giorgia meloni nuovo decreto sicurezza maranza guerriglia milano sergio mattarella

I MILITARI CHE ARRESTANO? NON IN LINEA CON LE DEMOCRAZIE OCCIDENTALI. L'ALTOLA' DI MATTARELLA ALLA SVOLTA "CILENA" DEL GOVERNO- IL CAPO DELLO STATO BLOCCA LA NORMA SIMBOLICAMENTE PIÙ POTENTE DEL DECRETO SICUREZZA: PERMETTERE AI SOLDATI DI OPERARE COME LA POLIZIA. NELL’INCONTRO CON IL SOTTOSEGRETARIO MANTOVANO SAREBBE EMERSA L’INTENZIONE DI NON FIRMARE IL DECRETO SE IL GOVERNO SI FOSSE INTESTARDITO A TENERE IN VITA LA NORMA. MA COSÌ NON È STATO. C’ERANO RISERVE ANCHE NELLA STESSA MAGGIORANZA E I SINDACATI DI POLIZIA ERANO CONTRARISSIMI – L’ENNESIMO DECRETO SICUREZZA VA NELLA DIREZIONE INDICATA DA MATTARELLA QUANDO AVEVA CHIESTO DI CAPIRE MEGLIO LA RADICE DELLA VIOLENZA DI QUESTI GIORNI? NON SEMBRA. LA RISPOSTA È UNICAMENTE REPRESSIVA…

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

Concetto Vecchio per repubblica.it - Estratti

 

giorgia meloni - sergio mattarella - foto lapresse

I militari che arrestano? Non in linea con gli standard delle democrazie occidentali. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ieri mattina ha formulato la sua contrarietà alla norma simbolicamente più potente del decreto sicurezza: permettere ai soldati di operare come la polizia.

 

È probabile che l’argomento sia stato affrontato a margine dell’incontro che il presidente ha avuto con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, accompagnato dal Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria, Marco Doglio, al Quirinale intorno al mezzogiorno. Sarebbe emersa l’intenzione di non firmare il decreto se il governo si fosse intestardito a tenere in vita la norma. Ma così non è stato.

 

C’erano riserve anche nella stessa maggioranza, e contrarissimi i sindacati di polizia. Sarebbe stato facile parlare di deriva cilena. Dopodiché la ratio che ha mosso il presidente della Repubblica a chiedere il depennamento è presto detta: l’ordine interno spetta alle forze civili, quello esterno a quelle militari, che non dispongono nemmeno del necessario addestramento per svolgere compiti di polizia giudiziaria.

giorgia meloni ignazio la russa sergio mattarella parata 2 giugno foto lapresse

 

Quest’ultimi rimarranno all’interno del progetto come Strade sicure, e i 500 inviati ora a Milano, potranno controllare il territorio, identificare vandali o saccheggiatori, anche minorenni, ma poi dovranno chiamare la polizia o i carabinieri, che valuteranno se esistono gli estremi per il fermo.

 

Mattarella firmerà il decreto. Non ci sono profili di incostituzionalità. Va nella direzione indicata lunedì a Imperia, quando aveva chiesto di capire meglio la radice della violenza di questi giorni? Non sembra. La risposta è unicamente repressiva. È l’ennesimo decreto sicurezza che aggiunge un nuovo reato - violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche - estendendo il fermo preventivo anche ai minorenni, per manifestazioni non organizzate, sempre però con il vaglio del magistrato. Le norme in realtà ci sono già, e da tempo, il che non ha impedito di contenere le esplosioni di violenza.

SCONTRI MILANO 44

 

Anche questo decreto nasce da una fitta interlocuzione tra gli uffici del Quirinale e quello di Palazzo Chigi. Dalla moral suasion che il presidente mette in campo, per smussare gli angoli di provvedimenti stridenti con la Costituzione. Solo che stavolta il confronto è durato 24 ore. Il tempo è stato poco per un esame approfondito. L’incontro con Mantovano è stato lo snodo della giornata.

 

Poco dopo, da fonti parlamentari, è venuto fuori che l’unica eccezione rispetto alle bozze del nuovo decreto sicurezza riguardava la possibilità di dare compiti di polizia giudiziaria ai militari. «Risolto questo punto sembra che il Quirinale possa dare il via libera al provvedimento», scriveva l’Ansa. E poco dopo il governo ha approvato il provvedimento, senza la norma sui militari che arrestano.

SCONTRI MILANO giorgia meloni e sergio mattarella a modena foto lapresse

 

(...)

giorgia meloni e sergio mattarella a modena foto lapresse