marattin renzi

“DA LEADER RENZI È DIVENTATO UN SANTONE CHE PRETENDE DI SENTIRSI DIRE SEMPRE DI SÌ” - LE BORDATE DEL LIBERALDEMOCRATICO LUIGI MARATTIN, L’EX RENZIANO CHE HA ADOMBRATO L’IPOTESI DI POTERSI ALLEARE COL CENTRODESTRA, CONFERENDO QUINDI A GIORGIA MELONI UN PUGNO DI VOTI (“SIAMO GIA’ OLTRE L’UN PER CENTO") – IL SENATORE DI ITALIA VIVA BONIFAZI LO FULMINA: “MARATTIN VA DOVE LO PORTA IL SEGGIO, LO HA SEMPRE FATTO, SEMPRE LO FARÀ” – LA REPLICA: "BONIFAZI DICE QUEL CHE VUOLE IL PADRONE” – PS: MARATTIN HA IL SOSPETTO CHE QUALCUNO (RENZI) BRIGHI PER NON FARLO INVITARE IN TV...

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

Tommaso Labate per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

marattin renzi

«Sono sempre rimasto dov’ero», scandisce recitando il mantra di tutti i liberal-riformisti di antico e nuovo conio, convinti qualche volta in buona fede (altre volte meno) che nel mondo che si muove all’impazzata siano sempre gli altri a spostarsi e mai loro.

 

E lo ripete anche adesso che, in una conversazione di qualche giorno fa col Foglio , ha adombrato l’ipotesi di potersi alleare nientemeno che col centrodestra, conferendo quindi a Giorgia Meloni (e anche a Matteo Salvini) la dote di quello zero-virgola («Ma siamo già oltre l’un percento») che i sondaggisti accreditano oggi al suo Partito liberaldemocratico e che potrebbe essere decisivo alle prossime elezioni. 

marattin renzi

 

C’è stata un’epoca, neanche lontanissima, in cui Luigi Marattin, classe 1979, era il più renziano dei renziani, forse più dello stesso Matteo Renzi. Gli ex amici e colleghi pensano di lui quello che il senatore di Italia viva Francesco Bonifazi ha scritto l’altro giorno sui social, e cioè che «Marattin va dove lo porta il seggio, lo ha sempre fatto, sempre lo farà». Lui ricambia con una scrollata di spalle («Bonifazi dice quello che dice il padrone», e cioè sempre Renzi); e — come quel personaggio di Compagni di scuola di

 

Carlo Verdone che aveva evitato la rimpatriata perché i vecchi amici preferiva ricordarseli «con tutti i capelli» — sottolinea che «non porto rancore, quando è uscito il mio libro ne avevo portato una copia nella sede di Italia viva ma Renzi ha preferito non vedermi più, pazienza, conserverò di lui il ricordo dei bei tempi del 2012-2013, quando era un leader e non un santone che pretende di sentirsi dire sempre di sì». 

 

renzi marattin conte partita del cuore

Infanzia in giro per il Sud Italia per seguire il lavoro del papà veneto, ingegnere, Marattin è arrivato ragazzino a Ferrara, quartier generale della sua ascesa nel mondo accademico (è associato di Economia politica all’Università di Bologna) e politico. Al Pd è arrivato dai Ds, che dei due partiti fondatori era quello post-comunista; ma nel Delta del Po era il referente dell’ala liberal, morandiano (nel senso di Enrico) ortodosso e fervente discepolo dell’associazione riformista Libertà eguale, animata ai tempi da Emanuele Macaluso. 

 

Non avrà cambiato idee, ma altri che — oltre a Bonifazi — gli rinfacceranno il passaggio da Macaluso a Salvini non faticherà a trovarne. «Abbiamo quattro punti irrinunciabili: taglio alla spesa pubblica per abbassare le tasse, più concorrenza e liberalizzazioni in tutti i settori a cominciare dai taxi e dall’energia, nucleare e riforma della scuola», ripete Marattin. 

 

matteo renzi luigi marattin maria elena boschi

«A sinistra non credo che ne vogliano discutere. E visto che per mettere in campo queste riforme serve un contenitore smart e innovativo, non possiamo andare con Calenda che insiste sul fatto che il leader è lui e si fa come dice lui. Rimane il centrodestra. Se son rose, fioriranno».

 

(…) Ai tempi di Iv le malelingue dicevano che non lo mandavano in tv perché risultava urticante. «Ma lo sa — sussurra lui — che qualche vocina mi ha fatto arrivare all’orecchio che qualcuno briga per non farmi invitare? Ora non so se è vero...». Spoiler: si riferisce a Renzi. 

MARATTIN E CATTANEO ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI OCCHIUTO francesco bonifaziLuigi Marattin video The Journalai 2