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Nessuno potrà mai dimostrare che Rosy Bindi abbia messo su tutto questo circo per colpire Vincenzo De Luca, e forse è solo una delle tante malignità che circolano nel Pd, ma certo che la compilazione di una lista di “impresentabili” da parte della Commissione Antimafia rischia di coincidere con un gigantesco faro su una sola regione, la Campania.
Secondo quanto risulta a Dagospia, alla fine la lista di Palazzo San Macuto dovrebbe contenere venti nominativi: quattro candidati in Puglia e 16 in Campania, dove corrono De Luca per il Pd e Stefano Caldoro per il centrodestra. Lo screening sul Veneto, ancora in corso in queste ore, salvo colpi di scena dovrebbe dare esito negativo, così come in Liguria, Toscana, Umbria e Marche.
Da Palazzo Chigi Matteo Renzi ha seguito la partita con un certo fastidio, convinto che l’iniziativa dell’Antimafia fosse pretestuosa, ma anche con buona tranquillità, perché fin dai tempi di Veltroni segretario il Pd chiede i carichi pendenti ai suoi candidati. Il punto sono le liste collegate. Secondo indiscrezioni, i problemi di De Luca e Caldoro sarebbero proprio in queste formazioni, assai meno controllate. Ed è su queste liste che la prefettura di Caserta, ad esempio, sta ancora facendo i suoi controlli.
L’iniziativa della Commissione, condotta secondo le regole del codice di autoregolamentazione, prevede la segnalazione di coloro che sono rinviati a giudizio per reati di mafia o per reati cosiddetti “spia”, come le estorsioni, l’usura, il riciclaggio, il traffico di esseri umani. In Puglia, però, è finito nella rete di San Macuto, che si è servito della Dna e delle prefetture, anche un imprenditore che avrebbe minacciato un collega di incassare un assegno post-datato. Insomma, un’estorsione che avrebbe poco a che fare con il crimine organizzato.
MATTEO RENZI E VINCENZO DE LUCA
Dall’altro lato, le maglie dei controlli dell’Antimafia sono forzatamente larghe e lo spiega bene il caso della Liguria. Il Ponente ligure ha avuto due comuni sciolti per infiltrazioni mafiose (Ventimiglia e Bordighera) e ha noti problemi di voto di scambio nel Ponente. Tuttavia i candidati risultano tutti puliti perché al Nord le ‘ndrine non sono così sfacciate da candidare pregiudicati. “Bisognerebbe guardare di chi sono i cugini e gli zii dei vari candidati”, dice un magistrato dell’Antimafia, ma è tutto un altro lavoro. Una cosa è sicura: l’Antimafia è partita tardi, un mese non poteva bastare.
MATTEO RENZI E VINCENZO DE LUCA
berlusconi caldoro
berlusconi mussolini caldoro
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