consulta meloni mattarella

TRA GIORGIA MELONI E IL VOTO ANTICIPATO CI SONO DUE OSTACOLI: LA CONSULTA E MATTARELLA – SORGI: "LA CORTE COSTITUZIONALE SI DOVRA’ ESPRIMERE SUI RICORSI CONTRO LA LEGGE ELETTORALE E DARÀ IL VIA ALLA CAMPAGNA ELETTORALE CON O SENZA LE NUOVE REGOLE. POI SARÀ MATTARELLA A PRENDERE IN MANO LA SITUAZIONE. SI SA CHE LA PREMIER HA IN MENTE DI ABBREVIARE LA LEGISLATURA, LA CUI CONCLUSIONE NATURALE SAREBBE A SETTEMBRE 2027, MA DOVRÀ METTERSI D'ACCORDO CON IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA” - IL VICEPRESIDENTE DEL CSM FABIO PINELLI STA RACCONTANDO AI PARLAMENTARI DI DESTRA CHE IL QUIRINALE, A FRONTE DI UN ACCORDO ANCHE CON LE OPPOSIZIONI, NON SI OPPORREBBE A UN ELECTION DAY. MA LE VARIABILI SONO TANTISSIME. MELONI DOVRA’ PRIMA DI TUTTO CONVINCERE I SUOI RIOTTOSI ALLEATI TAJANI E SALVINI…

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Marcello Sorgi per “la Stampa” - Estratti

 

giorgia meloni - sergio mattarella - foto lapresse

Adesso tocca alle istituzioni parlare. La Corte Costituzionale e il Capo dello Stato, ai quali non a caso anche i vincitori di ieri guardano con un certo timore. Quando si sarà diradato il fumo della battaglia – una delle più dure combattute in questa legislatura – saranno i giudici di Palazzo della Consulta e il loro dirimpettaio del Quirinale a dire l'ultima parola.

 

Con due compiti diversi ma convergenti: mentre infatti la Corte, esprimendosi sulla legge elettorale, darà o no il via alla campagna con o senza le nuove regole, Mattarella dovrà condurre ordinatamente la legislatura alla fine, esercitando fino in fondo il suo compito di arbitro tra due delle coalizioni più rissose mai viste prima. 

corte costituzionale 1

 

I punti della legge che verranno sottoposti alla Consulta già si conoscono: la limitazione della presenza delle donne nelle liste e conseguentemente in Parlamento; il numero eccessivo di firme da raccogliere, per partecipare alla corsa, per le formazioni politiche non presenti in Parlamento; il nome del candidato premier che le coalizioni dovrebbero obbligatoriamente scrivere sul testo del programma, limitando così il potere del Presidente della Repubblica di sceglierlo; il premio che al Senato, come alla Camera, viene assegnato su base nazionale, mentre la Costituzione prevede che lo stesso Senato sia eletto su base regionale.

 

Paradossalmente, se la Consulta dichiarasse incostituzionali tutti questi articoli, lo Stabilicum, o Melonellum che dir si voglia, non esisterebbe più. Ma non è detto che sia l'obiettivo dei giudici, che ad esempio, intervenendo sulla riforma delle autonomie rafforzate, formalmente l'hanno lasciata in piedi, anche se con una ventina di modifiche richieste l'hanno in sostanza affossata. 

CORTE COSTITUZIONALE

 

 

Gli altri nodi, però, restano da sciogliere: anche se gli autori della legge sostengono di averla scritta sulla falsariga della precedente sentenza della Corte che riguardava l'Italicum, la legge voluta e non realizzata da Renzi nel 2015, che suggeriva di scrivere per la Camera e il Senato norme il più possibile simili, e ammetteva la possibilità del premio per le coalizioni che avessero raggiunto il 40 per cento (in questo caso è il 42). 

 

Se in un modo o nell'altro la legge sopravviverà all'esame della Corte (ma anche se non ci riuscirà) sarà Mattarella a prendere in mano la situazione. Si sa che la premier ha in mente di abbreviare la legislatura, la cui conclusione naturale sarebbe a settembre 2027, e chiamare gli elettori alle urne in primavera, entro maggio, accoppiandole magari con quelle delle elezioni nelle grandi città.

 

giorgia meloni ignazio la russa e sergio mattarella - inaugurazione giochi del mediterraneo a taranto

Ciò prevede che il governo sia in grado di far approvare le leggi di bilancio entro la fine di quest'anno, e non c'è ragione di dubitare, dato che Meloni e Giorgetti, i più coinvolti in questo compito, affrontano la scadenza per la quinta volta, sebbene le condizioni attuali siano più complicate, con la crisi energetica, i prezzi dei carburanti alle stelle e l'inflazione in crescita. Ma ne usciranno lo stesso. Il peggio verrà dopo, quando Meloni, per fare quel che vuol fare, dovrà mettersi d'accordo con il Presidente della Repubblica. 

 

(...)

 

LE VARIABILI

Simone Canettieri per corriere.it - Estratti

 

SERGIO MATTARELLA GIORGIA MELONI 25 APRILE

(…) Le variabili sono tantissime e passano anche dal Quirinale. In queste ore il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli sta raccontando ai parlamentari di destra che il Quirinale, a fronte di un accordo anche con le opposizioni, non si opporrebbe a un election day. E qui scatta un altro rovello che arriva fino al piano nobile di Palazzo Chigi: i rischi e i pericoli di agganciare le Politiche alle Amministrative, punteggiate dal voto nelle grandi città (Roma, Milano, Torino, Bologna, Napoli e Palermo). C’è chi sostiene che le Comunali potrebbero trainare il Campo largo mobilitando gli elettori contro Meloni. E chi sostiene il contrario (…)

giorgia meloni e sergio mattarella a modena foto lapressegiorgia meloni ignazio la russa sergio mattarella parata 2 giugno foto lapresse