giorgia meloni matteo salvini antonio tajani giancarlo giorgetti

SULLA MANOVRA GIÀ VOLANO STRACCI E NUMERI NELLA MAGGIORANZA – DOPO L’APPROVAZIONE DEL DOCUMENTO PROGRAMMATICO DI FINANZA PUBBLICA CHE SMONTA LE AMBIZIONI DEI PARTITI DI CENTRODESTRA, IL TURBOSALVIANO CLAUDIO BORGHI, VA ALL’ASSALTO DI MELONI E GIORGETTI, INVITANDOLI A “FREGARSENE” DI SCENDERE SOTTO IL 3% DEL DEFICIT, E INDICA FLAT TAX E QUOTA 64 COME MISURE IMPRESCINDIBILI PER LA LEGA – LA LISTA DEI DESIDERI DI FORZA ITALIA PREVEDE DI DETASSARE LE TREDICESIME E ISTITUIRE UN CASHBACK DEL 19% SULLE SPESE SANITARIE – LA CERTEZZA È CHE LA PROSSIMA FINANZIARIA TAGLIERÀ I FONDI PER LA SANITA’ RISPETTO ALLO SCORSO ANNO – SCHLEIN E CONTE, PER UNA VOLTA ALLINEATI, ALL’ATTACCO SUI 14 MILIARDI DI AUMENTO DELLE SPESE MILITARI – INTANTO LA PRESSIONE FISCALE VOLA AL 43%, IN BARBA ALLE PROMESSE DELL’ESECUTIVO…

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1. MANOVRA, MARGINI STRETTI LEGA E FI IN PRESSING È SCONTRO SULLA DIFESA

Estratto dell’articoclo di Francesco Malfetano per “La Stampa”

 

giancarlo giorgetti presenta il documento programmatico di finanza pubblica foto lapresse 4

Di famiglie, armi e altre "sciocchezze". Nel day after dell'approvazione del Documento programmatico di finanza pubblica, il turbinio della politica italiana fa quello che abitualmente gli riesce bene: travolge numeri e cautele, piegandole a varie necessità elettorali.

 

[…]

 

L'«elevata incertezza» del contesto globale - con due conflitti e tensioni geopolitiche - «peggiora leggermente» le prospettive dell'inflazione «nel breve periodo» e richiede all'Italia di rafforzare la resilienza del sistema Paese in materia di energia e difesa, si legge infatti nel testo già trasmesso alle Camere che fa da pilastro alle richieste di maggiore flessibilità rivolte a Bruxelles dalla premier per gestire gli effetti dell'aumento dei prezzi sui costi fissi sostenuti dalle casse pubbliche.

 

Giorgia Meloni Giancarlo Giorgetti

«I mercati energetici restano sotto pressione e il graduale rientro dei prezzi del petrolio e del gas risulta più lento del previsto», prosegue il documento, rivedendo al rialzo per il 2026 la crescita all'1% e incasellando il rapporto deficit/Pil al 2,9 (in realtà 3,4% sommando la flessibilità).

 

Gli scenari pre crisi del 2008 evocati dal viceministro Maurizio Leo e prontamente smentiti dopo reprimenda presidenziale, trovano insomma solo parziale conferma. Eppure, le simulazioni di Giancarlo Giorgetti e dei tecnici del Mef, nello scenario più avverso, ipotizzano una perdita dello 0,3% di Pil tra 2027-2028 con la prosecuzione dello shock energetico in corso con il conflitto in Medio Oriente.

 

MATTEO SALVINI E CLAUDIO BORGHI

Grossomodo lo scostamento di bilancio da quasi 29 miliardi di euro per il biennio (circa 8 in meno di quelli ipotizzati in precedenza) che Meloni ha chiesto al Parlamento di approvare nell'ambito della flessibilità già ottenuta dalla Ue.

 

Quei 14,4 miliardi che, in pratica, sono le uniche risorse da non finanziare perché in deficit. Quelle con cui si pensa, per famiglie e imprese, a interventi sull'energia, con investimenti sulle rinnovabili e misure per favorire l'uso del trasporto pubblico da parte degli studenti.

