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LA GUERRA SI ALLARGA - I MEDIA ISRAELIANI RIVELANO CHE GLI EMIRATI ARABI UNITI AVREBBERO ATTACCATO PER LA PRIMA VOLTA IN IRAN: IL RAID HA PRESO DI MIRA UN IMPIANTO DI DESALINIZZAZIONE (MA GLI EMIRATI SMENTISCONO IL RAID) -NEI GIORNI SCORSI, TEHERAN HA PRESO DI MIRA ABU DHABI CON 238 MISSILI BALISTICI E 1422 DRONI. GLI ATTACCHI HANNO CAUSATO QUATTRO MORTI. 112 I FERITI - I GENERALI STATUNITENSI E ISRAELIANI SONO CONFORTATI DAL CALO DRASTICO DELLA RITORSIONE DEGLI IRANIANI: IL PRIMO GIORNO I PASDARAN HANNO SCAGLIATO 644 ORDIGNI, IL SECONDO 716 CON SCIAMI SINCRONIZZATI DI BOMBE VOLANTI. VENERDÌ SOLTANTO 58, QUASI SEMPRE SPARATI UNO ALLA VOLTA, COSA CHE RENDE PIÙ FACILE ABBATTERLI...

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EMIRATI, 'NON ABBIAMO COLPITO IMPIANTO DESALINIZZAZIONE IN IRAN'

(ANSA) - ROMA, 08 MAR - Gli Emirati Arabi Uniti negano le notizie israeliane secondo cui avrebbero preso di mira un impianto di desalinizzazione in Iran. Il ministero degli Esteri afferma, secondo quanto riporta Anadolu, che in "autodifesa" contro "l'aggressione iraniana", gli Emirati Arabi Uniti non cercano un'escalation, ma si riservano il "pieno diritto" di garantire la propria sicurezza.

 

MEDIA ISRAELE, 'PER LA PRIMA VOLTA EMIRATI ATTACCANO IN IRAN'

ATTACCHI IRANIANI NEGLI EMIRATI ARABI UNITI

(ANSA) - TEL AVIV, 08 MAR - "Gli Emirati Arabi Uniti hanno attaccato per la prima volta in Iran". Lo riferiscono i media israeliani sottolineando che l'attacco ha preso di mira un impianto di desalinizzazione iraniano.

 

"Israele ritiene che il raid sia, per il momento, solo un segnale al regime iraniano, tuttavia, se gli attacchi di Teheran dovessero intensificarsi, esiste una reale possibilità - riferiscono i media israeliani - che gli Emirati si uniscano al conflitto in modo limitato.

 

Abu Dhabi intanto ha annunciato che "le difese aeree hanno rilevato 17 missili balistici, di cui 16 distrutti, mentre uno è caduto in mare. Rilevati anche 117 droni, di cui 113 intercettati e 4 caduti nel territorio nazionale".

 

Durante il fine settimana, la tv pubblica israeliana Kan ha riferito che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha avuto una telefonata con il presidente degli Emirati Mohamed bin Zayed Al Nahyan proprio in relazione agli attacchi iraniani contro il suo Paese. I raid dei pasdaran hanno colpito negli Emirati anche hotel e aeroporti.

donald trump con mohammed bin zayed ad abu dhabi emirati arabi uniti

 

Oggi Abu Dhabi ha pubblicato su X un bilancio : "Dall'inizio degli attacchi iraniani, sono stati rilevati 238 missili balistici. Di questi, 221 sono stati distrutti, 15 sono caduti in mare e 2 sono caduti all'interno del Paese. Sono stati inoltre rilevati 1.422 droni iraniani, di cui 1.342 sono stati intercettati, 80 sono caduti nel territorio del Paese. Sono stati inoltre rilevati e distrutti 8 missili da crociera. Questi attacchi hanno causato 4 morti tra cittadini pakistani, nepalesi e bengalesi, e 112 persone hanno riportato ferite da moderate a lievi.

 

Tra i feriti figurano cittadini di Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Etiopia, Filippine, Pakistan, Iran, India, Bangladesh, Sri Lanka, Azerbaigian, Yemen, Uganda, Eritrea, Libano, Afghanistan, Bahrein, Comore e Turchia". Nel post si legge ancora: "Il Ministero della Difesa ha affermato di essere pienamente preparato ad affrontare qualsiasi minaccia e che risponderà con fermezza a qualsiasi tentativo di minare la sicurezza del Paese, garantendo la protezione della sua sovranità, sicurezza e stabilità e salvaguardando i suoi interessi e le sue capacità nazionali".

donald trump con mohammed bin zayed ad abu dhabi emirati arabi uniti 3

 

UNA SETTIMANA DI RAID

Estratto dell'articolo di Gianluca Di Feo per “la Repubblica”

 

La nebbia bellica che mescola propaganda e disinformazione rende difficile comprendere cosa stia realmente accadendo nella Grande Guerra del Golfo. Ci sono dati, stime e foto satellitari che, incrociati con i bollettini delle forze coinvolte, permettono però di tracciare un quadro degli otto giorni di combattimenti.

