FLASH! - DOPO 4 ANNI DI GOVERNO, L'ARMATA BRANCA-MELONI SI RITROVA I MARANZA IN RIVOLTA E INVECE DI…
GIORGIA MELONI HA TANTI DIFETTI MA UN GRANDE PREGIO: HA IL POLSO DELLA PIAZZA, ED È RIUSCITA A “VENDERSI” COME UNA DONNA “DER POPOLO”, ANCHE DOPO 4 ANNI AL POTERE – IL QUOTIDIANO FRANCESE DI CENTROSINISTRA “LE MONDE”: “HA MESSO IL PROPRIO RACCONTO PERSONALE AL SERVIZIO DI UN'ASCESA POLITICA SENZA PRECEDENTI. È L'UNICA ESPONENTE POLITICA ITALIANA AD AVER SCRITTO, COME SILVIO BERLUSCONI PRIMA DI LEI, LA PROPRIA LEGGENDA: UN RACCONTO INTESSUTO DI BATTAGLIE, SIMBOLI ED EPISODI ESEMPLARI, IN CUI UN'EROINA SVANTAGGIATA HA AFFRONTATO VENTI CONTRARI” – L’AMMIRAZIONE “DICHIARATA” PER MUSSOLINI, LA FASCINAZIONE PER TOLKIEN E LA “LEGGENDA” DELL’INCENDIO DI CASA DURANTE UN GIOCO CON ARIANNA
giorgia meloni e il nuovo decreto sicurezza 6
GOVERNO: "LE MONDE", MELONI HA COSTRUITO PROPRIA LEGGENDA POLITICA ATTRAVERSO RACCONTO PERSONALE
(Agenzia_Nova) - La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha messo il proprio "racconto personale al servizio di un'ascesa politica senza precedenti". Lo scrive il quotidiano francese "Le Monde", che analizza la "mitologia" costruita attorno alla figura della premier italiana, alla vigilia del quarto anniversario del suo insediamento al governo.
Secondo il giornale, Meloni e' "l'unica esponente politica italiana ad aver scritto, come Silvio Berlusconi prima di lei, la propria leggenda: un racconto intessuto di battaglie, simboli ed episodi esemplari, in cui un'eroina svantaggiata ha affrontato venti contrari".
Il quotidiano sottolinea come la presidente del Consiglio abbia "saputo tracciare la propria strada", facendo della narrazione della propria esperienza personale un elemento centrale della sua ascesa politica.
GIORGIA MELONI, UNA STORIA PERSONALE AL SERVIZIO DI UN'ASCESA POLITICA SENZA PRECEDENTI.
Traduzione di un estratto dell’articolo di Allan Kaval per “Le Monde”
giorgia meloni nel 2006, alla prima esperienza alla camera
Roma, 1982. Due sorelle si inventano delle storie. Costruiscono una capanna nella loro cameretta e la riempiono di giocattoli e bambole. «Ci vuole la luce», si dicono. La maggiore, 7 anni, trova — non si sa dove — una candela; la minore, 5 anni, la accende. Ma si stancano presto e preferiscono andare in salotto a guardare i cartoni animati.
All’improvviso si sente un boato enorme. La fiamma lasciata incustodita incendia la capanna, la cameretta e, ben presto, devasta l’intero appartamento. Nel giro di pochi minuti, le due bambine si ritrovano in strada, con la madre single e una borsa riempita in fretta. Il padre — un comunista — le ha abbandonate da anni per andare a godersi la bella vita alle Canarie. Sono sole, di fronte alla città. Bisogna ricominciare tutto da capo.
Giorgia Meloni ha raccontato spesso l’incendio nel corso della carriera che l’ha portata alla guida del governo italiano, portando al potere per la prima volta la famiglia postfascista. Ancora più spesso lo ha ripetuto Arianna, la sorella maggiore, sua vice nel partito di estrema destra Fratelli d’Italia.
Una storia incoerente e inverosimile, smontata dai giornalisti dei quotidiani Domani e La Repubblica, che hanno intervistato i vicini e raccontato che la madre delle sorelle Meloni aveva venduto l’appartamento nel 1984, realizzando una forte plusvalenza.
anna paratore con giorgia e arianna meloni nel 1979 - foto pubblicata dal new york times
La storia delle sorelle piromani destinate a prendere in mano il Paese fa comunque parte della mitologia di Giorgia Meloni. Unica presidente del Consiglio ad aver raggiunto una tale longevità — giovedì 22 ottobre celebrerà il quarto anniversario del suo arrivo al potere —, è anche l’unica leader politica italiana ad aver scritto, come Silvio Berlusconi prima di lei, la propria leggenda: un racconto intessuto di battaglie, simboli e fatti esemplari, in cui un’eroina svantaggiata si è trovata ad affrontare venti contrari.
