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Da "la Repubblica"
Uno degli incontri forse più decisivi fra il presidente americano Barack Obama e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, non riesce ad accorciare le distanze fra i due leader riguardo al programma nucleare iraniano. Prima del colloquio nello Studio ovale, Obama invoca l´arma della diplomazia, la necessità di attendere che le sanzioni imposte contro Teheran facciano il loro corso. Per nulla d´accordo, Netanyahu prospetta un´azione militare, e reclama il diritto di Israele a «potersi difendere da sé» poiché ritiene l´atomica degli ayatollah una minaccia alla propria esistenza.
«Una soluzione diplomatica è ancora possibile», dice Obama mentre assicura a Israele il ferreo sostegno dell´America. Questo non basta a fermare Netanyahu, convinto che se non verrà sferrato un attacco militare, presto le centrali nucleari di Teheran verranno sepolte in profondità sotto terra, irraggiungibili dalle bombe bunker-busting.
Stando all´intelligence americana non esistono prove che gli ayatollah abbiano davvero deciso di armarsi dell´atomica. Su questo sfondo si rafforza la convinzione che Israele nei prossimi mesi possa agire in autonomia. Obama è il bersaglio anche dei repubblicani americani per la sua «indecisione» riguardo alla Siria: il senatore McCain chiede alla Casa Bianca di attivarsi a livello internazionale per lanciare una campagna di bombardamenti aerei sulla Siria.
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