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Ansa.it
Governo ancora sugli scudi per la chiusura un pò pasticciata sui decreti e le leggi di fine anno: sull'esecutivo piovono le critiche dell'opposizione ma anche nella maggioranza gli alleati di governo prendono le distanze. Soprattutto il Pd di Matteo Renzi non ci stà a finire nel mirino di accuse sin troppo facili sulla gestione dei provvedimenti in Parlamento e si smarca. Rilanciando a tutto campo.
"Non basta un ritocco, un 'rimpasto': o si cambia radicalmente o 'si muore' " avverte il deputato renziano e membro della segreteria Davide Faraone. Un vero e proprio aut-aut quello che lancia il responsabile welfare dei Dem che non usa mezzi termini: "così non va. Eletto Renzi si azzera il contagiri e si riparte".
Perchè ora, invece, "mentre noi lavoriamo ad un'agenda di grandi riforme, c'è chi brucia tutto". Ed anche Scelta Civica lancia i suoi ultimatum su programma e rimpasto: "riteniamo di dover essere rappresentati in Cdm" annuncia il segretario Stefania Giannini. Enrico Letta e' pronto a discutere sul nuovo patto programmatico ma sembra tenere il punto sulle modalita': il problema, argomentano i suoi ricordando le parole del premier durante il recente discorso programmatico e la conferenza stampa di fine anno, non è tanto la squadra, quindi il rimpasto, ma la definizione del contratto di coalizione.
La questione del rimpasto di governo, posta sia dai montiani sia dai renziani rischia di ritorcersi contro gli stessi partiti che la pretendono, si sottolinea in ambienti parlamentari d maggioranza, e non solo per le resistenze del premier e del Colle che temono di aprire una falla poi difficilmente contenibile.
La stessa richiesta rischia infatti di suonare come una vecchia pratica di palazzo e dunque non viene sbandierata più di tanto. Letta se ne rende conto: il nodo resta la definizione del contratto di coalizione ed i suoi tempi, il 'cronoprogramma'. La questione vera, insomma, resta quella sulle cose da fare e su queste, allora, si discuta. Anzi, sarà questo il tema su cui tutta la maggioranza si dovrà confrontare con il governo subito dopo la pausa natalizia.
I contatti sono già avviati. I temi sono quelli indicati dal presidente del Consiglio in occasione del dibattito sulla fiducia e nella conferenza stampa di fine anno. E quindi, in primis, riforma elettorale e piano sul lavoro. La prima da risolvere in Parlamento, la seconda dall'esecutivo.
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