L'agenzia di stampa russa cita esplicitamente il M5S e Futuro nazionale, chiedendo all'ambasciatore se le loro iniziative per riprendere il dialogo con Mosca possano essere considerate serie. Paramonov evita di esprimere giudizi sui due soggetti politici, ma non chiude affatto la porta: «Non spetta a noi formulare valutazioni o dettare raccomandazioni ai diversi protagonisti dei processi politici interni al Paese», premette, aggiungendo però che Mosca è disponibile a intrattenere contatti «con qualsiasi rappresentante italiano» interessato al confronto. Cioè la conferma della ricerca di uno spazio di interlocuzione trasversale, capace di attraversare gli schieramenti.
Paramonov, tra l’altro, sostiene di aver già avuto numerosi incontri e colloqui con interlocutori italiani, senza però indicarne i nomi. Contatti che, a suo dire, avrebbero consentito all'ambasciata di comprendere gli orientamenti prevalenti delle élite e della società. «Nessuno dei miei interlocutori», afferma, avrebbe mai messo in discussione il ruolo della Russia come «partner naturale dei Paesi dell'Europa occidentale». E quasi tutti avrebbero auspicato un rapido ritorno alle tradizionali relazioni di cooperazione e amicizia tra Roma e Mosca.
Ben diverso il giudizio sul governo e sulle posizioni ufficiali italiane, definite «in larga misura ostili». L'ambasciatore attacca la retorica di quanti, a suo giudizio, ripropongono gli stereotipi di “Bruxelles, Londra e Kiev” e accusa i sostenitori dell'Ucraina di assecondare i «folli tentativi di Zelensky di trascinare l'Italia in una guerra contro la Russia». Una ricostruzione che rovescia le responsabilità del conflitto, iniziato con l'invasione russa dell'Ucraina nel febbraio del 2022.
Secondo Paramonov, gli italiani sarebbero «costretti ad ascoltare incessantemente le monotone litanie» sul sostegno a Kiev, mentre una parte del Paese chiederebbe un cambiamento di rotta.
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