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E ORA CHE SUCCEDE? GLI USA HANNO FINITO LE ARMI - LE FORZE AMERICANE IN IRAN HANNO QUASI ESAURITO LE SCORTE MISSILISTICHE E SPOSTANO LA MARINA VERSO HORMUZ. GLI ARSENALI VUOTI ALLARMANO GLI ALLEATI VISTO CHE IL FRONTE ORIENTALE È NUDO E LA CINA MUOVE LE NAVI – COSA PUÒ SUCCEDERE IN CASO DI UNA ESCALATION A TAIWAN? E COME MANTENERE UNA DETERRENZA CREDIBILE NEI CONFRONTI DI CINA E COREA DEL NORD, CHE INVECE RAFFORZANO LA LORO POSTURA MILITARE?
Vincenzo Leone per “Domani” - Estratti
Una portaerei con nove squadroni di caccia da combattimento che ha lasciato il Pacifico per navigare verso il Medio Oriente, scorte di missili al minimo ed esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud cancellate. La guerra in Iran sta mostrando agli Stati Uniti un limite che per la loro idea di eccezionalismo militare sembrava invalicabile: combattere una guerra alla volta.
E dover spostare mezzi militari, soldati, e ricalibrare ordini e consegne di missili. Uno scenario che preoccupa alleati europei sul fronte russo-ucraino, e preoccupa anche gli alleati nell’area dell’Indo-Pacifico.
Cosa può succedere in caso di una escalation a Taiwan? E come mantenere una deterrenza credibile nei confronti di Cina e Corea del Nord, che invece rafforzano la loro postura militare?
Trenta navi L’area dell’Indo-Pacifico – si legge in un rapporto del Congresso Usa – «occupa un ruolo centrale nella strategia nazionale degli Stati Uniti». Nella regione che comprende una zona che va dalla Nuova Zelanda alla Corea del Nord – e anche territori Usa come Hawaii e Guam – fino all’India, gli Stati Uniti hanno 66 basi militari.
Eppure l’Iran ha spostato il focus strategico, nel Pacifico gli Stati Uniti in questo momento non hanno più portaerei, un asset per Trump decisivo nel mostrare la forza militare Usa.
Il 20 agosto è arrivata in Medio Oriente la Uss Washington, per sostituire la Uss Lincoln schierata da mesi e con equipaggio esausto dopo più di 270 giorni in mare.
La Marina statunitense dovrebbe inviare nei prossimi due mesi un’altra portaerei nel Pacifico, mentre un funzionario Usa ha detto al Washington Post che 30 navi militari Usa che dovrebbero essere nel Pacifico sono state destinate a pattugliare l’area intorno a Hormuz. Intanto la Cina nelle ultime settimane ha rafforzato la presenza militare in mare.
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A metà agosto una esercitazione navale con l’Indonesia a est di Taiwan, con due fregate militari che hanno simulato attività di comunicazione e rifornimento. Sempre ad agosto, una esercitazione militare cinese in un tratto di mare – nell’area di Scarborough Shoal – conteso da Pechino e dalle Filippine. E a luglio una nave lanciamissili cinese ha sparato per la prima volta colpi e munizioni nella zona economica esclusiva del Giappone, durante una esercitazione – insieme a una fregata russa – 180 chilometri al largo dell’isola giapponese di Okitonori.
In più gli Stati Uniti sono alle prese con una ricalibrazione totale del loro arsenale missilistico. Nella guerra con l’Iran gli Usa hanno sparato più di 1.400 intercettori Patriot, ne hanno meno di mille di scorta e in una esclusiva del 5 agosto Reuters scrive che gli Usa avrebbero usato in Iran «virtualmente tutti» i missili a lungo raggio a disposizione come gli Atacms e il nuovo missile Prsm.
DONALD TRUMP - MEME BY FINANCIAL TIMES
E in Iran gli Usa hanno utilizzato più di mille missili Tomahawk. Numeri che incidono sulle forniture di armi e munizioni per gli alleati, e sulle scelte. «Le lacune sono reali e incidono sulle operazioni di combattimento in Medio Oriente, limitando le opzioni militari del presidente», dice a Domani da Washington John Ferrari, non-resident senior fellow all’American Enterprise Institute. Le scorte sono in diminuzione, il Congresso non ha ancora stanziato fondi a sufficienza e «tutto il mondo ne è consapevole», dice Ferrari.
(…) Taiwan è in attesa di avere armi per 30 miliardi di dollari approvate da Washington e mai arrivate. Anche l’Australia teme ritardi nella consegna di 220 Tomahawk ordinati agli Usa, e sta accelerando per sviluppare un’industria delle armi autonoma, di missili e di droni navali. Anche il Giappone – produttore di Patriot – vuole incrementare la produzione, e resta in attesa di consegne in ritardo di Tomahawk Usa.
STRETTO DI HORMUZ - INGORGO DI IMBARCAZIONI - 23 GIUGNO 2026
La situazione, in uno scenario di confronto tra Cina e Stati Uniti a Taiwan – che la Cina considera una sua provincia ribelle – è molto seria. «L’ampio impiego da parte delle forze armate statunitensi di Tomahawk, Jassm e altre munizioni contro l’Iran suggerisce che le scorte di munizioni disponibili per sostenere una guerra prolungata contro la Cina siano limitate», scrive Seth Jones in un report del Csis.
Servirebbero 5mila missili a lungo raggio per un mese di guerra. Con la disponibilità di alcune armi e munizioni statunitensi che sarebbero più critiche, a causa delle scorte già consumate in Iran. «Dato che si tratterebbe di una battaglia navale, i Tomahawk e le altre munizioni navali rappresenterebbero il problema principale»,insiste Ferrari parlando con Domani. «Se il conflitto si estendesse al Giappone o alla Corea del Sud, allora lo sarebbero i Patriot e i Thaad. Anche i droni e gli aerei rappresenterebbero un problema, insieme ai missili Stinger», aggiunge.
E questo porterà Trump a fare delle scelte. «Washington si trova davanti a un compromesso strategico, perché la strategia militare e i finanziamenti erano stati concepiti per accumulare scorte sufficienti per una sola guerra breve», dice Ferrari.
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