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Nico Di Giuseppe per “il Giornale”
Il malumore nei confronti della gestione targata Virginia Raggi continua a serpeggiare tra i vertici del Movimento. Nonostante le rassicurazioni del leader Beppe Grillo. L'insofferenza dei vertici pentastellati si fonda sulle mancate scuse in merito alla vicenda Muraro e sui tentennamenti in merito alla questione Olimpiadi.
Ora il pressing verte sulle nomine, specie quella del nuovo assessore al Bilancio. E la spada di Damocle del defenestramento pende sulla testa del sindaco. "Se sbaglia un'altra volta è fuori".
E per il Movimento 5 Stelle far cadere la Raggi non è un'operazione poi così complessa. Anzi, è scritta nero su bianco nel "Codice di comportamento per i candidati ed eletti del Movimento 5 Stelle alle elezioni amministrative di Roma 2016" firmato dalla stessa Raggi. Un contratto, come spiega il Corriere, firmato a Roma ma non a Torino. E che prevede dieci punti in cui vengono fissati limiti, regole e sanzioni.
Queste ultime prevedono i motivi in base ai quali sindaco, assessori o consiglieri "assumono l’impegno etico di dimettersi". E tra questi c'è l'inadempienza al codice di comportamento. In sostanza, "con decisione assunta da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio o dagli iscritti M5S", Raggi potrebbe essere fatta fuori "col principio della democrazia diretta detto recall, già applicato negli Usa".
Come funziona in concreto? Basta che 500 iscritti al M5S al 31 dicembre 2014 e residenti a Roma propongano di dichiararla inadempiente e che la proposta sia approvata online "a maggioranza" dagli iscritti romani di M5S al 30 giugno 2015. E se venisse dichiarata inadempiente, la Raggi dovrebbe pagare pure una penale di 150 mila euro.
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