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“LE PRIMARIE SONO DA RIPENSARE” - ROMANO PRODI MANDA UN PIZZINO A ELLY SCHLEIN SUI GAZEBO (DI CUI E’ STATO UN GRANDE SOSTENITORE) PER SCEGLIERE IL CANDIDATO LEADER DEL CENTROSINISTRA: “OGGI SONO UN PO' UN PROBLEMA MANOVRATO DA TANTI ELEMENTI ESTERNI, SONO DIVENTATE PIÙ GIOCHI DI CORRENTI E DI MEDIA CHE ESPRESSIONE DI POPOLO” - ANCHE UN ALTRO BIG DEL PD, COME L'EX SEGRETARIO PIER LUIGI BERSANI, HA FATTO UN RAGIONAMENTO SIMILE: “LE PRIMARIE POSSONO FARE BENE O MALE, DIPENDE SE C'È UN PROGETTO ALLE SPALLE” - MA INVECE DI ESPORRE IL FRAGILE "CAMPO LARGO" ALLA FAIDA INTESTINA (E INTESTINALE) DELLE PRIMARIE, PERCHE' NON CORRERE CIASCUNO CON IL PROPRIO PROGRAMMA E, IN CASO DI VITTORIA, SI SCEGLIE A TAVOLINO IL NOME PER PALAZZO CHIGI? - VIDEO
Francesca Schianchi per la Stampa - Estratti
Verrà il giorno dopo il referendum. E per i leader d'opposizione ieri in piazza del Popolo, riuniti sotto le insegne del No alla riforma della magistratura, puntuale si ripresenterà la necessità di andare oltre la condivisione di una posizione per lavorare all'annunciata coalizione progressista, o campo largo che dir si voglia. E così, inevitabile, rinfocolato anche dalla proposta di legge elettorale della destra, si riaprirà il dibattito che carsicamente si presenta da mesi: come scegliere un leader comune?
Con le primarie?
La segretaria dem Elly Schlein si è detta disponibile, gli altri capi partito non le escludono: ma è dal padre nobile del centrosinistra, il più insospettabile dei critici dei gazebo, l'ex premier Romano Prodi, che ieri è arrivato il consiglio di fare molta, molta attenzione.
«Le primarie sono diventate un po' un problema manovrato da tanti elementi esterni, per cui hanno perso il carattere che avevano un tempo – ha spiegato il Professore dal suo studio a Bologna, in collegamento con Omnibus, su La7 – sono diventati più giochi di correnti e di media che non una vera espressione di popolo».
Per questo, ha concluso amaramente, lui che le ha sostenute e vinte, «certamente vanno ripensate nelle loro regole e nelle loro conseguenze».
Non aggiunge altro, in pubblico, il Prof che da lontano e con preoccupazione segue la difficile gestazione di una coalizione alternativa alla destra di Giorgia Meloni e dei suoi alleati. Lo ha detto in diverse occasioni, lo ha ripetuto in privato: ancora non la vede. Ha suggerito un metodo, ha consigliato di immergersi in un lavoro di ascolto prima online e poi tra la gente, con una serie di incontri tematici, «noi lavorammo mesi con migliaia di persone», ha spesso ricordato l'esperienza dell'Ulivo.
Ma, nonostante una serie di tappe organizzate da Schlein il mese scorso in giro per l'Italia, descritta come una campagna d'ascolto, gli sembra che il lavoro di proposta di un'alternativa sia ancora tutto da fare: d'altra parte, lo stesso leader del Movimento cinque stelle Giuseppe Conte lo ha già detto, del programma comune se ne parlerà in autunno.
Il fatto è però, per riprendere il filo del ragionamento di Prodi, che senza la base di una piattaforma comune, le primarie per scegliere chi dovrà rappresentare un progetto che ancora non è condiviso rischiano di essere un inutile sforzo di Palazzo. Incapace di sciogliere i nodi e, soprattutto, di coinvolgere gli elettori.
(…) «Le primarie sono uno strumento di partecipazione importantissimo – ricorda ora Prodi – ma sono l'ultimo atto di un percorso politico e programmatico che deve essere preceduto da una solida coesione della coalizione sulla base di un programma di governo condiviso»:
non vanno pensate a monte, ma a valle di un cammino, faticoso ma necessario, per trovare convergenze e punti di contatto. Difficile chiamare alle urne gli elettori di centrosinistra per scegliere un leader comune sapendo che, sulla politica estera, l'una proporrebbe il contrario dell'altro: facendo due nomi a caso, Schlein direbbe sì all'aiuto in armi all'Ucraina, Conte decisamente no.
PRODI E BERSANI INSIEME SUL PALCO jpeg
Anche un altro big del partito che qualche primaria l'ha vinta, prima del pareggio alle secondarie del 2013, l'ex segretario Pier Luigi Bersani, ha fatto un ragionamento simile nel suo peregrinare in giro per paesini e città a favore del No al referendum: «Le primarie possono fare bene o male, dipende se c'è un progetto alle spalle».
E il progetto, insiste Prodi con chiunque glielo abbia chiesto, deve essere «frutto dell'ascolto degli elettori e delle proposte del Paese: allora la partecipazione alle primarie si allarga e milioni di cittadini vi partecipano».
ROMANO PRODI E ELLY SCHLEIN
prodi schlein
BERSANI PRODI E VENDOLA SUL PALCO A MILANO
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