DAGOREPORT – SE ELLY SCHLEIN SPADRONEGGIA NEL PD E’ ANCHE PERCHE’ CHI POTREBBE CONTRASTARLA,…
GLI OCCHI DEL MONDO SONO PUNTATI SU TEL AVIV E GERUSALEMME: DALLE ELEZIONI DI OGGI IN ISRAELE DIPENDONO I DESTINI DEL MEDIO ORIENTE E DI TUTTI NOI – SE BENJAMIN NETANYAHU VENISSE CONFERMATO, CON I DUE ESTREMISTI DI DESTRA BEN GVIR E SMOTRICH, AVREBBE CARTA BIANCA PER RICOMINCIARE A BOMBARDARE L’IRAN (LO VOLEVA FARE PRIMA DELLE ELEZIONI, MA L’ESERCITO E GLI USA LO HANNO IMPEDITO) E PIALLARE LA CISGIORDANIA – “BIBI”, CHE VUOLE UN SALVACONDOTTO PER I SUOI PROCESSI PER CORRUZIONE, È IN FLESSIONE MA NON SPACCIATO: L’OPPOSIZIONE IN STILE “CAMPO LARGO” NON SEMBRA IN GRADO DI RAGGIUNGERE LA MAGGIORANZA DI 61 SEGGI ALLA KNESSET – IN VANTAGGIO L’EX CAPO DI STATO MAGGIORE GADI EISENKOT, CHE INSIEME A NAFTALI BENNET, YAIR LAPID, E IL DESTRORSO LIEBERMANN, POTREBBE ARRIVARE A 55 DEPUTATI – IL RUOLO DELLA SINISTRA DI YAIR GOLAN E QUELLO DEGLI ARABI DI RA’AM, CHE POTREBBERO ESSERE DECISIVI – LA POSSIBILITÀ DI UNA GRANDE COALIZIONE EISENKOT-NETANYAHU, L’OPZIONE PREFERITA DAGLI AMERICANI
1 - I FAVORITI, I PARTITI ARABI E ULTRAORTODOSSI, IL GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE: DOMANDE E RISPOSTE SUL VOTO IN ISRAELE
Estratto dell’articolo di Luca Foschi per www.avvenire.it
benjamin netanyahu al mercato mahane yehuda di gerusalemme campagna elettorale foto lapresse
Oggi si vota in Israele […] Nei sondaggi c'è un testa a testa, chi sono i leader favoriti?
Se gli ultimi sondaggi verranno rispettati, nessuna delle due coalizioni in testa raggiungerà la fatidica soglia dei 61 seggi parlamentari che garantiscono la possibilità di governare.
Da fine settembre è stato registrato un calo dei consensi intorno all’opposizione guidata dall’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot, già non lontana dalla maggioranza alla Knesset. Oggi il suo partito “Yashar” è in coalizione con la lista “B’Yachad” di Bennet e Lapid, i “Democratici” di Golan e “Yisrael Beiteinu” di Liebermann: oscillano in totale fra i 50 e i 55 deputati.
elezioni in israele foto lapresse
Con le stesse cifre, ma in leggero svantaggio, le formazioni politiche che compongono il governo del premier Netanyahu, leader dello storico “Likud”.
Il nodo decisivo è la presenza dei partiti arabi e ultraortodossi, entreranno nell'esecutivo? […] Eisenkot ha spiegato con chiarezza che ad oggi nessun partito ultra-ortodosso o arabo soddisfa i criteri necessari: l’accettazione dell’obbligo di leva universale, il riconoscimento di Israele come Stato ebraico e democratico, e di Hamas come gruppo terroristico da eliminare.
NETANYAHU CONTRO EISENKOT - ELEZIONI IN ISRAELE - FOTO LAPRESSE
Cornice non insuperabile se il compromesso permettesse di scalzare Netanyahu dalla sua egemonia. Il proposito potrebbe riceve il sostegno della “Lista Congiunta”, costituita dai partiti arabi Hadash, Balad e Ta’al, portatori secondo i sondaggi di almeno sette seggi. Caso raro nella storia israeliana, quello di Eisenkot potrebbe configurarsi come governo di minoranza, affidato a un appoggio variabile ed esterno.
[…] Le forze di opposizione hanno escluso la nascita di un governo di unità nazionale, possibile solo insieme al Likud. Lo stato d’eccezione permanente causato dai diversi fronti militari potrebbe però essere un elemento catalizzatore. Determinante sarà anche il destino dei partiti che gravitano nei sondaggi intorno al 3.25%, soglia minima per la Knesset.
A rischiare l’esclusione, con importanti conseguenze sulla distribuzione dei seggi, sono i “Riservisti” di Yoaz Hendel e “Amcha Yisrael”, il nuovo partito di estrema destra dell’ex-generale Ofer Winter. Il fallimento nella formazione di una maggioranza, e quindi l’indizione di nuove elezioni, lascerebbero Netanyahu alla guida di un governo ad interim che potrebbe durare mesi. Un’effimera maggioranza parlamentare, parallela all’esecutivo, potrebbe intanto legiferare portando importanti cambiamenti.