[…] Questa passione per la narrazione forse le viene dalla famiglia. Accanto ai suoi affari immobiliari — di cui Giorgia Meloni non parla mai —, la madre ha scritto decine di romanzi rosa. Quanto al ramo paterno — che non evoca mai —, è popolato da attori, costumisti e scenografi… Giorgia Meloni ha quindi dato corpo alla sua saga personale con l’autobiografia *Io sono Giorgia*, pubblicata nel 2021 (Rizzoli). Venduto in 170.000 copie, il libro ha accompagnato la sua ascesa al potere. Il racconto dell’incendio ne costituisce il primo episodio. Il secondo — ancora più decisivo — si svolge dieci anni dopo.
GIORGIA MELONI - CINQUE MINUTI - FOTO LAPRESSE
Nel 1992 l’incendio si è propagato in tutta Italia. Il mondo politico è devastato da uno scandalo di corruzione tentacolare. La mafia conduce una guerriglia contro lo Stato, assassina giudici, piazza bombe. A Roma, Giorgia Meloni vuole impegnarsi per il suo Paese e si rivolge all’unico partito risparmiato dalle fiamme: il Movimento sociale italiano (MSI), fondato nel 1946 dai sopravvissuti all’ultima e sanguinosa incarnazione del fascismo, la Repubblica di Salò (1943-1945), uno Stato fantoccio sotto il dominio nazista.
La scena fondativa è ambientata davanti alla ormai celebre «porta blindata della sezione del Fronte della gioventù [nel quartiere] della Garbatella», dove una fragile Giorgia Meloni, quindicenne, bussa e trova presto una «seconda famiglia», più maschile. Fabio Rampelli lo assicura dal suo ufficio di vicepresidente della Camera dei deputati, dove ci accoglie con cordialità e, a tratti, nostalgia: «Non è finzione. È andata davvero così».
GIORGIA MELONI E FABIO RAMPELLI
Possiamo credergli. Fabio Rampelli, di diciassette anni più grande di lei, è stato infatti l’incontro più importante della carriera di Giorgia Meloni. Nel 1992 anima una delle sezioni romane del Fronte della gioventù, quella di Colle Oppio, che ha sede nei pressi del Colosseo e dove lei formerà la guardia pretoriana che oggi le sta intorno, di cui la sorella Arianna è una colonna portante.
Anche qui i luoghi raccontano favole. Scavato nella roccia umida, il quartier generale del clan dei Gabbiani — così si erano ribattezzati Giorgia Meloni e i suoi compagni di militanza — sorge sulle rovine della Domus Aurea, un tempo dimora di Nerone, l’imperatore piromane a cui la scrittrice francese Hélène Frappat ha dato il nome della protagonista di un romanzo percorso dalle fiamme e ispirato a Giorgia Meloni (*Nerona*, Actes Sud, 2025). Dopo la guerra il locale era servito anche da rifugio per gli italiani sfollati dall’attuale Croazia, cacciati dai partigiani comunisti di Tito: una memoria dolorosa, coltivata dai neofascisti.
Secondo la leggenda, Colle Oppio sarebbe stata la prima sezione romana dei neofascisti dell’MSI, nel 1946. Ma «quando sono arrivato, nel 1980, la sezione era considerata maledetta. Era stata quella di Stefano Recchioni, uno dei nostri 23 militanti uccisi dall’estrema sinistra negli anni Settanta», racconta Fabio Rampelli, che ne fece il trampolino di lancio per un progetto politico singolare.
[…]
A Colle Oppio si suona il corno per rendere omaggio ai martiri. Ma, senza dimenticarla, si vuole voltare pagina rispetto a quel decennio violento, segnato da scontri politici armati, manovre opache e attentati mortali. Si festeggia e soprattutto si legge, in particolare letteratura fantastica, con “Il Signore degli Anelli” (1954) del britannico J. R. R. Tolkien come opera di riferimento, il libro prediletto di Giorgia Meloni.
giorgia meloni con gli occhiali al senato foto lapresse
Il testo offre una fonte d’ispirazione militante senza pari: la potenza epica di una lotta contro il male assoluto, condotta da un piccolo gruppo di combattenti eterogeneo ma unito, una comunità in cui si riconoscono i Gabbiani di Fabio Rampelli, chiamati così in omaggio a un altro romanzo, “Il gabbiano Jonathan Livingston” (1970), dell’americano Richard Bach.
La Roma degli anni Novanta, divisa in quartieri di destra e di sinistra, è la loro Terra di Mezzo. Nel 1993 vi affiggono i manifesti della campagna del loro leader, Fabio Rampelli, candidato alle elezioni comunali, con lo slogan «La rabbia e l’amore». «Sono stato il primo a parlare d’amore in politica», sostiene. All’epoca la giovane Giorgia Meloni è un’ammiratrice dichiarata di Benito Mussolini. Ma Fabio Rampelli si propone di trasformare «l’antropologia del militante italiano di destra».
