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“IL DDL ZAN È MORTO. NON C'È ALCUNA POSSIBILITÀ CHE VENGA APPROVATO” - MARIO ADINOLFI ESULTA: “E’ UN PROVVEDIMENTO CHE FENDE IN DUE LA MAGGIORANZA DI GOVERNO. E' IRRESPONSABILE DA PARTE DI PD E M5S, PER UN MERO BISOGNO ELETTORALE IDEOLOGICO METTERE A RISCHIO L'AZIONE DEL GOVERNO DRAGHI IN UN MOMENTO COSÌ DETERMINANTE PER IL PAESE - SE FOSSE MESSA ALLE STRETTE LA LEGA SULLA QUESTIONE APRIREBBE LA CRISI..."
"Io lo dico da mesi, irriso dalle varie forze a favore del ddl Zan che il ddl Zan, stante l'attuale quadro politico, è morto. Non c'è alcuna possibilità che venga approvato un provvedimento che fende in due la maggioranza di governo". A dirlo all'Adnkronos è Mario Adinolfi, commentando lo sblocco della calendarizzazione in Senato del ddl Zan contro l'omotransfobia, e le polemiche sul relatore della Lega Andrea Ostellari. "E' irresponsabile -dice il fondatore del Popolo della Famiglia- da parte del Pd e del Movimento 5 Stelle, per un mero bisogno elettorale ideologico mettere a rischio l'azione del governo Draghi in un momento così determinante per il paese".
Adinolfi, contrario dalla prima ora al disegno di legge di Alessandro Zan, spiega meglio il concetto: "E' chiaro -scandisce- e io anche come Popolo della Famiglia me lo aspetto, che se fosse messa alle strette la Lega sulla questione aprirebbe la crisi, perché è una questione di principio che attiene alla libertà dei cittadini. E su questo tipo di temi si aprono le crisi di governo". Pd e Movimento 5 Stelle, per il giornalista, "stanno cercando in tutti i modi di tirare la corda su un provvedimento contestato persino nel centrosinistra, e persino da esponenti del mondo Lgbt, Arcilesbica, Platinette a molti altri".
Il ddl Zan "è un provvedimento che interessa un piccolo segmento della maggioranza di governo, che rischia di mettere in condizione il governo di non andare avanti nel momento più delicato della storia del paese", puntualizza Adinolfi. Che conclude in modo eloquente: "Questo è un atto politicamente irresponsabile, ma se ci sarà la forzatura non ho dubbi che i parlamentari di retta coscienza, su una questione di coscienza come fecero sempre i democristiani negli anni Settanta e Ottanta, apriranno la crisi di governo".
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