2 - IL CORPO A CORPO O L'ABBRACCIO. ISRAELE VERSO IL VOTO
Estratto dell’articolo di Micol Flammini per “il Foglio”
[…] Ancora lui, sempre lui. A ridosso del voto tutto parla di Netanyahu, soltanto di Netanyahu. In una campagna elettorale ossessionata dal primo ministro, era naturale che i suoi oppositori tentassero di presentarsi come il suo opposto.
Soltanto uno ci è davvero riuscito, ed è quello che, secondo i sondaggi, sta andando più lontano. Gadi Eisenkot fa promesse specifiche e sembra l’uomo progettato per sfidare il premier. Eisenkot non ha carisma, parla se proprio deve, non intrattiene, non sa fare discorsi in pubblico, indossa giacche che sembrano troppo larghe, cucite addosso a qualcun altro.
Non è capace di parlare per slogan. Non viene dall’élite, contrariamente al primo ministro, è di Eilat, nel sud del paese, è di origine mizrahi, orientale, e, se diventasse primo ministro, sarebbe il primo dopo una storia di premier di origini europee.
manifesto contro netanyahu foto lapresse
Ha l’eccezione scritta nel Dna, sembra disegnato per vestire i panni della nemesi del primo ministro, per mostrarsi in discontinuità non ha bisogno di inventarsi nulla: anche il figlio ucciso mentre era soldato a Gaza è il controcanto dolorosissimo al premier che ha tenuto i suoi figli lontani dall’esercito mentre tutto Israele andava ad arruolarsi – non avevano importanza il rango, la provenienza, erano i giorni in cui il paese si muoveva come un blocco unito.
Netanyahu non ha seguìto quel blocco. L’unità non è durata per sempre e dalle diversità è emerso Eisenkot, l’ex capo di stato maggiore che ha concentrato la sua intera malizia nel nome del suo partito: Yashar! Giusto, dritto, onesto, con un punto esclamativo finale di richiamo, un accento sui processi del premier e la sua incapacità di ammettere i suoi errori.
Ieri l’ex capo di stato maggiore ha scritto su X: “Netanyahu, i miei occhi sono su di te. L’uomo durante il cui mandato si è verificata la più grande catastrofe nella storia del paese si rifiuta di comprendere che la sicurezza di Israele non è un giocattolo politico, le vite dei cittadini israeliani e dei soldati non sono da buttare via. Io ripongo piena fiducia nel capo di stato maggiore Eyal Zamir e nei comandanti che agiscono con responsabilità professionale e impegno totale per la sicurezza dello stato”. Eisenkot parlava delle indiscrezioni secondo le quali il premier avrebbe tentato di far ripartire la guerra contro la Repubblica islamica dell’Iran prima del voto di oggi e il capo di stato maggiore, Zamir, lo avrebbe contestato.
donna musulmana vota alle elezioni in israele foto lapresse
“Gli israeliani porranno fine al governo dell’anarchia e ristabiliranno le responsabilità, lo stato, la sicurezza di Israele”. Ieri anziché delle ultime dichiarazioni dei candidati, la stampa israeliana ha parlato di guerra, di chi era per farla subito, come il capo del Mossad, e chi per attendere.
Quando domenica sera Eisenkot ha tenuto il suo ultimo comizio a Tel Aviv ha ripetuto più volte la parola “responsabilità”. Ha promesso che, qualsiasi cosa accadrà nel paese, lui se ne assumerà sempre la responsabilità e, mentre attorno a lui i suoi elettori ballavano e sventolavano bandiere israeliane, del partito e della brigata Golani in cui Eisenkot ha iniziato la sua carriera militare, ha riso del premier che pure nel 2014 lo aveva nominato capo di stato maggiore.
Eisenkot ha dato a Bibi dell’isterico, ha sbeffeggiato le parole sulla bomba atomica, sull’economia riconvertita alle criptovalute. Ha riso senza mai ridere, con il volto rotondo, accogliente, impassibile, con gli occhi che nel profondo conservano sempre un velo di soddisfazione e sorpresa. Ha concluso con la promessa necessaria ma spericolata di non fare mai un governo di unità nazionale con Netanyahu, che chiede due anni per finire il lavoro contro l’Iran. E’ un corpo a corpo, c’è chi spera possa finire in un abbraccio.
manifestazione contro netanyahu a tel aviv foto lapresse
manifestazione contro netanyahu in israele foto lapresse
gaza prima e dopo la guerra 3
gaza prima e dopo la guerra 2
supporter di ben gvir foto lapresse
elezioni in israele foto lapresse
elezioni in israele foto lapresse
manifesto per naftali bennet a tel aviv foto lapresse
NETANYAHU CONTRO EISENKOT - ELEZIONI IN ISRAELE - FOTO LAPRESSE
La statua del leone che dal deserto del Negev guarda verso la Striscia di Gaza (foto di Micol Flammini)
elezioni in israele foto lapresse.
CARRI ARMATI ISRAELIANI A GAZA - FOTO LAPRESSE - 2
aipac lobby pro israele negli usa
manifesto di avigdor liebermann a sderot, israele - foto di micol flammini
manifesto elettorale di netanyahu con trump foto lapresse
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