giorgia meloni referendum

“SCENDENDO IN CAMPO, MELONI SI TRASFORMA IN UN BERSAGLIO” – MARCELLO SORGI: “CHECCHÉ NE DICA O NE ABBIA DETTO CONSULTANDOSI CON I SUOI, LA PREMIER SI FA CARICO DEL REFERENDUM. NON SI DIMETTERÀ, PERCHÉ HA GIÀ AVVERTITO IN QUESTO SENSO, SE IL GOVERNO DOVESSE ESSERE BATTUTO. MA CERTO NON NE USCIRÀ INDENNE, ANCHE PERCHÉ SAREBBE PER LEI LA PRIMA SCONFITTA DI UNA LEGISLATURA CONDOTTA FIN QUI BALDANZOSAMENTE” – “LA CONNESSIONE SPECIFICA CON LE URNE REFERENDARIE LE RENDERANNO PIÙ DIFFICILE LO SGANCIAMENTO DALL'EVENTUALE RISULTATO NEGATIVO IL 23 MARZO…”

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

 

LA LINEA DELL'ATTACCO ALLE TOGHE

Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”

 

giorgia meloni intervistata da skytg24 2

Sarà una campagna «contro i magistrati politicizzati», in cui la parola "referendum" ricorrerà lo stretto necessario, quella di Meloni per il voto del 22 e 23 marzo.

 

Consapevole di trovarsi in contraddizione con se stessa, perché la decisione di partenza era stata di restar fuori dalla partita del referendum, in modo da non dover fare i conti, come Renzi, con un'eventuale sconfitta del "sì" alla riforma della separazione delle carriere, richiamata di corsa in servizio a causa della rimonta del "no" e ormai del testa a testa che i sondaggi danno a rischio, tra i due schieramenti, la premier punta su interventi aggressivi e quasi quotidiani, ma in un certo senso monocordi.

 

MAGISTRATI

[…] Checché ne dica o ne abbia detto consultandosi con i suoi, la premier si fa carico del referendum. Non si dimetterà, perché ha già avvertito in questo senso, se il governo dovesse essere battuto.

 

Ma certo non ne uscirà indenne, anche perché sarebbe per lei la prima sconfitta di una legislatura condotta fin qui baldanzosamente.

 

Infine, scendendo in campo, Meloni si trasforma in un bersaglio per le opposizioni schierate con il "no". Non che non lo fosse già, ma la connessione specifica con le urne referendarie le renderanno più difficile - sempre nel caso che sia il "no" a vincere - lo sganciamento dall'eventuale risultato negativo il 23 marzo.

 

 

SONDAGGIO SUL REFERENDUM GIUSTIZIA - 19 FEBBRAIO 2026 - DEMOPOLIS PER OTTO E MEZZO

CSM, LA COMMEDIA DI MELONI «D’ACCORDO CON MATTARELLA»

Estratto dell’articolo di Stefano Iannaccone per “Domani”

 

[…] Giorgia Meloni ha optato per il salto di qualità nella campagna referendaria pubblicando tre video sui canali social nel giro di 24 ore. Tutti e tre dall’approccio molto aggressivo. Anche se poi, nell’intervista rilasciata ieri a Sky TG24, ha smorzato i toni, tentando un ribaltamento della realtà: «Vedo un tentativo di trascinare la campagna in una sorta di lotta nel fango».

 

giorgia meloni sui social annuncia il decreto bollette.

La premier ha detto di condividere gli appelli del capo dello stato, Sergio Mattarella, in difesa del Consiglio superiore della magistratura: «Ho trovato le parole del presidente giuste sul fatto che il Csm si mantenga estraneo alle diatribe politiche». E ha ribadito che «il referendum non è un voto sul governo, per quello ci sono le politiche».

 

Modello Trump Insomma, Meloni in versione double face. Sembra un’altra persona rispetto alla premier che ha utilizzato due video per attaccare frontalmente la magistratura partendo da singoli casi di cronaca: uno sul «cittadino irregolare algerino» (testuale) non trattenuto nel Cpr e, il giorno dopo, sulla vicenda del risarcimento a Sea-Watch. In mezzo c’è stato lo spot promozionale sul decreto Bollette.

 

Argomenti diversi per puntare allo stesso obiettivo: spingere gli elettori a votare Sì, senza affermarlo in maniera netta, perché alla fine basta attaccare la magistratura. E magnificare l’operato del governo.

 

sergio mattarella giorgia meloni

Tutto in pieno stile trumpiano, usando la potenza dei social che consente di lanciare messaggi unidirezionali per cercare lo scontro istituzionale.

 

Il tris social è il misuratore di un’accelerazione in ottica referendaria. Negandolo pubblicamente, per una forma di prudenza (suggerita anche dal ministro della Difesa, Guido Crosetto), ma con un cambio di passo misurabile nei video che mostrano il vero volto della strategia di Fratelli d’Italia.

 

[…]

 

Nella war room della propaganda meloniana, comunque, nessuno è contrario a questo modus operandi. Fazzolari è solo la punta di diamante della “dottrina dello scontro”.

 

carlo nordio al consiglio superiore della magistratura

Anzi, si alimenta la macchina della propaganda sui social delle pagine vicine alla galassia di centrodestra, come quelle note di Atreju e Siete dei poveri comunisti, che fanno capo agli strateghi social di FdI, capitanati da Alberto Di Benedetto e Marina Improta.

Meloni è in campo, insomma.

 

Del resto, l’altra Meloni, la sorella Arianna, nelle vesti di capo della segreteria di Fratelli d’Italia, ha iniziato a girare per fare campagna a favore del Sì. Manca poco più di un mese e ha lasciato intendere che il partito non resterà a guardare. […]

GIORGIA MELONI CONTRO I MAGISTRATI DOPO LA SENTENZA SUL RISARCIMENTO A SEA WATCH