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“LA SPAGNA HA ACCETTATO DI COLLABORARE NEL CONFLITTO IN IRAN”. MA TRUMP VIENE SBUGIARDATO DA PEDRO SANCHEZ CHE TIENE IL PUNTO: “LA NOSTRA POSIZIONE NON E’ CAMBIATA DI UNA VIRGOLA”. IL PREMIER SOCIALISTA AVEVA DETTO NO ALLA GUERRA, NONOSTANTE LE MINACCE DI TRUMP (“NON SAREMO COMPLICI DI QUALCOSA DI PESSIMO PER IL MONDO PER PAURA DELLE RAPPRESAGLIE DI QUALCUNO”) RICORDANDO I PRECEDENTI DELLA GUERRA IN IRAQ: “NON POSSIAMO GIOCARE ALLA ROULETTE RUSSA CON IL FUTURO DI MILIONI DI PERSONE” - SENZA CITARE TRUMP, SANCHEZ HA POI INSINUATO CHE L'OPERAZIONE DI USA E ISRAELE CONTRO L'IRAN MIRA A “RIEMPIRE LE TASCHE DI POCHI”. IL PIZZINO AGLI ALTRI LEADER EUROPEI (MELONI IN PRIMIS): “SEGUIRE SERVILMENTE NON È UN MODO PER GUIDARE LA RISPOSTA A QUESTO NUOVO CONFLITTO” - LA SOLIDARIETÀ DELL'UE E DI MACRON
Sara Gandolfi per corriere.it - Estratti
Pedro Sánchez tira dritto e ribadisce il suo «No alla guerra», nonostante le minacce di Donald Trump. «Non saremo complici di qualcosa di pessimo per il mondo semplicemente per paura delle rappresaglie di qualcuno», ha detto il presidente del governo spagnolo in una dichiarazione istituzionale, senza giornalisti e senza contraddittorio.
A sorpresa la Casa Bianca in serata ha diffuso una dichiarazione nella quale annuncia che «la Spagna ha accettato di collaborare». Lo ha dichiarato la portavoce Karoline Leavitt senza fornire dettagli: «La Spagna ha accettato di collaborare con l'esercito degli Stati Uniti nell'ambito del conflitto in corso in Iran. Penso che abbiamo ascoltato il messaggio di ieri di Trump, forte e chiaro».
Leavitt ha solo aggiunto che le forze armate Usa «stanno ora coordinando le operazioni con i9 loro colleghi in Spagna». Pochi istanti dopo tuttavia è arrivata la smentita di Madrid. «Fonti della Moncloa» (il palazzo del governo spagnolo, ndr), come riporta El Paìs, hanno negato che è stata avviata una collaborazione militare». Anche il ministro degli esteri Josè Manuel Albarès ha smentito «categoricamente» la notizia arrivata da Washington: «La posizione della Spagna non è cambiata di una virgola».
Sánchez ha difeso la posizione del suo governo progressista e ha ricordato i precedenti della guerra in Iraq, con l'alleanza di ferro fra Bush, Blair e il suo predecessore Aznar, del conservatore Partito Popolare. «È stato inaccettabile». E ancora: «Non possiamo giocare alla roulette russa con il futuro di milioni di persone».
«Ripudiamo il regime degli ayatollah ma rifiutiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica. È ingenuo pensare che la soluzione sia la violenza. La Spagna esige la fine delle ostilità», ha aggiunto.
«La questione non è se stiamo dalla parte degli ayatollah; nessuno lo è. La questione è se siamo dalla parte della pace e del diritto internazionale». Senza citare direttamente Trump, ha poi insinuato che questa operazione mira a «riempire le tasche di pochi». E ha lanciato un messaggio agli altri leader europei: «Seguire servilmente non è un modo per guidare» la risposta a questo nuovo conflitto in Medio Oriente. Sánchez ha quindi chiesto rispetto per la Spagna come «membro dell'Unione Europea, della NATO e come attore internazionale».
E ha concluso: «Chiediamo che Stati Uniti, Israele e Iran cessino le ostilità e risolvano diplomaticamente questa guerra. Dobbiamo esigere che si fermino prima che sia troppo tardi. A un atto illegale non si può rispondere con un altro; è così che iniziano i grandi disastri dell'umanità».
Il premier ha riflettuto a lungo prima di dare la sua risposta ufficiale alle minacce di Trump, che ieri aveva annunciato lo stop al commercio bilaterale dopo il rifiuto di Madrid all'uso delle basi Usa nel territorio spagnolo per le attuali operazioni militari in Medio Oriente: «La Spagna è un pessimo alleato. Infatti, ho detto a Scott (Bessent, Segretario al Tesoro, ndr) che stiamo tagliando tutti i legami con la Spagna», aveva detto il capo della Casa Bianca. «La Spagna ha detto che non possiamo usare le loro basi. Possiamo usare qualsiasi base che ci interessi. Possiamo semplicemente volare lì e usarle. Decideremo cosa non usare».
«Le basi utilizzate congiuntamente con gli Stati Uniti sono basi sotto la sovranità spagnola, soggette a un trattato con gli Stati Uniti e rientrano in questo quadro. La nostra sovranità e il trattato stabiliscono come possono essere utilizzate», aveva dichiarato all'inizio della settimana il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares. «Quindi, non c'è nulla di strano o sorprendente, e non ci aspettiamo alcuna conseguenza».
In questo contesto di estrema tensione, la Moncloa si afferra al cappello Nato e alla sua "rispettabilità" nel mondo. Ieri "fonti della Moncloa" avevano anticipato la linea: «La Spagna è un membro chiave della NATO, rispetta i suoi impegni e fornisce un contributo significativo alla difesa del territorio europeo. È anche una delle principali potenze esportatrici dell'UE e un partner commerciale affidabile per 195 paesi in tutto il mondo, inclusi gli Stati Uniti, con i quali intratteniamo relazioni commerciali di lunga data e reciprocamente vantaggiose.
Se l'amministrazione statunitense desidera rivedere queste relazioni, deve farlo nel rispetto dell'autonomia delle aziende private, del diritto internazionale e degli accordi bilaterali tra Unione Europea e Stati Uniti.
Il nostro Paese dispone delle risorse necessarie per mitigare i potenziali impatti, sostenere i settori che potrebbero essere colpiti e diversificare le catene di approvvigionamento. In ogni caso, l'impegno del governo spagnolo è, e sarà sempre, quello di lavorare per il libero scambio e la cooperazione economica tra i paesi, basati sul rispetto reciproco e sul rispetto del diritto internazionale. Perché ciò che i cittadini chiedono e meritano è maggiore prosperità, non più problemi».
Sia il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa sia il presidente francese Emmanuel Macron hanno espresso la piena solidarietà europea e francese (...)
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