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L’EUROPA S’È DESTRA – LA CORSA DI PEDRO SANCHEZ ALLE ELEZIONI INGUAIA L’UE: SE IL BELLOCCIO IBERICO, COME PROBABILE, DOVESSE PERDERE, NON CI SAREBBE PIÙ UN LEADER SOCIALISTA DI UN GRANDE PAESE AL TAVOLO DELLE DECISIONI CHE CONTANO, E CON LA POSSIBILE VITTORIA DI MARINE LE PEN NEL 2027, SI ROMPEREBBE L’ASSE PROGRESSISTA MADRID-PARIGI. CON TANTI SALUTI AL GREEN DEAL, CI SAREBBE UN’ULTERIORE STRETTA SULLA QUESTIONE MIGRANTI – NATHALIE TOCCI: “GIÀ OGGI NON CI SONO SPINTE SUFFICIENTEMENTE FORTI VERSO L’INTEGRAZIONE. UN CONTO È UN’UE CON MELONI INSIEME A MERZ, MACRON, SÁNCHEZ E TUSK E UN CONTO È UNA MELONI CIRCONDATA DA LE PEN, ABASCAL, FEIJÓO, UN KACZYNSKI E VIA DICENDO…”
EFFETTO «NAZIONALISTI» IN EUROPA I VOTI CHE POSSONO CAMBIARE LA UE
Estratto dell’articolo di Francesca Basso per il “Corriere della Sera”
LA MAPPA DEI GOVERNI IN EUROPA - OTTOBRE 2026
Le istituzioni Ue e le capitali speravano di arrivare a fine anno senza scossoni elettorali per concentrarsi sui dossier più importanti, a partire dal negoziato sul prossimo bilancio Ue 2028-2034.
Le elezioni anticipate indette dal premier spagnolo Pedro Sánchez sparigliano le carte e anticipano l’incertezza che Bruxelles si aspettava dal prossimo anno, con Francia, Polonia e Italia che andranno alle urne insieme ad altri Paesi Ue.
Una svolta a destra (soprattutto estrema destra) di Madrid e Parigi potrebbe avere conseguenze sul progetto europeo.
PEDRO SANCHEZ IN UN DISCORSO ALLA MONCLOA ANNUNCIA ELEZIONI ANTICIPATE
[…] Se Sánchez perdesse le elezioni (ma non è detto perché in passato è stato capace di grandi rimonte) significherebbe che al tavolo del Consiglio europeo non siederebbe più un leader socialista di un Paese di grandi dimensioni. Certo, c’è il presidente António Costa.
Ci sono la danese Mette Frederiksen e il premier maltese Robert Abela. Forse la svedese Magdalena Andersson. Ma non sempre in Europa uno vale uno.
emmanuel macron donald tusk giorgia meloni consiglio europeo
«Se la Spagna cade, si chiude una delle ultime esperienze di governo di centrosinistra in Europa. Se nel 2027 seguisse la Francia, l’asse franco-spagnolo, contrappeso progressista al polo conservatore Berlino-Roma-Varsavia, scomparirebbe. Giorgia Meloni smetterebbe di essere l’eccezione per diventare la norma, e la sua “normalizzazione” sarebbe compiuta», sottolinea Alberto Alemanno, titolare della cattedra Jean Monnet di diritto dell’Ue all’Hec di Parigi.
Un’eventuale vittoria del Partido popular con Vox — governano insieme già in quattro regioni, tra cui l’Andalusia — potrebbe avere un effetto su alcuni dossier di politica climatica e industriale legati al Green Deal, di cui Madrid è una grande sostenitrice.
ALBERTO NUNEZ FEIJOO CON SANTIAGO ABASCAL
C’è poi la questione dei rapporti con la Cina, che Sánchez ha rafforzato mentre l’Ue lanciava l’allarme per la concorrenza sleale di Pechino. La Commissione sta definendo le prossime mosse. Sulla difesa, Madrid è stata restia a investire e si è scontrata con Trump. Potrebbe esserci all’orizzonte una distensione. Ci sono poi i dossier legati alla migrazione, su cui Madrid è sempre stata molto critica.
Anche la posizione della vicepresidente esecutiva della Commissione Teresa Ribera verrebbe indebolita. E al Parlamento europeo la presidente del gruppo S&D Iratxe García Pérez, molto vicina a Sánchez, potrebbe risentirne proprio mentre sono in corso i negoziati di metà mandato con il Ppe per il rinnovo delle cariche.
[…] Per Nathalie Tocci, professoressa alla School of Advanced International Studies Europe della Johns Hopkins University, inserire Spagna e Francia in uno scenario più ampio. «Il rischio è la trasformazione da un progetto di integrazione europea a uno di cooperazione: la direzione di marcia dell’Unione cambierebbe. Perché non abbiamo implementato l’agenda Draghi? Già oggi non ci sono spinte sufficientemente forti verso l’integrazione. Un conto è un’Ue con Meloni insieme a Merz, Macron, Sánchez e Tusk e un conto è una Meloni circondata da Le Pen, Abascal, Feijóo, un Kaczynski e via dicendo».
Gli effetti sarebbero anche economici, come spiega Guntram Wolff, professore all’Université libre de Bruxelles e senior fellow presso i think tank Bruegel e Kiel Institute: «Avremo un grosso problema in caso di politici nazionalisti che non sono impegnati verso l’euro e l’integrazione europea, che comporta privilegi ma anche doveri. Uno dei doveri importanti dell’Unione monetaria è tenere in ordine i propri conti».
Per la Francia è la grande incognita in caso di vittoria di Le Pen: «La situazione di bilancio di Parigi richiede una correzione e, se non c’è, i mercati diventeranno estremamente nervosi, così i cittadini e i Paesi partner».
Emmanuel Moulin, governatore della Banque de France, ha lanciato l’allarme sul Financial Times : il Paese «rischia di essere «strangolato dai tassi di interesse» se non risana le finanze. L’incertezza ha un costo. Ieri l’euro ha toccato i minimi da maggio 2025 .
FRANCIA O SPAGNA, PURCHE SE LAGNA - MEME BY EMILIANO CARLI
giorgia meloni al consiglio europeo informale di budapest 8
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