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"LE PRIMARIE FAVORISCONO L'ESASPERAZIONE DEI TONI E DEGLI ATTACCHI FRATRICIDI" - GIOVANNI DIAMANTI SULLE CONSULTAZIONI PER ELEGGERE IL LEADER DEL CAMPO LARGO, UN PAPOCCHIO CHE RISCHIA DI FAR DEFLAGRARE LA COALIZIONE ANTI-MELONI: "IN UNA ALLEANZA TRA FORZE POLITICHE ETEROGENEE, È PIÙ ELEVATO IL RISCHIO DI NON RITROVARE I VINCOLI DI LEALTÀ E GLI ORIZZONTI COMUNI CHE DOVREBBERO SANCIRE INVECE I LEGAMI ALL’INTERNO DI UN PARTITO" - COSA DISSE ROMANO PRODI NEL 2004: "LE PRIMARIE VANNO FATTE ABBASTANZA PRIMA DELLE ELEZIONI, IN MODO CHE SI POSSA RIPULIRE IL PAVIMENTO DAL SANGUE CHE CORRE"
Estratto dalla rubrica "Spin off” di Giovanni Diamanti pubblicata da www.repubblica.it
NICOLA FRATOIANNI, GIUSEPPE CONTE, ELLY SCHLEIN, ANGELO BONELLI
Le primarie non sono una banalità. Non per il Partito democratico, che le ha elette a “mito fondativo”, secondo la definizione di Arturo Parisi: un tratto distintivo dal valore simbolico, prima ancora che sostanziale. Il Partito democratico nasce con le primarie, ed è “democratico” già nel nome anche per le proprie regole interne, che prevedono l’elezione della massima carica, quella di segretario, con il coinvolgimento degli elettori, ben oltre il classico voto congressuale degli iscritti.
Le primarie per scegliere il leader di una coalizione, tuttavia, sono altra cosa rispetto a quelle per scegliere il segretario di un partito. E dopo quasi quattordici anni, questa partita si riapre, innescando un dibattito interessante e non scontato nei mondi plurali della sinistra italiana. È infatti dalla fine del 2012 che le primarie di coalizione erano state archiviate. Da quando Pier Luigi Bersani si scontrò duramente con un giovanissimo Matteo Renzi: il grande avversario dell’allora segretario Pd fu un proprio compagno di partito.
PRIMARIE PD LA VITTORIA DI MATTEO RENZI
[...] Nel 2004, nel proporre le primarie per individuare il leader de L’Unione, Romano Prodi, che di quella coalizione era già il leader nei fatti e cercava una legittimazione più ampia che ne lanciasse la corsa verso le Politiche del 2006, disse che le primarie andavano fatte “abbastanza prima delle elezioni, in modo che si possa ripulire il pavimento dal sangue che corre”. Al di là delle bellicosissime scelte lessicali, il Professore dimostrava (ancora una volta) un certo fiuto tattico.
La definizione delle tempistiche è infatti elemento essenziale per una buona riuscita delle primarie, le quali, d’altro canto, favoriscono il rischio di una esasperazione dei toni e degli attacchi fratricidi, che per lo stesso Prodi sono fondamentali. In una alleanza tra forze politiche eterogenee, è più elevato il rischio di non ritrovare i vincoli di lealtà e gli orizzonti comuni che dovrebbero sancire invece i legami all’interno di un partito: il “sangue” può scorrere con più facilità, e normalizzare i rapporti dopo mesi di scontri richiede tempo, tessitura, trattative. [...]
ROMANO PRODI
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