DAGO-“REPORT” - MA LA RAI ALLA FIAMMA VUOLE VERAMENTE LIBERARSI DEL “SINISTRO” SIGFRIDO RANUCCI? –…
“HO DECISO DI IMPEGNARMI IN POLITICA CON IL PROGETTO DI ERNESTO MARIA RUFFINI” – L’EX CAPO DELLA POLIZIA FRANCO GABRIELLI ANNUNCIA LA SUA DISCESA IN CAMPO: “AVREI POTUTO ASPETTARE QUALCHE INCARICO DA UN GOVERNO MA È PIÙ IMPORTANTE COSTRUIRE UNA NUOVA IDEA DI PAESE. VOGLIO RENDERE PIÙ LARGO IL CENTROSINISTRA” – LA MANO TESA A RENZI E ONORATO, LE CRITICHE AL GOVERNO MELONI, LE PROPOSTE SU IMMIGRAZIONE E SICUREZZA – LA DOMANDA PERFIDA DI CAZZULLO: “LEI È STATO A LUNGO CAPO DELLA POLIZIA. SA UN SACCO DI COSE SU UN SACCO DI ITALIANI. QUESTO NON RAPPRESENTA UN PROBLEMA?”. RISPOSTA: “NO. LE INFORMAZIONI CONOSCIUTE NELL’ESERCIZIO DI UNA FUNZIONE PUBBLICA NON APPARTENGONO ALLA PERSONA CHE RICOPRE QUELL’INCARICO; APPARTENGONO ALLO STATO E RESTANO PROTETTE DALLA LEGGE E DAL DOVERE DI RISERVATEZZA…”
Estratto dell’articolo di Aldo Cazzullo per il “Corriere della Sera”
Franco Gabrielli, da tempo si parla di una sua discesa in campo.
Ha deciso?
«Sì, ho deciso. Avrei potuto aspettare la nascita di un governo che mi affidasse magari qualche incarico. Ma non è questo che mi interessa. Credo sia più importante impegnarsi in prima persona nella costruzione di una nuova idea di Paese».
Quindi fonda un partito da solo?
«No. Non mi avventurerò in solitaria ma accompagnerò un progetto già in cammino: quello di Ernesto Maria Ruffini».
Perché?
«Perché vi ho riconosciuto valori molto vicini ai miei. Lo faccio senza chiedere ruoli o garanzie: prima viene il progetto, poi il resto».
Ci aiuti a capire meglio. Qual è la sua storia politica?
«Dai 14 ai 24 anni ho militato nel Movimento giovanile della Democrazia cristiana, arrivando a responsabilità nazionali. Era la Dc della primavera di Benigno Zaccagnini […] Poi scelsi un altro modo di servire il Paese».
ERNESTO MARIA RUFFINI - FRANCO GABRIELLI - FOTO LAPRESSE.
E divenne funzionario di polizia.
«Per trentotto anni ho lavorato nelle istituzioni, avendo come faro l’articolo 54 della Costituzione: disciplina e onore. […] Torno alla politica con la stessa idea di servizio che ha accompagnato tutta la mia vita pubblica».
Ma lei è stato a lungo capo della polizia. Sa un sacco di cose su un sacco di italiani.
Questo non rappresenta un problema?
«No. Le informazioni conosciute nell’esercizio di una funzione pubblica non appartengono alla persona che ricopre quell’incarico; appartengono allo Stato e restano protette dalla legge e dal dovere di riservatezza. Quel dovere non scade quando termina una funzione«.
ERNESTO MARIA RUFFINI - FRANCO GABRIELLI - FOTO LAPRESSE
Siamo il Paese dei dossieraggi...
«[…] non li ho mai praticati e non fanno parte della mia cultura istituzionale. Semmai credo che ai cittadini possa interessare avere persone con esperienza e competenza. E la mia esperienza non si esaurisce nella polizia: comprende la protezione civile, l’intelligence, la gestione delle emergenze e il funzionamento concreto della macchina pubblica».
La vostra scelta è nell’ambito del centrosinistra?
«Sì, senza ambiguità. […] La nostra collocazione è nel centrosinistra, con l’ambizione di renderlo più largo, credibile e capace di governo. Non una somma di sigle unite contro qualcuno; un’alleanza costruita attorno a un’idea del Paese».
A lungo la politica italiana è stata governata dal centro: cattolici, liberali, moderati.
FRANCO GABRIELLI A REPUBBLICA DELLE IDEE
Oggi, anche in Italia, si vota per le estreme. Che cos’è accaduto?
«È il segno di uno smarrimento profondo. Di fronte a una realtà sempre più complessa, impaurita, diseguale, molte persone cercano risposte semplici. E gli estremi sembrano più radicali perché parlano in modo categorico. Ma spesso scambiano la radicalità con l’estremismo e la nettezza con la semplificazione».
Sì, ma cosa si può fare per invertire la tendenza?
«Si può essere moderati nel metodo e radicali negli obiettivi. Radicali significa andare alla radice delle disuguaglianze, della precarietà, dell’insicurezza; moderati nel metodo significa cercare confronto, mediazione e condivisione. Dobbiamo parlare un linguaggio di verità e proporre cose concrete, comprensibili e realizzabili. Avendo due riferimenti: la Costituzione come metodo, e l’uguaglianza come traguardo».