 

[…] Mentre resta sullo sfondo lo sforzo necessario a uscire dalla procedura d'infrazione il prossimo anno, il voto in Aula sulla proposta di scostamento è atteso il 15 ottobre, ammesso che questo giovedì non ci siano sorprese sulla legge elettorale, minacciata dallo scrutinio segreto a cui dovrà sottoporsi.

 

Antonio Tajani Giorgia Meloni Matteo Salvini 2

Il calendario del ciclo di bilancio poi avanzerà rapido, con il Documento programmatico che il governo inoltrerà a Camere e Commissione Ue prima di aprire le danze sulle misure che comporranno alla fine la legge di Bilancio e che già agitano la maggioranza.

 

Mentre FdI evoca prudenza e prova a garantire che nonostante si tratti dell'ultima manovra del governo non ci saranno «bandierine» elettorali, il leghista Claudio Borghi torna a invocare coraggio. «E non significa essere imprudenti, ma muoversi in anticipo rispetto a possibili future recessioni», spiega, indicando flat tax e Quota 64 come misure imprescindibili per il Carroccio, e invitando Meloni e Giorgetti a «fregarsene» di scendere sotto il 3% del deficit.

 

Giancarlo Giorgetti Guido Crosetto

[…]  La linea di Forza Italia - come la Lega alle prese con un'identità politica da difendere e con i tumulti interni - prevede di detassare le tredicesime e istituire un cashback immediato del 19% sulle spese sanitarie. La lista dei desideri, insomma, è lunga.

 

E comprende anche l'idea di zero tasse per gli under 30 e la cedolare secca al 5% per chi affitta la propria casa a lungo termine avanzate dai Maurizio Lupi. […]

 

Giorgia Meloni Antonio Tajani

«Quattordici miliardi di aumento delle spese militari, indebitando il futuro del Paese. Con la sanità allo stremo e gli stipendi troppo bassi mangiati dall'inflazione al 4%, pare che per Meloni la priorità sia battere il record storico di aumento della spesa militare», si porta avanti la segretaria dem Elly Schlein.

 

Una posizione che, almeno stavolta, è condivisa con il leader M5S Giuseppe Conte: «Il carrello della spesa è sempre più caro, le bollette e i carburanti sono alle stelle, la pressione fiscale è al record e la crescita dell'Italia è al lumicino. E il governo cosa fa? Fa uno scostamento e trova 14 miliardi da mettere sulle armi di spesa aggiuntiva. È pura follia».  […]

 

2. IL GOVERNO TAGLIA LA SANITÀ. ECCO I SEGRETI DELLA MANOVRA

Estratto dell’articolo di Stefano Iannaccone per “Domani”

 

giancarlo giorgetti presenta il documento programmatico di finanza pubblica foto lapresse 5

La pressione fiscale al massimo, che continua a crescere – di poco ma aumenta – raggiungendo la soglia del 43 per cento. La spesa sanitaria che diminuisce dopo il lieve aumento nell’anno in corso.

 

E i costi del sistema previdenziale che risentono della spinta inflazionistica, causando un peso maggiore sulle casse pubbliche. Tanto che, mentre la Lega chiede “quota 64”, ossia la possibilità di uscire dal lavoro a 64 anni, il ministero dell’Economia di Giancarlo Giorgetti riporta le raccomandazioni dell’Unione europea sulla «sostenibilità pensionistica». Bruxelles invita a favorire «la permanenza al lavoro delle persone più anziane, soprattutto nel Mezzogiorno». Altro che pensioni anticipate.

 

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse

Il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) costringe il governo a un bagno di realtà e smonta le ambizioni dei leader della maggioranza. Specie sui capitoli più delicati. Un’eventuale finanziaria più espansiva potrebbe vedere la luce solo alla fine del 2027 con un margine di circa 7,5 miliardi di euro. Si tratta di un orizzonte già post elettorale. Il testo del Dpfp, trasmesso nelle ultime ore al Parlamento, conferma la difficoltà del momento.

