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Con la faccia schiacciata a terra, un prigioniero viene decapitato da un soldato dell’Isis con il volto coperto, nell'ultima barbara esecuzione nel bel mezzo del deserto siriano.
Un messaggio esplicito per chiunque si voglia ribellare a loro. Un tentativo disperato di distogliere l’attenzione dalla sconfitta imbarazzante di ieri, a Tal Abyad. Qualunque sia il presupposto, queste immagini scioccanti continuano a toccare lo stomaco, come un eco nauseante di quelle esecuzioni inflitte dal militante noto come il “jihadista John”.
Nelle immagini a sequenza, vediamo prima la vittima costretta a faccia in giù tra la sabbia e la sporcizia. Poi il suo esecutore con un coltello affilato davanti alla gola. Nell’ultima, la testa appoggiata sullo schiena del cadavere in quello che è diventato un marchio di fabbrica scioccante dei jihadisti.
Il prigioniero è stato riconosciuto dai social media come Abdullah Baseer Anis, un soldato del gruppo siriano Jaysh al-Islam - o Esercito dell'Islam - che si batte al fianco dei curdi contro ISIS.
Le immagini sono state rilasciate poche ore dopo che i combattenti curdi hanno alzato la bandiera sulla città di Tai Abyad, infliggendo un colpo duro per l’Isis, radicato lì da più di un anno. La città infatti era fondamentale per i rifornimenti e le comunicazioni verso la città di Raqqa, capitale dello Stato Islamico.
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