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“MLADIC ERA UN MOSTRO DOGMATICO. IL DOGMA ABERRANTE DEL NAZIONALISMO INCARNATO DA LUI RISCHIA DI DIVENTARE IL FUTURO DELL’EUROPA, COME È GIÀ IL PRESENTE DI ISRAELE” – PARLA LA SCRITTRICE CLARA USÓN, CHE HA DEDICATO UN LIBRO AD ANA, LA FIGLIA DEL GENERALE MORTA SUICIDA DOPO AVER SCOPERTO I CRIMINI COMPIUTI DAL PADRE - "IN TANTI LO CONSIDERANO ANCORA UN EROE, IL PRESIDENTE VUCIC E ALMENO LA METÀ DEI SERBI CREDONO CHE SIA STATO INGIUSTAMENTE GIUDICATO. QUELLO CHE ACCADDE ALLORA FU UN’AVVISAGLIA: COME SUCCEDE SPESSO, QUANDO I BALCANI TREMANO L’EUROPA DEVE PREOCCUPARSI. LA PULIZIA ETNICA PORTATA AVANTI DA MILOSEVIC E MLADIC, LA RETORICA DEI MUSULMANI CHE CI OCCUPERANNO, ESATTAMENTE COME TUTTO QUELLO CHE DICE L’ESTREMA DESTRA OGGI, LO DICEVANO GIÀ LORO NEGLI ANNI NOVANTA. SONO STATI DEI PRECURSORI...”
Benedetta Perilli per repubblica - Estratti
Clara Usón ha passato la giornata di ieri a ricevere messaggi. In tanti hanno sentito il bisogno di scrivere all’autrice spagnola dopo la morte di Ratko Mladic «come se fosse parte della famiglia», racconta.
Nel 2013, dopo tre anni di ricerche, Usón ha dedicato il libro La figlia, edito da Sellerio, ad Ana, secondogenita del “boia della Bosnia”, morta suicida nel 1994 a 23 anni dopo aver scoperto i crimini del padre. «Si sparò con la pistola preferita del padre, quella con la quale Mladic diceva che avrebbe festeggiato la nascita dei nipoti. Credo che la sua morte lo condusse al massacro di Srebrenica: sappiamo che chiamò “Stella” l’operazione contro le basi Onu un mese dopo la scomparsa di Ana, che lui chiamava “stella”».
Che impressione le fa la morte di Mladic?
«Non lo nego, mi ha fatto piacere perché era un uomo veramente cattivo. È morto in detenzione, io non credo alla pena di morte ed è giusto che sia andata così».
La sua scomparsa chiude un capitolo della storia dei Balcani?
«No, in tanti lo considerano ancora un eroe, il presidente Vucic e almeno la metà dei serbi credono che sia stato ingiustamente giudicato. Quello che accadde allora fu un’avvisaglia: come succede spesso nella storia, quando i Balcani tremano l’Europa deve preoccuparsi. La pulizia etnica portata avanti da Milosevic e Mladic, la retorica dei musulmani che ci occuperanno, esattamente come tutto quello che dice l’estrema destra oggi, lo dicevano già loro negli anni Novanta. Sono stati dei precursori».
Chi era Mladic?
«Un mostro, un dogmatico, un uomo pieno di contraddizioni, da qui nacque il mio interesse. Il manicheismo non mi ha mai convinto, è un inganno. Le persone capaci delle maggiori atrocità possono non essere pura cattiveria. È stato giustamente condannato per genocidio: in lui viveva il dogma della patria, del suprematismo etnico. Ma di Mladic dicono che fosse anche un buon comandante, un buon marito, un buon padre».
Cosa accadde dopo la morte di Ana?
«Lui e sua figlia si amavano mutualmente, il suicidio di Ana lo ha perseguitato per tutta la vita. Negli oltre 15 anni di latitanza, prima dell’estradizione, era solito visitare la sua tomba a Belgrado, ben protetto dai serbi. Arrivò a credere che fosse stata ammazzata dalla polizia, parlò con dei veggenti, tutto pur di non accettare che si fosse uccisa per lui e per i suoi crimini. Nelle sue volontà c’è quella di essere sepolto nel cimitero di Topcider, a Belgrado, vicino ad Ana. Delle migliaia di persone che ha ucciso, lui ne ha pianta solo una: sua figlia».
Cosa le resta di questa storia?
«Molta frustrazione, soprattutto per il fatto che il dogma aberrante del nazionalismo, incarnato da Mladic, oggi sia diventato mainstream e rischi di diventare il futuro dell’Europa, come è già il presente di Israele. La storia non ci insegna nulla: l’unica lezione che sembra darci è che non impariamo mai niente dalla storia».
ratko ana mladic 44
serbo con ratko mladic tatuato sul petto foto lapresse
RATKO MLADIC CON RADOVAN KARADZIC
maglietta con ratko mladic foto lapresse
RATKO MLADIC CON RADOVAN KARADZIC
murale di ratko mladic imbrattato a belgrado foto lapresse
BELGRADO - MURALE DI RATKO MLADIC
clara uson la figlia ana mladic cover
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