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SONO CATENO E MI SCATENO! A MESSINA IL TRIONFO DI CATENO DE LUCA CON LA CONFERMA A SINDACO DI MESSINA DEL SUO UOMO OMBRA, FEDERICO BASILE: “ABBIAMO SPACCATO IL CENTRODESTRA” - IL "MASANIELLO DELLO STRETTO", FIERO DELLA SUA BATTAGLIA “UNO CONTRO TUTTI”, BRINDA A UN “RISULTATO ECLATANTE” E PUNTA ALLA REGIONE DOVE SOGNA UNA SUA CANDIDATURA A PRESIDENTE - A ENNA L’ULTIMA IMPRESA DEL “BARONE ROSSO” MIRELLO CRISAFULLI RIMASTO SENZA SIMBOLO DEL PARTITO PER SCELTA DI ELLY SCHLEIN. E LUI, INCURANTE DELLE SCELTE DEL NAZARENO: “IL PD NON MI HA DATO IL SIMBOLO? BENE, ABBIAMO PRESO PIÙ VOTI….”

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Felice Cavallaro per il "Corriere della Sera" - Estratti

 

cateno de luca federico basile

 La sfida più attesa in Sicilia l’ha vinta il «Masaniello dello Stretto», come i suoi avversari chiamano Cateno De Luca, pronto a commentare la conferma a sindaco del suo uomo-ombra, Filippo Basile.

 

Con Basile De Luca ha quasi addentato un trionfo che, a spoglio in corso, superava il 55%: «Abbiamo spaccato il centrodestra». Perché il pensiero ce l’ha alla Regione dove sogna una sua candidatura a presidente, con elezioni anticipate di un anno. Intanto, fiero di «una battaglia stile uno contro tutti», con la formazione autonomista di Sud chiama Nord schierata contro Forza Italia e Pd, brinda «a un risultato eclatante» perché «ha vinto un monocolore, unico caso di monocolore civico e autonomista».

 

In effetti è la sua terza vittoria consecutiva a Messina, ma non può essere altrettanto soddisfatto per quanto accaduto ad Agrigento dove nella notte si registra un testa a testa sul filo del necessario 40% fra il centrosinistra di Michele Sodano e il centrodestra di Dino Alonge, mentre è fuori gioco Luigi Gentile, sostenuto appunto da De Luca, insieme con Lega, Dc e Noi Moderati.

 

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Né il «Masaniello» ha avuto un ruolo ad Enna, la città conquistata da un parlamentare di lungo corso come Mirello Crisafulli, il «Barone rosso», come un tempo lo chiamavano anche tanti suoi sospettosi compagni di partito. Storico dirigente di Pci, Pds, Ds e Pd.

 

Rimasto senza simbolo del partito per scelta della segreteria nazionale. E lui incurante delle scelte romane. «Il Pd non mi ha dato il simbolo?

Bene, abbiamo preso più voti.

È andata benissimo»,

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