DAGOREPORT – DOMANI GIAMPAOLO ROSSI POTREBBE INCONTRARE GIORGIA MELONI PER FARE IL PUNTO SULLA…
COSA NON FAREBBE LA “MAGA MELÒ” GIORGIA MELONI, PUR DI FAR FELICE TRUMP – LA PREMIER VUOLE CHE L’ITALIA PARTECIPI COME OSSERVATORE ALLA RIUNIONE DEL “BOARD OF PEACE” TRUMPIANO PER GAZA, MA TENTENNA SE ANDARE LEI STESSA A WASHINGTON O SPEDIRE TAJANI – TUTTO È APPESO AGLI ALTRI LEADER UE: SE IL TEDESCO MERZ NON ANDRÀ, DIFFICILE CHE LA DUCETTA PARTA. ESSERE L’UNICO CAPO DI GOVERNO EUROPEO IN MEZZO A DITTATORI, AFFARISTI E LOSCHI FIGURI, SAREBBE UN BOOMERANG CLAMOROSO. NEL CASO, PARTIRÀ TAJANI, CHE OGGI RIFERIRÀ IN SENATO, PER RICEVERE UNA "RATIFICA" IN AULA...
Estratto dell’articolo di Francesco Malfetano per "la Stampa"
IL PASSO DELL OCA GIULIVA - VIGNETTA BY MANNELLI
L'Italia a Washington ci sarà. Il punto fermo, a Palazzo Chigi, è questo. Tutto il resto – distinguo europei, accuse di incostituzionalità, sospetti di subalternità – viene dopo. Prima del decollo verso la riunione del nuovo "Board of Peace" promosso da Donald Trump, in agenda giovedì, il passaggio obbligato è però Roma. Come lasciato trapelare di buon mattino in Aula andrà Antonio Tajani. E non per una mera formalità.
Dopo l'offensiva di Pd, M5s e Avs contro la disponibilità annunciata da Giorgia Meloni a margine del vertice Italia-Africa ad Addis Abeba – adesione italiana come "osservatore" all'associazione del tycoon – la scelta è politica prima ancora che procedurale: affrontare lo scontro a viso aperto, ma con il paracadute del voto parlamentare.
DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI
La strategia è chirurgica. Tenere il punto sul merito – l'Italia dialoga con tutti, soprattutto quando si parla di stabilizzazione di Gaza – e disinnescare la mina del metodo. Le comunicazioni del ministro degli Esteri alle 13.30 saranno seguite da un voto che, pur non essendo una ratifica in senso tecnico, varrà come investitura. […]
[…] L'assalto delle opposizioni è frontale: «Meloni tenta di aggirare la Costituzione – ripete la segretaria del Pd Elly Schlein – neanche su questo è riuscita a scontentare Trump, allontanando l'Italia da quello che stanno facendo gli altri Paesi europei».
Durissimo il leader di Azione Carlo Calenda: «Il Board of peace è una congrega di dittatori, affaristi e approfittatori. Meloni ci trascina in un obbrobrio, offendendo la dignità dell'Italia».
Resta il rebus più delicato: chi volerà davvero a Washington. La premier studia la mossa. Vorrebbe esserci in prima persona, ma non a ogni costo. Tanto che alla Farnesina stanno preventivamente disbrigando le pratiche necessarie alla partenza di Tajani. Nelle ultime ore, comunque, sono fitti i contatti con i partner mediterranei più esposti sul dossier Gaza per tentare un coordinamento che appare piuttosto difficile.
La Grecia parteciperà, ma non con il premier Kyriakos Mitsotakis. Ci sarà invece Nikos Christodoulides, leader cipriota e presidente di turno del Consiglio Ue.
Altrove prevale la prudenza. Ursula von der Leyen non sarà presente; per Bruxelles è attesa la commissaria Dubravka Šuica. E anche da Berlino, Parigi e Londra filtrano cautele. A pesare è anche l'immagine dell'asse rilanciato a Monaco dal cancelliere Friedrich Merz con Keir Starmer ed Emmanuel Macron: "Insieme per un'Europa forte".
Il ragionamento che circola a Palazzo Chigi è semplice e spietato: se a Washington dovesse mancare Merz, è «molto probabile» che manchi anche Meloni e che a partire – come già definito nel corso di una telefonata domenica mattina – sia Tajani. Perché esserci è un segnale. Ma esserci da soli, in questa fase, potrebbe diventare un messaggio ancora più rumoroso […].
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