 

Gli unici veri spiragli sono legati allo scostamento di bilancio sull’energia, che dovrebbe consentire – Commissione europea permettendo – il potenziamento del bonus edilizio per le ristrutturazioni. L’obiettivo sarebbe quello di portarlo al 65 per cento rispetto all’attuale 50 per cento.

 

giancarlo giorgetti e guido crosetto

Il convitato di pietra è la spesa militare, che crescerà di oltre 7 miliardi ogni anno per il prossimo biennio per un totale di 14,5 miliardi di euro. «Anche se sono un po’ meno di quanto si diceva, sono pur sempre tanti, troppi soldi. È una spada di Damocle sul resto», ha osservato il senatore del Pd, Antonio Misiani. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha dovuto mandare giù il calice di un’attivazione di spesa ridotta. Ma comunque sostanziosa.

 

Il vero cruccio del governo, Giorgetti in primis, resta la crescita ballerina. Nel 2026, il Pil dovrebbe raggiungere il +1 per cento entro la fine dell’anno. Una gioia momentanea. Nel 2027 è già calcolata una frenata allo 0,8 per cento, ma con un ulteriore punto interrogativo per le responsabilità dell’amico di Meloni, Donald Trump: l’impatto dei rincari dell’energia legati alle tensioni tra Stati Uniti e Iran.

 

giancarlo giorgetti presenta il documento programmatico di finanza pubblica foto lapresse 2

Con «una dinamica meno favorevole per i prezzi dei beni energetici, si registrerebbe un tasso di incremento del Pil inferiore, rispetto al quadro di base, di -0,2 punti percentuali nel 2027 e -0,1 punti nel 2028», si legge nel Dpfp. Significa un quadro di crescita dello zero virgola: potrebbe essere esattamente allo 0,6 per cento il prossimo anno.

 

Nonostante gli inviti alla prudenza, formulati da Giorgetti, però, la Lega è già in assetto da propaganda elettorale. Subito dopo il voto in Consiglio dei ministri sul Dpfp ha prenotato parte dei soldi per l’energia, che Matteo Salvini vorrebbe per i “suoi” trasporti.

 

Inflazione 2

Intanto il senatore della Lega, Claudio Borghi, uno dei consiglieri più ascoltati dal leader leghista, suggerisce al governo di «fregarsene» dei parametri europei. «Dobbiamo uscire dalla sindrome di Calimero», ha aggiunto. [...]

 

Il capitolo fisco è del resto tra quelli più complicati per il governo Meloni, erede delle promesse berlusconiane all’insegna del «meno tasse per tutti». I numeri del ministero dell’Economia raccontano un’altra realtà: «La pressione fiscale (43,0 per cento) aumenterà in misura molto lieve rispetto al 2025 (0,1 punti percentuali), con un contributo determinante fornito dagli sforzi volti a contrastare l’evasione fiscale, anche attraverso la promozione della tax compliance», si legge nel Dpfp. Il livello è destinato a restare uguale, al 43, per il 2027: solo nel 2028 è stimato un lieve calo, al 42,9 per cento.

 

giancarlo giorgetti e guido crosetto

Nel 2029, poi, è prevista una nuova impennata al 43,1 per cento. Resta una chimera l’impegno di Giorgia Meloni, ai tempi dell’opposizione, di una pressione fiscale al 40 per cento.

 

La sanità, allo stato attuale, resta il brutto anatroccolo delle politiche della destra. Il Dpfp certifica una riduzione degli investimenti rispetto al Pil. Nel 2026 il dato si è attestato al 6,4 per cento con un incremento dello 0,2 per cento in confronto all’anno precedente. Il trend è però destinato ad andare verso una battuta d’arresto: il rapporto della spesa sanitaria sul Prodotto interno lordo scenderà al 6,3 per cento nel 2027 restando stabile fino al 2029. Non è una priorità e l’Italia resterà lontana dal 7,1 per cento della media europea. [...]

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