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Marco Zatterin per "La Stampa"
Oltre metà Europa non è d'accordo, ma non c'è molto da fare: la coltivazione del mais geneticamente modificato 1507 prodotto dal gruppo americano Pioneer sarà con ogni probabilità autorizzata in tutto il continente. In mancanza d'una maggioranza qualificata di governi che esprima un parere contrario, martedì il Consiglio dei ministri - istituzione che raccoglie i ventotto ministri nazionali - sarà costretto a emettere una «non decisione». Questo spedirà la palla alla Commissione Ue che, per rispettare una sentenza della Corte di Giustizia, dovrà necessariamente concedere il via libera. Paradossale, ma vero.
Il Parlamento europeo ha già detto che non è d'accordo, anche se le procedure non lo richiedevano, così il pronunciamento di Strasburgo non è formalmente vincolante. In gennaio gli eurodeputati hanno consigliato a grande maggioranza di bocciare la richiesta della Pioneer, e sollecitato la Commissione Ue a non proporre, o rinnovare le autorizzazioni, di qualsiasi varietà Ogm fino a quando non siano stati migliorati i metodi di valutazione del rischio.
Al momento del voto, i parlamentari hanno sottolineato i potenziali rischi per le farfalle e le falene che potrebbe derivare dalla coltivazione del mais 1507, visto che contiene un gene che esprime la tossina insetticida Bt, letale per la Pirale, un lepidottero infestante. Questo mais transgenico, è stato affermato, è oltretutto resistente all'erbicida Glufosinato Ammonio, che comporta rischi per la biodiversità non esaminati a fondo nella valutazione scientifica dall'Autorità alimentare Ue di Parma.
Gli Stati ne discutono da settimane. Come al solito, tuttavia, non sono riusciti a trovare un quadra all'annoso problema degli Ogm. L'Unione è da sempre spaccata sul tema. Gran parte dei Paesi è contraria, la pattuglia dei governi refrattari in Consiglio è numerosa al punto da rappresentare più di metà dei cittadini europei, eppure occorre una maggioranza qualificata che per ora non è stato possibile cucire. Sul fronte del «no» sono Italia e Francia, mentre Spagna e Regno Unito spingono per un «sì».
Decisive nel conteggio finale saranno a questo punto le astensioni («sospette», secondo alcuni) di Paesi come Germania, Belgio e Olanda che di fatto consentiranno l'autorizzazione. In bilico anche la Romania.
Così deve scegliere la Commissione che ha confermato sei autorizzazioni su sei in tempi recenti. Il responsabile alla salute, Tonio Borg, ha già annunciato che l'approvazione sarà automatica. Lo ispira il fatto che la Corte di Giustizia ha stabilito il principio secondo cui l'esecutivo di Bruxelles, in assenza di indicazione politica dai governi, debba omologarsi al parere dell'Efsa, che non ritiene esistano abbastanza prove per bocciare il supermais.
I francesi, contrari alle culture transgeniche, sono i più furenti. Fanno i conti e ne traggono la conseguenza che la partita è davvero difficile.
Chiedono per martedì un vero dibattito in Consiglio, vogliono riaprire il dossier, cosa che dagli italiani non si è sentito dire. «Non si può non tenere conto del Parlamento» ha affermato una fonte diplomatica transalpina, sottolineando che sarebbe «un pessimo segnale nell'anno delle elezioni». In teoria, ha ragione. Ma i trattati dicono che si può. Eccome.
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