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GIORGIA È ALLA CANNA DEL GASOLIO – MELONI È INCAZZATISSIMA CON LA COMMISSIONE UE PERCHÉ HA RISPEDITO AL MITTENTE LA PROPOSTA, CONCEPITA ASSIEME ALLA GERMANIA, DI TASSARE GLI EXTRAPROFITTI DELLE COMPAGNIE PETROLIFERE, COME RISPOSTA ALL'EMERGENZA ENERGETICA PROVOCATA DALLA GUERRA DI TRUMP ALL'IRAN. BRUXELLES HA FATTO SAPERE CHE È UNA FACCENDA CHE SI DEVONO SBRIGARE I SINGOLI STATI MEMBRI – MENTRE I PREZZI DEI CARBURANTI CONTINUANO A SALIRE E LE TASCHE DEGLI ITALIANI SI SVUOTANO, LA DUCETTA HA FRETTA DI TROVARE UNA SOLUZIONE, ANCHE PERCHÉ CON L’AUTUNNO INIZIERÀ LA LUNGA CAMPAGNA ELETTORALE VERSO LE POLITICHE: L’IPOTESI DI PALAZZO CHIGI È DI IMPORRE AI PETROLIERI UN “CONTRIBUTO”, COME GIÀ FATTO CON LE BANCHE…

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Estratto dell’articolo di Ilario Lombardo per “La Stampa”

 

caro carburanti - benzina

A Giorgia Meloni non va giù la contrarietà di Bruxelles. E cioè che dall'Unione europea non arrivi nemmeno una sponda minima alla proposta, concepita assieme alla Germania, di trovare tutti assieme una soluzione per tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere, come risposta all'emergenza energetica provocata dalla guerra di Donald Trump all'Iran e dalla chiusura dello stretto di Hormuz.

 

La Commissione europea ha ribadito quanto detto ad aprile: è una faccenda che si devono sbrigare i singoli Stati membri. Chi vuole introduce una tassa, liberamente, chi non vuole ne fa a meno. Bruxelles non si opporrà. Il governo non l'ha presa bene.

 

ursula von der leyen giorgia meloni

E Meloni ha fatto sapere in via informale, e al termine di un vertice dedicato al caro-carburanti con il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, e con i leader alleati di Forza Italia, Lega e Noi Moderati, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi, che «l'Italia continuerà a portare avanti la sua richiesta e l'iniziativa di un contributo sugli extraprofitti del settore energetico, promuovendone la discussione a livello europeo».

 

[...]  Questo è il punto che ha fatto innervosire Palazzo Chigi. Perché non era la Commissione a dover rispondere. Un «equivoco» che Meloni sospetta non sia tale.

 

A differenza della missiva indirizzata all'esecutivo europeo guidato da Ursula von der Leyen il 3 aprile, la lettera inviata il 22 agosto, su iniziativa del ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil, è un documento politico pensato «per aprire un confronto diretto e un dibattito» tra i ministri delle Finanze dei Paesi membri in vista dell'Ecofin che si terrà il 18-19 ottobre a Dublino: «La Commissione non è dunque il destinatario di un'istanza formale di valutazione, ma la discussione attiene al dialogo politico sovranazionale tra Stati».

 

giorgia meloni - cinquanta sfumature di greggio - meme by emiliano carli

E la presidenza di turno irlandese, insomma, che deve rispondere. Cosa che ieri ha fatto, attraverso un portavoce: «Il ministro delle Finanze discuterà con i colleghi ministri europei per dare seguito alle questioni sollevate sull'impatto dell'energia su famiglie, imprese ed economia».

 

Il governo Meloni continua a pensare che interventi solo a carattere nazionale «rischiano di produrre evidenti asimmetrie di mercato»: si finirebbe, secondo Palazzo Chigi, «per penalizzare l'operatore energetico di Stato (e le imprese nazionali del settore energetico che operano principalmente sul mercato interno), ponendole in una situazione di svantaggio rispetto ai concorrenti internazionali che operano negli Stati membri limitrofi, privi di analoghi prelievi».

 

PREZZO CARBURANTI - BENZINA E GASOLIO

Per capirsi, tra le aziende che sono state principalmente favorite dall'aumento dei prezzi del petrolio durante la crisi ci sono le spagnole Repsol e Moeva, l'austriaca Omv, la polacca Orlen, l'italiana Eni e la francese Total. A parte quest'ultima, tutte società di uno dei Paesi che ha firmato la lettera (la Francia non lo ha fatto).

 

Secondo il governo italiano se si procedesse con il prelievo su base nazionale, si verificherebbe - ad esempio - uno squilibrio di mercato, tra Eni e Total, a vantaggio della seconda. [...]

 

Uno strumento fiscale non troppo dissimile da quello messo in campo nel 2022, quando la crisi energetica fu provocata da un'altra guerra: l'invasione russa dell'Ucraina. Un prelievo, promosso dall'allora premier Mario Draghi, che permise di raccogliere 28 miliardi di euro (3 per l'Italia) ma che provocò una coda di contenziosi giuridici.

 

Giorgia Meloni Giancarlo Giorgetti

La premier contava sull'asse con la Germania per fare pressione su Bruxelles. Invece si sta rivelando una trattativa molto più difficile di quanto le diplomazie avevano immaginato. E il governo non può aspettare troppo oltre, in attesa che arrivi un aiuto su base europea. Per correre ai ripari, si sta comunque già cercando una soluzione a livello nazionale. L'orientamento dei leader della maggioranza, in queste ore, è di ispirarsi alla formula trovata con gli istituti finanziari.

 

Tajani ha fatto un'apertura che anche Fratelli d'Italia e Lega trovano ragionevole: «Con banche e assicurazioni abbiamo trovato un accordo. Anche con le società petrolifere si può dialogare e trovare accordi». L'importante è che si vada «oltre il concetto stesso di extraprofitti». Un'impostazione su cui, un paio di giorni fa, parlando con La Stampa, si è detto d'accordo il presidente della commissione Finanze della Camera, Marco Osnato, di FdI.

 

BENZINA E CARO CARBURANTI - VIGNETTA BY STEFANO ROLLI

[...] il ministero dell'Economia e Palazzo Chigi stanno discutendo con i petrolieri su un modello diverso da quello già sperimentato mesi fa con le società energetiche, a cui il governo, tramite decreto, ha imposto un aumento dell'aliquota Irap di due punti percentuali (dal 3,9% al 5,9%). Per avere un'idea delle dimensioni: secondo fonti aziendali, solo per l'Enel gli interventi già previsti, sommati a oneri vari, valgono all'incirca un miliardo di euro.

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE ADESIVO DI DONALD TRUMP CHE HA FATTO SALIRE IL PREZZO DELLA BENZINA CON LE SUE GUERRE