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Elisabetta Rosaspina per il "Corriere della Sera"
«C'è sua figlia Francesca di là , signora - sussurra in italiano la giovane legale d'ufficio, Geraldine Flori, all'orecchio di Chiara Rizzo - e ci sono anche i suoi avvocati, venuti apposta dall'Italia». Non potrà incontrarli, e nemmeno vederli da lontano, l'udienza di convalida del fermo è a porte chiuse. Ma per la moglie di Amedeo Matacena quella è la prima buona notizia, dopo una notte in caserma a Nizza e prima di altre notti di carcere in Provenza.
«La mamma ha saputo che sei qui - completerà poco dopo la sua missione umanitaria l'avvocata francese - ed era davvero molto contenta». Francesca, 20 anni, alta, sottile e bionda come la madre, sorride silenziosa. Soltanto una porta chiusa la separa dall'aula dove Chiara Rizzo, in pantaloni da jogging, t-shirt e ambasce crescenti, combatte con la stanchezza e la paura.
Forse la signora Matacena comincia a chiedersi se abbia fatto bene a rientrare in Europa da Dubai: «Voglio tornare in Italia soltanto perché devo spiegarmi con i giudici di Reggio Calabria - ripete attraverso l'interprete -. Non perché mi aspetti un processo o debba scontare una condanna».
Corte d'appello di Aix-en-Provence, molto lontano da Dubai - dove l'ex parlamentare di Forza Italia continua in solitario la sua latitanza - e a due ore di macchina dalla casa di famiglia, a Montecarlo. Chiara Rizzo arriva nel primo pomeriggio in un furgone della polizia francese dalla caserma di Auvare, appena fuori Nizza: sarà un'apparizione lampo, dieci minuti, tra una causa e l'altra.
Alla Procura generale, competente per l'esame della richiesta di estradizione europea, non è ancora arrivato il testo dell'ordinanza di carcerazione firmata dal pm di Reggio Calabria: sono 150 pagine. Se dovranno essere tradotte parola per parola, la permanenza della moglie di Matacena in Francia rischia di protrarsi per giorni o settimane. La prossima udienza, ottimisticamente è fissata per domattina.
«Non sono mai stata in carcere - si è sfogata Chiara Rizzo con Geraldine Flori -. Avrò un letto o dovrò dormire per terra? Mi daranno da bere e da mangiare?». Da quando è stata fermata all'aeroporto di Nizza, oltre 24 ore prima, non ha toccato cibo né acqua. «Non perché non le siano stati offerti» precisa l'avvocata. Fuori, i legali di fiducia sanno di non poterla avvicinare: lo vieta l'ordinanza per 5 giorni.
Ma il messinese Bonaventura Candido, amico di famiglia oltre che difensore, è certo che Chiara abbia fatto la scelta giusta: «Non voleva rimanere a Dubai senza i figli, rimasti soli a casa. Pensava però di avere qualche diritto in più, come madre di un minorenne, ma in casi come questo i bambini possono stare con la mamma fino ai tre anni d'età , e il suo ne ha 14».
Non c'è stata trattativa di sorta con la Procura di Reggio: «Chiara vuole tornare in Italia al più presto - ribadisce l'avvocato genovese Carlo Biondi - e non ha posto condizioni.
Non sappiamo ancora che cosa avverrà alla frontiera di Ventimiglia, quando sarà consegnata alle autorità italiane. Forse dovrà proseguire la detenzione provvisoria nel carcere di Pontedecimo, a Genova». Poi verrà il difficile: convincere gli inquirenti della sua buona fede.
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