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Ugo Magri per "la Stampa"
Nessuno li ha visti infilarsi nello stesso portone, anzi «non risulta» che si siano mai incontrati. Però svariate fonti sostengono il contrario; e, secondo queste voci anche autorevoli, ieri sera Monti ha ricevuto i segretari dei partiti che lo sostengono, cioè Alfano, Bersani e Casini.
La chiacchiera assume tinte romanzesche perché qualcuno dei tre («ABC» vengono già chiamati in gergo) avrebbe raggiunto il presidente del Consiglio a Palazzo Giustiniani usufruendo del tunnel segreto costruito negli Anni Settanta, quando l'Italia era vittima del terrorismo: si entra da Palazzo Madama o da Palazzo Cenci Maccarani e si sbuca direttamente negli uffici dei senatori a vita, evitando i cronisti impiccioni. L'altra versione (molto più minimalista) è che i tre siano andati non da Monti, bensì dal suo braccio destro Catricalà a Palazzo Chigi, ciascuno immaginando un incontro bilaterale, salvo poi ritrovarsi tutti quanti insieme...
Accertare come stiano realmente le cose risulta difficile poiché, a differenza dell'era berlusconiana, sulla politica è calata una coltre pudica di riservatezza. Tant'è vero che con solo vari giorni di ritardo si è saputo degli altri incontri tra i segretari, svoltosi il 14 e il 15 novembre proprio nelle ore in cui stava per nascere il governo e si discuteva la lista dei ministri. Ieri all'ordine del giorno risulta ci fosse di nuovo il tema delle poltrone, stavolta però quelle dei 5-8 vice-ministri e dei 25 sottosegretari ancora da nominare.
La squadra dev'essere completata in fretta poiché altrimenti i 16 ministri (già così pochi, secondo gli standard usuali) non potrebbero garantire la presenza del governo alle Camere, le commissioni girerebbero a vuoto, il Parlamento resterebbe senza interlocutori, per non dire di Bruxelles. Palazzo Chigi ha smentito con una nota il tam-tam secondo cui la lista dei sottosegretari fosse pronta per il varo già nel Consiglio dei ministri di stamane.
Precisazione resasi necessaria in quanto all'ora di pranzo il toto-poltrone impazzava, e circolavano diversi nomi tra cui quelli di Messori all'Economia, Dell'Aringa al Welfare, Ciaccia alle Infrastrutture, Malinconico all'Editoria, Peluffo e Croppi alla Cultura, Fanelli allo Sviluppo, Cosentino all'Istruzione, Verbaro alla Funzione pubblica, più un terzetto di sottosegretari ai Rapporti col Parlamento, incaricati ciascuno di facilitare i contatti con la propria parte politica (sarebbero D'Andrea, D'Onofrio e Martuscello).
Il solo fatto che la presunta lista circolasse ha scatenato la reazione infuriata del Pdl. Spiegano nel clan berlusconiano: «Troppi sono i personaggi di centrosinistra mascherati da tecnici».
Aggiungono a Palazzo Grazioli: «Se dessimo il via libera a una formazione del genere ci scoppierebbe il partito». Sul fronte Pd la versione è opposta: sarebbe il Cavaliere a fare pressioni su Monti perché inserisca uomini suoi nelle posizioni-chiave, specie (guarda un po') Giustizia e Comunicazioni dove risultano tre concorrenti: Fiorentino, Viola e D'Angelo. Un puzzle che si può sciogliere solo con un atto d'imperio, oppure mettendo i partiti intorno a un tavolo.
Di cos'altro avrebbero parlato, nel vertice della maggioranza che rifiuta di considerarsi tale? Ovviamente di crisi, e delle misure in arrivo così severe da lasciare a bocca aperta («impressionata») la tedesca Merkel. Anche qui, chiarimento di Palazzo Chigi: Monti non le ha rivelato niente più di quanto non fosse già noto. Eppure il timore resta.
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