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"MARIO DRAGHI È UN PRAGMATICO SENZA IDEOLOGIE" - L'ECONOMISTA GIAMPAOLO GALLI, EX DG DI CONFINDUSTRIA: "È SBAGLIATO DESCRIVERLO COME UN BANCHIERE ANCHE SE HA FATTO UN BREVE PERIODO A GOLDMAN SACHS. E NON HA SENSO PARLARE DI LUI COME "UOMO DELL'AUSTERITÀ" SOLO PERCHÉ NELL'AGOSTO DEL 2011 FIRMÒ LA FAMOSA LETTERA CON TRICHET AL GOVERNO ITALIANO IN CUI CHIEDEVA TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA - FU IL PROTAGONISTA DELLE PRIVATIZZAZIONI NELLA SECONDA METÀ DEGLI ANNI NOVANTA PERCHÉ QUELLA ERA LA COSA DI FARE. NON PERCHÉ SPOSASSE UN'IDEOLOGIA LIBERISTA MA PERCHÉ BISOGNAVA ENTRARE NELL'EURO"
Roberto Petrini per "la Repubblica"
Professor Giampaolo Galli, chi è Mario Draghi?
«Direi tre cose di Mario Draghi», risponde l' economista, già parlamentare Pd ed ex direttore generale della Confindustria.
La prima?
«La prima è che è sbagliato descriverlo come un banchiere anche se ha fatto un breve periodo a Goldman Sachs; è un servitore dello Stato».
mario draghi esce dal quirinale
E poi?
«In secondo luogo è una persona pragmatica. Questo significa che non ha senso parlare di Draghi come uomo dell'austerità solo perché nell' agosto del 2011 firmò la famosa lettera con Trichet al governo italiano in cui chiedeva tagli alla spesa pubblica. Tanto è vero che negli anni successivi, come presidente della Bce, fece due passi fondamentali che sono agli antipodi della austerità: il "Whatever it takes" nell' estate del 2012 fu cruciale per ridurre gli spread di molti paesi tra cui il nostro e poi il "Quantitative easing" che iniziò nel 2015».
mario draghi arriva al quirinale
E qui si arriva alla sua terza caratteristica...
«Che è la capacità di tessere relazioni e convincere: il "Whatever it takes" ebbe successo senza che la Bce dovesse sborsare un solo euro perché i mercati capirono che Draghi aveva l'appoggio dei principali governi dell'Eurozona checché ne pensasse la Bundesbank. Il suo predecessore Trichet, che aveva tentato la stessa operazione, ma senza l'appoggio dei governi, fece spendere alla Bce molti soldi».
C'è un metodo Draghi?
«Si pone sempre con grande semplicità e modestia. Rispetta le persone e le competenze».
MARIO DRAGHI E SERGIO MATTARELLA
Chi lo tira a sinistra ricorda la sua laurea con Federico Caffè. Chi lo vede più liberista la sua amicizia con Francesco Giavazzi. E lei?
«Raramente ho sentito Mario Draghi esprimersi in termini ideologici. Fu il protagonista delle privatizzazioni nella seconda metà degli Anni Novanta perché quella era la cosa di fare allora. Non perché sposasse un'ideologia liberista ma perché bisognava entrare nell'euro. In lui vedo più pragmatismo che ideologia».
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