GIANFRANCO FINI - FABIO RAMPELLI
[…] Alludendo alla sua testa calva e al fisico atletico, Fabio Rampelli scherza: «Se mi dai del fascista, ci metto due ore a convincerti del contrario. Se dai della fascista a una giovane donna come Giorgia, ti rendi ridicolo da solo. Mettere una come lei alla guida del nostro partito avrebbe cambiato tutto. Nessuno aveva mai visto niente del genere. Così ho puntato tutto su di lei».
[…] Già nel 1998 Giorgia Meloni viene eletta, a 21 anni, nel consiglio della provincia di Roma. Nel 2004, insieme ai Gabbiani, assume il controllo del movimento giovanile del partito e attira l’attenzione del presidente Gianfranco Fini, che nel 1995 ha sciolto l’MSI per fondare Alleanza nazionale e vuole allontanarsi dal passato neofascista per confluire nella destra tradizionale. Ventidue anni dopo anche lui ricorda con precisione Giorgia Meloni. «Mi sono fatto portare la registrazione del suo discorso del 2004. Era notevole», racconta, ancora ammirato, al bar di un grande albergo vicino alla Camera dei deputati. Poi aggiunge: «Giorgia era la prima della classe. Lavorava moltissimo, ma aveva sempre paura di non essere all’altezza. Demagogia, propaganda… sì. Ma conosceva i dossier».
È così che già nel 2006 Gianfranco Fini, ex delfino del gerarca fascista Giorgio Almirante, nomina la sua pupilla vicepresidente della Camera dei deputati, nella speranza di scavalcare i suoi luogotenenti troppo ambiziosi.
Chi avrebbe avuto il coraggio di contestare il suo posto a una donna di 29 anni, appena diventata la più giovane deputata nella storia della Repubblica italiana, senza rendersi ridicolo? Due anni dopo, a capo del ministero della Gioventù nel governo di Silvio Berlusconi, batterà il record di precocità per un ministro.
Pur riconoscente, Giorgia Meloni saprà comunque tracciare la propria strada. Constatata la «differenza antropologica» che la separa dai sostenitori dell’uomo d’affari Silvio Berlusconi, i quali si annettono e dominano senza spartirla la sua famiglia politica, l’erede dei «martiri» neofascisti degli anni Settanta e dell’epopea dei Gabbiani rompe nel 2012 con l’MSI di un tempo. Fonda così il suo partito, Fratelli d’Italia.
fabio rampelli urla presente alla commemorazione per paolo di nella
Saranno solo una manciata, sotto la galleria Alberto Sordi, vicino alla colonna Traiana, nel freddo romano di un 21 dicembre, giorno del solstizio d’inverno, ad annunciarne la nascita. Alle elezioni del 2013 il partito otterrà appena il 2% dei voti. Ma il suo logo ha riacceso la fiamma tricolore, il simbolo dell’MSI che Gianfranco Fini aveva bandito nel 1995 e a cui si è ispirato, in Francia, il Front national, diventato Rassemblement national.
I portici sotto i quali Giorgia Meloni ha aperto questo nuovo capitolo si trovano a pochi passi da Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio. Le ci vorranno meno di dieci anni per varcarne il portone, il 23 ottobre 2022. La sera della vittoria, la sorella Arianna scriverà su Facebook: «Ti accompagnerò sul Monte Fato per gettare quell’anello nel fuoco, come Sam con Frodo, sapendo che non sarà la mia storia a essere raccontata, ma la tua, com’è giusto che sia». La fiamma, sempre.
giorgia e arianna meloni 3
giorgia arianna meloni patrizia scurti
giorgia meloni alla camera foto lapresse
GIORGIA MELONI - SERGIO MATTARELLA - A PORTA A PORTA - FOTO LAPRESSE
giorgia meloni con gli occhiali al senato foto lapresse
FLASH! - DOPO 4 ANNI DI GOVERNO, L'ARMATA BRANCA-MELONI SI RITROVA I MARANZA IN RIVOLTA E INVECE DI…
DAGOREPORT - GIORGIA MELONI NON SE LO ASPETTAVA DI FINIRE SBATTUTA COME UN UOVO DA CARLO MESSINA -…
DAGOREPORT - IL POPOLO HA FAME? FACCIAMOCI UN ABITO SU MISURA! – SABATO SCORSO, MENTRE MILANO…
DAGOREPORT - CHE ARIA TIRA NEGLI USA IN VISTA DELLE MIDTERM? DONALD TRUMP HA TRASFORMATO IL VOTO IN…
FLASH! – QUANTI MISTERI, VALTERINO! COS’HANNO TROVATO I CARABINIERI DURANTE LA PERQUISIZIONE A CASA…
IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT…