DAGOREPORT – SE ELLY SCHLEIN SPADRONEGGIA NEL PD E’ ANCHE PERCHE’ CHI POTREBBE CONTRASTARLA,…
LA FINTA BATTAGLIA DELLA MELONI PER NON DARE IL MILIARDO AI GIUDICI - LA DUCETTA È STATA DURA: NON FIRMERA’ MAI IL DPCM PER EROGARE ARRETRATI E AUMENTI DI RETRIBUZIONE RICONOSCIUTI AI MAGISTRATI DA DUE SENTENZE DEL CONSIGLIO DI STATO. DAL PUNTO DI VISTA PRATICO I SOLDI VERRANNO EROGATI LO STESSO, COME E’ SCRITTO ANCHE NEL DOCUMENTO PROGRAMMATICO DI BILANCIO, CHE PREVEDE CHE LA SOMMA (979 MILIONI) DEBBA ESSERE STANZIATA CON LA PROSSIMA MANOVRA - SE NON FIRMERA’ LA PREMIER, LO FARA’ UN COMMISSARIO AD ACTA - IL BALLETTO DELLE CIFRE: I 100MILA EURO A TOGA DI CUI PARLA LA DESTRA SONO LORDI, E CONTEMPLANO DIVERSE VOCI. NON OGNI GIUDICE RICEVERA’ GLI STESSI DENARI…
Estratto dell’articolo di Enrico Marro per il “Corriere della Sera”
Giorgia Meloni Giancarlo Giorgetti
Sarà perché il clima, già teso prima, si è avvelenato con il referendum sulla Giustizia perso dal governo. Sarà perché è una questione di soldi, tanti soldi. Ma il conflitto in corso da una decina di giorni tra l’esecutivo e la magistratura non accenna a placarsi. Anche perché la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è stata chiara: lei, il Dpcm per erogare arretrati e aumenti di retribuzione riconosciuti ai magistrati da due sentenze del Consiglio di Stato, non lo firmerà mai.
Dal punto di vista pratico questa decisione non risolverebbe il problema della spesa, pari a quasi un miliardo (979 milioni, per la precisione) che il Documento programmatico di bilancio ha previsto debba essere stanziata con la prossima manovra, perché le sentenze sono esecutive e dunque la somma dovrà essere sborsata (alle brutte, attraverso un commissario ad acta, come prevede la legge). Una situazione che contribuisce ad inasprire i toni da una parte e dall’altra, con la maggioranza che mette nel mirino i presunti privilegi dei magistrati, che porterebbero a casa 100mila euro in media a testa, e l’associazione sindacale della categoria che ribatte parlando di «falsità». Chi ha ragione?
Giorgia Meloni GIancarlo Giorgetti
Dipende da quale punto di vista si vede una faccenda che è molto complicata.
Indubbiamente, avendo il governo previsto una spesa di 979 milioni ed essendo 10.638 i magistrati in servizio nel 2018 (anno dal quale decorrono gli effetti delle sentenze) basta fare la divisione e risultano appunto circa 92mila euro a testa. Ma dietro questa media, si apre un mondo. Innanzitutto si tratta di una cifra lorda (e per queste fasce di reddito l’Irpef incide fra il 35 e il 40%) che comprende sia gli arretrati riconosciuti dalle sentenze in un periodo di nove anni — dal 2018 al 2026 — sia le conseguenze sulle retribuzioni nel 2027.
Nella spesa complessiva, inoltre, è incluso l’aumento dei contributi previdenziali (che si pagano in rapporto alla retribuzione) e l’incidenza sul Tfs, le somme che vengono accantonate annualmente per la liquidazione, il Trattamento di fine servizio (…)
Fatte tutte queste premesse e assodato che un conto è la media lorda e un altro le cifre nette che — come confermano al Tesoro — possono variare tantissimo da caso a caso, resta che, mentre il governo non sa dove sbattere la testa per finanziare in manovra misure a sostegno del potere d’acquisto di dipendenti che certamente guadagnano meno dei magistrati, le sentenze obbligano lo Stato a tirar fuori la bellezza di un miliardo per una élite di lavoratori. Ma come è nato questo pasticcio? (…)
Nel 2021, governo Draghi, un Dpcm stabilì nel 4,85% l’aumento degli stipendi dei magistrati, come calcolato dall’Istat sulla base dell’incremento delle retribuzioni dei dipendenti pubblici nel 2018-21. (…) Il Consiglio di Stato ha riconosciuto tre storture nel meccanismo di calcolo adottato per arrivare al 4,85%: il mancato riconoscimento di alcune voci retributive; l’esclusione di certe categorie di dipendenti pubblici che invece avrebbero dovuto essere incluse; l’uso della media ponderata (dando più peso alle categorie di dipendenti pubblici più numerose) anziché della media aritmetica. Applicando queste correzioni, il 4,85% di aumento sale al 6,22%.
Un ulteriore incremento riguarda poi il triennio 2022-24, dove il Dpcm adottato dal governo Meloni seguendo i criteri del precedente provvedimento Draghi, è già stato bocciato nel 2025 da tre sentenze del Tar del Lazio (…)
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