 

Il primo elemento è il volume di fuoco mostruoso scatenato dalla campagna aerea israelo-americana: sono stati colpiti 5.500 obiettivi della Repubblica Islamica, con l'impiego di almeno 10 mila tra bombe e missili. Si tratta di un record assoluto, con un coordinamento delle squadriglie che permette assalti simultanei in tutto il Paese: solo i jet dello Stato ebraico hanno condotto 150 ondate di attacchi. I caccia F35, F16, F18, F15; i droni Reaper ed Heron;

attacco iraniano contro kuwait city 2

 

i cruise Tomahawk dell'Us Navy; i missili Atacms e Prism dell'Us Army si alternano in un carosello mortale che si accanisce senza sosta contro bersagli stabiliti in anticipo o contro quelli individuati in tempo reale dall'intelligence. La priorità è stata data all'uccisione dei leader della teocrazia sciita e dei vertici dei Guardiani della Rivoluzione, dell'esercito, dei servizi segreti, della polizia e delle spietate milizie Basji.

 

Poi è toccato alle rampe degli ordigni balistici e alla contraerea; quindi ai comandi, alle caserme, agli aeroporti, ai depositi di munizioni; infine alle fabbriche di missili e di velivoli telecomandati. Un solo grande impianto del programma nucleare finora è stato bombardato. Come ha sottolineato il Pentagono, ci sono ancora settori che non sono stati presi di mira: essenzialmente le centrali elettriche e le installazioni petrolifere. Da tenere presente che sono state aperte due cruente guerre parallele: quella israeliana in Libano contro Hezbollah e quella americana in Iraq contro le formazioni sciite filo iraniane.

 

video dei raid americani contro iran 2

[...] Le monarchie del Golfo sono finite sotto il tiro di armi con portata inferiore, e quindi più numerose, oltre alla massa degli Shahed, più facili da mimetizzare. Nelle 48 ore iniziali sono stati messi a segno colpi micidiali contro le basi americane, con la distruzione di cinque radar del valore complessivo di tre miliardi di dollari, ed è stata causata la paralisi della produzione di gas e petrolio nella Penisola arabica.

 

Quello che conforta di più i generali statunitensi e israeliani è il calo drastico della ritorsione: il primo giorno i pasdaran hanno scagliato 644 ordigni; il secondo 716 con sciami sincronizzati di bombe volanti; venerdì soltanto 58, quasi sempre sparati uno alla volta, cosa che rende più facile abbatterli. Cosa significa? Che l'organizzazione militare della Repubblica islamica si sta sgretolando e fatica a gestire la reazione.

 

BAMBINO SI ARRAMPICA SU UN MISSILE IRANIANO NON ESPLOSO IN SIRIA

Ai Guardiani della Rivoluzione restano un centinaio di missili a lungo raggio, tanti droni e cruise, ma non riescono a tirarli fuori dai nascondigli. Nonostante l'affondamento di quasi tutte le navi, hanno però la capacità di impedire l'attraversamento dello Stretto di Hormuz. Come risorsa estrema possono mobilitare la rete clandestina attiva in tutti i continenti per compiere attentati o - mossa ancora più drastica - gettare testate chimiche sulle nazioni confinanti.

 

Ma se israeliani e americani hanno il dominio del cielo, non controllano il Paese. Il regime rimane saldo, i reparti fidati sono stati dispersi nelle città pronti alla repressione di ogni protesta e non ci sono segnali di rivolta.

 

consolato americano a Dubai colpito da un drone iraniano

Questa situazione riporta all'interrogativo iniziale: qual è l'obiettivo strategico dell'offensiva contro l'Iran? Donald Trump ha chiesto la «resa incondizionata» e pretende di scegliere i nuovi capi della Repubblica islamica. Un'operazione che richiederà parecchio tempo e ha esiti estremamente incerti.

 

Washington sembra prepararsi al peggio. Lo strike group della portaerei Bush potrebbe salpare verso il Mediterraneo e irrobustire in una settimana l'armada con 50 cacciabombardieri, oltre a quattro navi cariche di missili Tomahawk e di intercettori Standard. Non basterà: lo schieramento del Pentagono è stato frettoloso e avrà presto bisogno di sostituire una parte consistente dei velivoli sottoposti a un ritmo frenetico. Il consumo di armamenti è stato pauroso e c'è una corsa per trasferire altre munizioni. [...]

DONALD TRUMP IN VERSIONE AYATOLLAH