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GIORGIA MELONI E I SUOI HANNO L'INCUBO CHE LA LEGGE ELETTORALE, APPROVATA IERI, VENGA BOCCIATA DALLA CORTE COSTITUZIONALE - AD AUMENTARE L'ANSIA DEI FRATELLINI D'ITALIA E' LA PRESENZA, PREVISTA PER OGGI, DI MATTARELLA ALLA PRESENTAZIONE DI UN LIBRO DEL GIUDICE DELLA CORTE, GIOVANNI PITRUZZELLA - PER I MELONIANI, LA PRESENZA DEL CAPO DELLO STATO È UN SEGNALE PER RIBADIRE L’AUTONOMIA DELLA CONSULTA. TRADOTTO: NESSUNA PRESSIONE, INTERLOCUZIONE O AMBIZIONE DELLA MAGGIORANZA PUO' CONDIZIONARE LA PRONUNCIA DELLA CORTE SULLA LEGGE ELETTORALE - QUANDO SI VOTERÀ? "REPUBBLICA": "SALVINI È CONVINTO CHE SI ANDRA' ALLE URNE A MAGGIO. HA PROVATO A INSISTERE, IN UN ANOMALO ASSE CON TAJANI, PER AVERE PIÙ TEMPO E RISOLLEVARE LA LEGA SGONFIATA DA VANNACCI. IL LEADER DELLA LEGA CHIEDE UN PROVVEDIMENTO FORTE IN VISTA DEL VOTO: L’AUTONOMIA" - "ANCHE MELONI POTREBBE AVERE INTERESSE A METTERE BENZINA NEL SERBATOIO DELLA LEGA, GIÀ PRIVATA DEL SOGNO DEL PONTE SULLO STRETTO: CON LA LEGGE, BISOGNA CENTRARE IL 42%...
Estratto dell'articolo di Tommaso Ciriaco e Lorenzo De Cicco per "la Repubblica"
voto finale aula camera su legge elettorale
Altro che “surreale”. Pure Matteo Salvini, raccontano nella sua cerchia, si è convinto che si voterà a maggio. Ha provato a insistere, in un anomalo asse con Antonio Tajani, per avere più tempo e risollevare la Lega sgonfiata da Vannacci. Ma davanti all’insistenza della premier ha capito che è tutto inutile. E ha reagito chiedendo garanzie. Cioè almeno un provvedimento forte in vista del voto: l’autonomia.
Con urne in primavera, però, il tempo è agli sgoccioli. Ecco perché il ministro dei Trasporti ha chiesto alla leader di FdI un segnale alla svelta: varare in Cdm l’ultimo passaggio della riforma prima del congresso straordinario del 24 e 25 ottobre al MiCo di Milano. Ne discuteranno nel federale di lunedì.
La richiesta non è stata bocciata in partenza da FdI: fonti meloniane confermano che, dopo tanto tergiversare, il testo potrebbe essere licenziato dal consiglio dei ministri entro il 23 ottobre. Del resto, non basta l’avallo di palazzo Chigi: servirà pure un passaggio in entrambe le Camere prima della fine di febbraio. «Ritmi serratissimi», ammette Roberto Calderoli.
Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 3
Dopo, sarebbe tardi. Anche Meloni, così almeno sperano i leghisti, potrebbe avere interesse a mettere benzina nel serbatoio del Carroccio, già privato del sogno del Ponte sullo Stretto: con la legge, bisogna centrare il 42% e il traguardo sembra lontano a causa del collasso degli alleati. [...]
Tutto, d’altra parte, si muove in funzione delle imminenti elezioni. Con un intervento sul Foglio, Giovanbattista Fazzolari sembra aver chiuso l’opzione di urne in autunno: anche il potente sottosegretario ha spiegato di preferire giugno. In realtà, l’idea è favorire elezioni tra aprile e maggio. A questo punto senza escludere un possibile election day, ma tenendo conto di un nodo non irrilevante: la chiusura delle scuole.
giorgia meloni - sergio mattarella - foto lapresse
Scegliere la seconda metà di maggio significherebbe di fatto costringere gli studenti a restare a casa gran parte delle ultime due settimane di lezioni: un boomerang. E dunque, paiono più probabili altre tre strade: l’11 aprile - a quel punto senza accorpare politiche e amministrative - oppure un election day con il primo turno il 30 maggio o il 6 giugno (il ballottaggio può scavallare il 15 giugno, ci sono precedenti).
Prima dello scioglimento delle Camere, però, il governo deve superare i due ultimi ostacoli: la promulgazione della riforma da parte del Colle e il vaglio della Corte costituzionale. A Palazzo Chigi si teme una bocciatura da parte dei giudici della Consulta e si monitora ogni dettaglio degno di nota. Ieri, ad esempio, meloniani di rango sottolineavano la presenza di Sergio Mattarella oggi pomeriggio alla presentazione di un libro del giudice della Corte, Giovanni Pitruzzella.
Già la sede dell’evento attira l’attenzione: il palazzo della Consulta. Le stesse fonti interpretano la presenza del capo dello Stato, che pure resterà silente, come un segnale implicito volto a ribadire l’autonomia della Consulta, da sempre garantita dai vertici istituzionali. Detta altrimenti: nessuna pressione, interlocuzione o ambizione della maggioranza è in grado di condizionare la pronuncia della Corte.
giovanni pitruzzella 4
roberto vannacci matteo salvini meme by edoardo baraldi
giorgia meloni ignazio la russa sergio mattarella parata 2 giugno foto lapresse
ROBERTO CALDEROLI - MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI
Roberto Calderoli
Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 2
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