Il centro ha molti generali, ma poche truppe. Come contate di radicare il nuovo partito?
«Non credo ci servano molti generali. Ci servono persone disposte a partecipare e a lavorare […] Più Uno è nato attraverso comitati e occasioni di confronto. Ora la sfida è trasformare questa partecipazione in una comunità politica stabile. Le “truppe”, come le chiama lei, arrivano quando le persone riconoscono un progetto credibile».
Chi ci sarà, oltre a Ruffini e a lei? Vi alleerete con Onorato?
«Ci saranno innanzitutto le persone che hanno accompagnato Ernesto Ruffini nella costruzione di Più Uno. […] Con Alessandro Onorato e con le altre esperienze civiche e riformiste il confronto è non soltanto possibile, ma utile. Includere però non significa mettere insieme tutto e il contrario di tutto».
In concreto: il centro si fa con o senza Renzi?
«Non credo nei veti. Matteo Renzi da tempo dichiara di volersi collocare nel centrosinistra. Questo dato non può essere ignorato».
Ma è affidabile?
«Se compilassimo per ciascuno una graduatoria retrospettiva di affidabilità, non riusciremmo neppure a sederci attorno a un tavolo. Quel che conta è la disponibilità ad assumere oggi impegni chiari […]».
Calenda può essere recuperato?
«[…] Carlo Calenda ha una propria identità, che ha difeso con coerenza, e su molte questioni sostiene posizioni nette. Su altre esistono differenze, pure rilevanti. Spetterà a noi costruire una proposta tanto interessante da interpellare anche lui e il suo elettorato».
Che giudizio dà del governo Meloni?
«La stabilità è un valore; ma è uno strumento, non un risultato politico in sé. La storia italiana ci ricorda che negli anni 70, con governi molto più brevi e fragili, furono approvate riforme che ancora oggi segnano la vita della Repubblica. Il governo Meloni ha avuto tempo, numeri parlamentari e una leadership indiscussa. Eppure molte delle promesse su cui aveva costruito il consenso non sono state realizzate, o hanno prodotto risultati molto inferiori agli annunci».
A cosa pensa?
«All’immigrazione, alla sicurezza, alla pressione fiscale, alle pensioni, alle grandi riforme istituzionali».
Il Campo largo deve fare le primarie?
«Le primarie possono essere uno strumento utile, ma bisogna rispettare l’ordine delle cose. Prima si costruiscono un programma condiviso, un perimetro politico e regole comuni. Poi eventualmente si chiede ai cittadini di scegliere […] Sarebbe un suicidio organizzare le primarie come una conta tra partiti».
Se si faranno le primarie, il centro avrà un suo candidato?
«Ruffini ha dato la propria disponibilità a partecipare. Ma la candidatura deve essere al servizio di un progetto; non può essere il progetto costruito al servizio di una candidatura».
Per il momento l’unica forza che cresce è quella del generale Vannacci. Come se lo spiega?
«Il successo di Vannacci è anche la dimostrazione del fallimento del governo, soprattutto sui temi dell’immigrazione e della sicurezza. Vannacci dice oggi molte delle cose che Giorgia Meloni diceva quando era all’opposizione. Ma un conto è spararle grosse dall’opposizione; un altro è governare fenomeni complessi».
La sicurezza è stata per decenni il suo mestiere. L’Italia è davvero un Paese insicuro?
«L’Italia è, soprattutto per i reati violenti, uno dei Paesi più sicuri. […] Al contrario i reati che più colpiscono la percezione, come i reati da strada — rapine e borseggi —, sono aumentati. Ma la sicurezza non può essere raccontata soltanto attraverso le statistiche».
Cioè?
«Se una persona ha paura di attraversare una stazione, di prendere un mezzo pubblico la sera o di vivere nel proprio quartiere, non possiamo liquidarla spiegandole che i dati nazionali sono rassicuranti. Le paure non vanno né alimentate né negate: vanno comprese e governate».
franco gabrielli a piazzapulita 3
Ma come spiega allora questo allarme?
«È cambiata la società. È più fragile, più impoverita, più sola, quindi più esposta alla paura. […] A tutto questo la politica risponde troppo spesso utilizzando l’insicurezza anziché governarla».
Lei cosa propone?
«Tenere insieme due azioni: contenere gli effetti, attraverso un controllo del territorio più efficace, visibile e coordinato; e rimuovere le cause, intervenendo su degrado, marginalità, dipendenze, precarietà, mancata integrazione. La sicurezza è una funzione di polizia; non è mai soltanto un problema di polizia».
giorgia meloni all evento del gazzettino 3
Sull’immigrazione qual è la vostra linea?
«L’immigrazione deve essere governata come un fenomeno unitario. Servono flussi legali adeguati alle esigenze del Paese, procedure rapide per riconoscere chi ha diritto alla protezione, rimpatri effettivi per chi non ha titolo a restare, una seria politica d’integrazione».
[…] E sull’Ucraina? È giusto continuare ad armarla?
«[…] L’Italia ripudia la guerra di conquista, non il diritto di un popolo a difendersi».
Quindi?
immacolata postiglione franco gabrielli foto di bacco
«Ritengo giusto continuare a sostenere l’Ucraina, anche sul piano militare, affinché possa difendersi. Naturalmente la pace e la diplomazia devono tornare ad avere il primato. Ma la pace deve fermare la guerra, senza premiare l’aggressione […]».
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