRENT'ANNI HA ALIMENTATO E SOSTENUTO QUESTO GENERE TELEVISIVO INCENTRATO SULLA FINTA NEUTRALITÀ DEL CONDUTTORE” – “LA SEQUENZA HA UN SUO POTERE IPNOTICO CHE AL TEMPO STESSO FA RIDERE, SEDUCE E SGOMENTA. AVENDO COME FONDALE UNA GIGANTESCA E SELEZIONATISSIMA FOTO DI MELONI, LA COSA FORSE PIÙ DIVERTENTE E RIVELATRICE È CHE VESPA SI AGITAVA E STREPITAVA TENENDOSI SEMPRE L'ALTRA MANO IN TASCA: CIÒ CHE NEL LINGUAGGIO DEL CORP, MA ANCHE DEL TEATRO, TRADISCE UNA...” - VIDEO
"Forse dovrebbe sedersi da quella parte". Il demonio si impossessa di Vespa e scaglia la sua ira funesta contro Provenzano pic.twitter.com/acxDMX7tfZ
— Il Grande Flagello (@grande_flagello) April 10, 2026
Estratto dell’articolo di Filippo Ceccarelli per “la Repubblica”
bruno vespa giuseppe provenzano
Sulle ragioni del fantastico sbrocco di Bruno Vespa, quell'indice puntato sul naso del povero Provenzano, e i decibel, la voce strozzata, il lapsus autolesionista («Isterica trasmissione»), «Adesso stia zitto!», eccetera, ecco, sono lecite [...] le più varie e anche bislacche interpretazioni.
Così forse è de senectute (81), forse impetus laesae majestatis, forse Vespa non ha ancora smaltito la vittoria del No, forse era nervoso perché c'è sotto qualche impiccio Rai, che non manca mai, dalla par condicio agli sforamenti d'orario di questo o di quello.
bruno vespa giuseppe provenzano
Oppure forse è stato solo il capriccio di un divo, come pure può essere dipeso dalla più perdurante permalosità dato che il soggetto, ancorché composto, mellifluo e talvolta a suo modo addirittura spiritoso, è sempre stato un po' fumantino, fin dai tempi lontanissimi in cui, la sera dei risultati elettorali, fece una scenata pazzesca a un esponente del Psdi che l'aveva accusato di essere troppo democristiano, o forse era uno del Pri.
Vista e rivista con l'attenzione e il gusto maligno che merita, la sequenza dello sbrocco [...] ha un suo potere ipnotico che al tempo stesso fa ridere, seduce e sgomenta.
bruno vespa e giogia meloni nella masseria li reni
Avendo come fondale una gigantesca e selezionatissima foto di Meloni e il suo lapidario proposito "Il governo va avanti fino alla fine", la cosa forse più divertente e rivelatrice è che Vespa si agitava e strepitava tenendosi sempre l'altra mano in tasca: ciò che nel linguaggio del corpo, ma anche del teatro, tradisce un'aggressività certo esibita, però anche inceppata, una dissonanza da "finto terribile", come chi solo per garbo istituzionale si astiene dal passare a vie di fatto — e non c'è dubbio che se invece avesse ceduto, ingaggiando un corpo a corpo a Porta a porta, beh, proprio nell'anno del trentennale avrebbe senz'altro sfondato qualsiasi record d'ascolto.
Nessuno oltretutto lo sa meglio di lui che nel 2001 si trovò, per così dire, in mezzo all'indimenticabile scontro fisico Mussolini-Bellillo, e mentre quelle due se le davano sul serio, «oh, Santo cielo!» — giustamente gongolava sfregandosi le mani.
bruno vespa giuseppe provenzano
Esaurite, forse, le possibili e recondite motivazioni dello sbrocco, [...] si osa qui finalmente arrivare all'ultima ed estrema interpretazione, necessariamente soggettiva, della sfuriatona vespiana.
Perché spesso là dove si nota un eccesso, sta nascosto un difetto, per non dire un vuoto o meglio ancora il senso di una fine imminente.
E dunque Vespa, di cui tutto si può dire meno che sia uno sciocco, finisce per straripare sempre più spesso (la penultima volta, con gratuita parolaccia, contro un tipo della Flottilla) perché si è accorto dell'ormai irrimediabile, insostenibile e ineluttabile stanchezza dei talk show, di cui Porta a porta è il modello primigenio.
giorgia meloni con bruno vespa al forum in masseria
A occhio, c'entra poco o nulla la pretesa religione della par condicio. Batte alle porte della Comunicazione un fatale avvicendamento mediatico, un fenomeno di enorme portata che non dipende da lui, entrato in Rai più di 60 anni orsono, ma dai tempi stessi, dall'accelerazione tecnologica, dai ritmi della vita pubblica e dalla gravità degli eventi che travolgono i salotti e i teatrini del secolo scorso con i loro ruoli, espedienti e salamelecchi.
In tale contesto, come minimo, sta venendo meno l'impalcatura di condivisa ipocrisia che per trent'anni ha alimentato e sostenuto questo genere televisivo incentrato sulla finta neutralità del conduttore e sulla reale consacrazione del potere.
bruno vespa manda a fanculo un passeggero in treno 1
Relegata al fondo della memoria resta l'antica, lusinghiera, ma anche un po' ambigua definizione di Andreotti, secondo cui Porta a porta era il "terzo ramo del Parlamento": sono ormai 13 anni che il Divo se n'è andato e il Parlamento non è altro che l'ombra di se stesso.
Una coltre di ingannevole vecchiume va estendendosi sui talk; se poi Vespa sbrocca pure, beh, buonanotte e grazie.
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