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IL GOVERNO NON HA MARGINE DI MANOVRA – ANCHE QUEST’ANNO, GIORGIA MELONI DEVE STRINGERE LA CINGHIA (RINGRAZI IL SUO AMICO TRUMP PER LA GUERRA IN IRAN): NON CI SONO SOLDI PER VARARE UNA LEGGE DI BILANCIO “ELETTORALE” RICCA DI MANCETTE E REGALIE, COME SPERAVA LA PREMIER – IL MINISTRO DELL’ECONOMIA GIORGETTI È STATO CHIARO: IL GOVERNO RICORRERÀ A UNO SCOSTAMENTO DA 28 MILIARDI IN DUE ANNI, GRAZIE ALLE SPESE AUTORIZZATE DALLA “CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA” – L’UNICA SPERANZA PER LA SORA GIORGIA È CHE LA COMMISSIONE UE LE CONSENTA DI SPENDERE PIÙ DEL PREVISTO, MA È COMPLICATO

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ADDIO MANOVRA ELETTORALE: MELONI SI CONFERMA AUSTERA

Estratto dell’articolo di Marco Palombi per “il Fatto quotidiano”

 

ursula von der leyen giorgia meloni conferenza sulla ricostruzione dell ucraina. foto lapresse

Alla fine l’unica speranza di Giorgia Meloni per fare una manovra elettorale o almeno che non faccia arrabbiare troppa gente è Ursula von der Leyen, a cui la premier – com’è noto – ha scritto una lettera accorata per chiederle più flessibilità su alcune spese, in particolare quelle rese necessarie dall’aumento dell’inflazione (adeguamenti delle pensioni, materiali per i cantieri, etc).

 

Al momento, però, la Commissione Ue non pare molto colpita dalle difficoltà del governo italiano e allora non resta che la linea del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: riguardo alla legge di Bilancio “oggi la mia risposta è diversa rispetto a un mese fa: l’approccio deve essere più prudente”, “il contesto richiede maggiore attenzione”.

 

GIORGIA MELONI E LA CRISI ECONOMICA - VIGNETTA DI ELLEKAPPA

Il contesto è quello che vedono tutti: prezzi energetici impazziti, inflazione che si diffonde nell’economia, mercati che chiedono rendimenti record sui debiti pubblici.

 

Fin qui si potrebbe pensare che siamo di fronte alle solite dichiarazioni di Giorgetti. In realtà il ministro parlava in conferenza stampa dopo l’approvazione del Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) e della sua relazione sullo scostamento di bilancio (maggiori spese) per difesa ed energia: l’approccio prudente è negli stessi numeri presentati ieri dall’esecutivo, la base su cui verrà costruita la prossima manovra.

 

Giorgia Meloni Giancarlo Giorgetti

Lasciamo parlare il ministro: “Il deficit dovrebbe stare sotto il 3% nel 2026, poi sale al 3,4 nel 2027, al 3,3 nel 2028 e scende al 2,4% nel 2029”. In sostanza, il governo conferma il calo del deficit promesso alla Ue negli anni scorsi con l’eccezione delle maggiori spese autorizzate dalla “clausola di salvaguardia” per cui l’esecutivo chiederà lo scostamento di bilancio: lo 0,3% del Pil per la difesa e lo 0,3% per l’energia sia l’anno prossimo che quello dopo.

 

URSULA VON DER LEYEN E GIORGIA MELONI - VERTICE SUL PIANO MATTEI PER L AFRICA - FOTO LAPRESSE

Si tratta di uno 0,6% annuo di maggior deficit per due anni: fa circa 28 miliardi, 8 in meno di quelli ipotizzati a metà settembre e tutti sottratti alla difesa. In armi se ne andranno 14 miliardi (anziché 22) e altrettanti per le spese in energia, ma solo quelle autorizzate dall’Ue, che poi sarebbero gli odiati – dal governo – investimenti verdi in rinnovabili, efficienza energetica e simili.

 

Al netto di questi soldi, il deficit continua a calare nel biennio: al 2,8% nel 2027 e al 2,7% l’anno dopo.

 

Per quel che qui rileva, significa che Meloni e soci non hanno grandi spazi di bilancio per sparate elettorali in manovra e continueranno col piccolo cabotaggio economico che è stato il loro vero marchio di fabbrica in questi quattro anni. Problema: lo faranno in una situazione in cui famiglie e imprese soffrono quello che Giorgetti chiama “il contesto”.

 

giancarlo giorgetti presenta il documento programmatico di finanza pubblica foto lapresse 6

L’esecutivo, a questo punto, può sperare solo che Ursula faccia la grazia a Giorgia consentendole di spendere più del previsto: a oggi una pia illusione. In realtà, almeno così dice il ministro dell’Economia, Bruxelles è già venuta incontro all’Italia consentendole di uscire dalla procedura d’infrazione in maniera facilitata: il disavanzo dovrebbe già essere sotto il 3% e rimanerci stabilmente per ritrovarsi tra i “buoni”, mentre “la Commissione ha precisato che i dati di deficit di 2027 e 2028, che sono sopra il 3%, devono essere depurati dallo scostamento delle clausole relative a difesa e sicurezza ed energia”, ha spiegato Giorgetti. Tradotto: la Ue certificherà il nostro ritorno sotto la soglia in primavera, mentre la sorpasseremo di nuovo.

 

meme pubblicato da donald trump contro giorgia meloni

Questo, ovviamente, e qui sta la scommessa italiana, se il deficit del 2026 sarà effettivamente sotto al 3% come dice il governo.

 

Giorgetti è sicuro per un paio di motivi: la crescita finora è stata più vivace del previsto e pure l’inflazione lo aiuta, sia gonfiando il Pil nominale (quello su cui si calcola il rapporto col deficit) sia facendo aumentare le entrate per via del “fiscal drag”. [...]

 

L’UE PRECISA: «LE RICHIESTE DI ROMA ANCORA DA ESAMINARE»

Estratto dell’articolo di Francesca Basso per il “Corriere della Sera”

 

Ora bisogna aspettare che la Commissione esamini la lettera inviata dalla premier Meloni alla presidente von der Leyen nella quale l’Italia chiede maggiore flessibilità di bilancio per far fronte alla crisi energetica.

 

Giorgia Meloni GIancarlo Giorgetti

«Come di consueto, esamineremo la lettera nel dettaglio e solo successivamente formuleremo le nostre valutazioni», ha dichiarato ieri il portavoce della Commissione per l’Economia, Balazs Ujvari, nel briefing quotidiano con la stampa. «Queste lettere sono una prassi abituale in vista del Consiglio europeo, nel quale ascoltiamo i leader sulle questioni che stanno loro a cuore; ovviamente le approfondiamo», ha aggiunto la capo-portavoce Paula Pinho.  [...]

 

LO SPIRAGLIO DELLA COMMISSIONE SUI COSTI EXTRA PER L’INFLAZIONE

Estratto dell’articolo di Claudio Tito per “la Repubblica”

 

GIORGIA MELONI E IL POLSO DEL PAESE - VIGNETTA BY MANNELLI

“Eccezione". È questa la parola chiave intorno alla quale i tecnici della Commissione Ue stanno aprendo alla possibilità di accogliere la richiesta del governo italiano per una ulteriore flessibilità. Non c'è ancora nulla di deciso formalmente ma – come rilevato – non esiste nemmeno un no pregiudiziale. L'istanza formulata nella lettera inviata da Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen, infatti, si basa su contatti intercorsi con gli uffici di Palazzo Berlaymont.

 

Il nodo si stringe intorno alla spesa netta. Il Patto di Stabilità ne stabilisce un aumento massimo annuale in base ad un'inflazione programmata. È uno dei criteri della governance economica dell'Unione. Un paletto che vale soprattutto per i Paesi, come l'Italia, sotto procedura per deficit eccessivo. Ma, appunto, rispetto all'inflazione prevista, in questi ultimi mesi si è registrata una vera e propria impennata. E qui c'è l'altro aspetto su cui l'esecutivo europeo sta svolgendo la sua valutazione: il tasso di inflazione sta crescendo "al di fuori" del controllo delle autorità politiche. Ossia non è determinato da scelte errate del governo ma dalla guerra nel Golfo Persico. Non si può attribuirne la responsabilità.

 

giancarlo giorgetti presenta il documento programmatico di finanza pubblica foto lapresse 3

Ed allora l'idea è quella di prevedere un'"eccezione" che consenta di aumentare il tetto della spesa netta conteggiando una parte o il totale del differenziale tra l'inflazione programmata e quella effettiva. Per farlo si passerebbe dal termine "nominale" della spesa netta a quello "reale" ossia depurato dalla recente crescita dei prezzi. Questo perché alcune spese "fisse" dello Stato sono aumentate proprio a causa dell'inflazione. Il margine sarebbe di diversi miliardi. Il percorso verrebbe però accompagnato da una "clausola": che il deficit non superi il 3 per cento.

 

Ad aprile, se le stime del Tesoro saranno rispettate, l'Italia dovrebbe uscire dalla procedura per disavanzo eccessivo. A quel punto verrebbero scomputati dal calcolo del 2027 anche le spese (7 miliardi) autorizzate dalla clausola di salvaguardia nazionale per l'energia appena attivata e quindi anche quelle della nuova flessibilità che con ogni probabilità saranno "vincolate" ai interventi mirati e strutturali.

 

In questo caso, ai fini dell'esame annuale svolto dalla Commissione, il deficit dovrebbe rispettare i parametri anche nel 2027. E proprio in base a questi criteri che i tecnici di Palazzo Berlaymont con il via libera politico di von der Leyen non hanno chiuso la porta alla flessibilità "aggiuntiva" reclamata dalla presidente del Consiglio. [...]

giancarlo giorgetti - giorgia meloni - foto lapresse